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Viterbo - Elezioni provinciali - Nonostante le rassicurazioni del capogruppo Leonardi, resta alta la tensione fra i partiti

Caso Montefiascone, centrodestra ancora in fibrillazione

di Giuseppe Ferlicca
Pietro Nocchi

Pietro Nocchi

Paolo Equitani

Paolo Equitani

Fabio Notazio

Fabio Notazio

Elezioni provinciali - Il post di Fabio Notazio

Elezioni provinciali – Il post di Fabio Notazio

Viterbo – Elezioni provinciali. Al comune di Montefiascone i rappresentanti di maggioranza (centrodestra) voteranno per il loro sindaco, Massimo Paolini, candidato alla carica di consigliere nella lista Moderati e Riformisti, zona centrosinistra e Paolo Equitani, in corsa per la presidenza di palazzo Gentili, per il centrodestra.

È l’intesa raggiunta fra i partiti, FI, FdI e NcS, sul colle falisco. Così, almeno spiegava l’assessore Notazio. Scatenando un putiferio. Oltre alla presa di distanza da parte di Umberto Fusco (Noi con Salvini): nessuna intesa e anzi, chi dovesse farne di simili, sarebbe fuori dal movimento.

Non passa molto, che ancora da Montefiascone, tocca al capogruppo di maggioranza Leonardi, gettare acqua sul fuoco. E dare una seconda versione.

“Si vota per Massimo Paolini – spiega Leonardi – e poi, ciascun consigliere è libero, secondo coscienza, di votare il candidato presidente”. Nessuna indicazione. O Equitani o Nocchi.

Paolini prova a minimizzare e buttare acqua sul fuoco. Ma la divisa da pompiere, al capogruppo falisco va un po’ stretta.

Nel centrodestra gli animi restano piuttosto infuocati. Guai ad ammetterlo, però.

Un caso Montefiascone non esiste. Strano. Perché dando credito a voci che circolano, si sussurra, che qualche problema e più di un’insofferenza ci siano eccome.

Qualche esponente non ha preso molto bene l’esternazione di Notazio. Con conseguente scambio d’accuse.

Particolarmente sorpreso, sarebbe stato il consigliere regionale Daniele Sabatini. Avrebbe reputato “grave” parlare di accordi nel centrodestra per votare un consigliere di una lista di centrosinistra.

Anche se di consiglieri che votano il loro sindaco. Ma soprattutto, fra i vari rappresentanti, c’è stata la corsa a rimpallarsi le responsabilità. Per voler tenere il piede in due staffe.

E conseguente invito a guardare ognuno dentro casa propria. Ciascuno pensi al proprio partito.

Quando si dice, una coalizione coesa.

Giuseppe Ferlicca

10 settembre, 2017

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