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Cultura - Domenica primo ottobre a San Martino al Cimino il quinto episodio del nuovo ciclo di passeggiate “Viterbo, la città delle donne – 7 passeggiate/racconto al femminile”

“Donna Olimpia, la Pimpaccia de piazza Navona”

di Antonello Ricci
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L'assessora Luisa Ciambella con Antonello Ricci

L’assessora Luisa Ciambella con Antonello Ricci

Viterbo – “Donna Olimpia, la Pimpaccia de piazza Navona”.

Domenica 1 ottobre alle 10. Appuntamento a San Martino al Cimino (in piazza Donna Olimpia). Dopo il successo delle prime quattro tappe, è ora la volta di “Donna Olimpia, la Pimpaccia de piazza Navona”.

Quinto episodio del nuovo ciclo di passeggiate “Viterbo, la città delle donne – 7 passeggiate/racconto al femminile”: una iniziativa patrocinata-finanziata dal Comune di Viterbo e dal Distretto dell’Etruria meridionale e realizzata per le cure del sottoscritto e di Banda del racconto (in collaborazione con Davide Ghaleb Editore).

Un progetto fortemente voluto dalla vice sindaca Luisa Ciambella. Conduce Antonello Ricci. Regia di Pietro Benedetti. In scena: Francesca Angeli nei panni di Donna Olimpia. Alle percussioni Roberto Pecci. Luisa Ciambella porterà i saluti dell’amministrazione comunale.

Partecipazione gratuita.


DONNA OLIMPIA, DONNA O UOMO, COMUNQUE “VESTITA”
Di Antonello Ricci

“Non è mio pensiere di scrivere esattamente la vita di Donna Olimpia, che fu un uomo vestito da donna per la Città di Roma, ed una donna vestita da uomo per la Chiesa Romana”. Accidenti. È proprio così, con questo divertente e barocco alambicco di parole (in retorica lo chiameremmo “antimetabole”) che principia l’incredibile sequenza di boatos intitolata “Vita della celebre D. Olimpia Maldacchini in Pamfilj cognata di Innocenzo X da cui ebbe illimitato potere nel governo della S. Sede durante il di lui pontificato”.

Una “storia del secolo XVII” che l’editore giura “fedelmente copiata dal Manoscritto di un Contemporaneo” ma che – significativamente offerta alle stampe nell’anno 1849, ai tempi cioè della repubblica romana – fin troppo sa di romanzesco manzoniano…

Olimpia Maidalchini dunque, donna di specie rara, a lungo ammessa fra i protagonisti ai piani alti della storia. Il gossip del suo tempo la volle occulta regista dell’assedio presa e demolizione della città di Castro (oggi pittoresca città-boschetto). Fu per lei che San Martino al Cimino venne innalzata al rango d’improbabile principato. Le pasquinate sul suo conto si sprecarono.

Ma, riflesse allo specchio di una filigrana consapevole, le vicende di Olimpia ci rivelano davvero “altro”: il profilo di una donna inusitatamente in carriera fra i marosi e i perigli di una società tutta maschio-centrica. Donna di straordinaria forza interiore e intelligenza, ella seppe farsi largo in una società di potere indefettibilmente maschile che dal linguaggio del maschile potere fu ferreamente regolata.

Fu quindi magistralmente usando l’unica retorica politica che il suo tempo le permettesse, che Olimpia seppe aprirsi un varco fino alla stanza dei bottoni.

Vera Crudelia Demòn del XVII secolo, questa passeggiata è in suo onore. Per risarcirla di quel posto al convivio della storia che, sebbene pienamente meritato, un feroce pettegolezzo orchestrato da uomini pretese di negarle.


Dopo il successo dei primi quattro episodi (Galiana bella, Vittoria Colonna, Rosina la santa giovinetta e le donne della Commedia dantesca, Beatrice in testa) ribadiamolo: la sfida intrapresa da Banda del racconto con questo inedito ciclo di passeggiate/racconto, non era delle più facili né prevedeva esiti scontati. Perché quand’anche – anche a Viterbo – le donne sembrino, qua e là, nel corso dei secoli, essersi affacciate da protagoniste ai piani nobili della storia, con il tocco straordinario di una “differenza” di genere, esse sono comunque rimaste Senza-Voce.

Eh sì, perché la storia è e resta scrittura. La scrittura è potere. E il potere, ahimè – soprattutto quello dell’inchiostro, dello stilo e della gomma da cancellare – è sempre stato brandito dagli uomini. Questo, al tempo stesso, l’aspetto più appassionante di tale sfida: sfregare e rievocare, dalla lampada magica di carte vergate in terza persona da un narratore maschio, una voce femminile in prima persona. Recuperarne, con umiltà, la luminosa soggettività.


Prossimo episodio della serie, domenica 5 novembre (mattina): “ATI, professione principessa etrusca” con appuntamento nella pittoresca cornice della necropoli di Castel d’Asso. In omaggio al distretto dell’Etruria meridionale, la passeggiata “all’etrusca” verrà bissata a dicembre.


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27 settembre, 2017

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