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Fabrica di Roma - Schianto sulla Falerina - In tantissimi ai funerali del 20enne - Il vescovo Romano Rossi: "Non diamola vinta alla morte"

L’addio a Francesco tra i palloncini bianchi e il rombo delle moto

Fabrica di Roma - I funerali di Francesco Derìu

Fabrica di Roma – I funerali di Francesco Derìu

Fabrica di Roma - I funerali di Francesco Derìu

Fabrica di Roma – I funerali di Francesco Derìu

Fabrica di Roma - I funerali di Francesco Derìu

Fabrica di Roma – I funerali di Francesco Derìu

Fabrica di Roma - I funerali di Francesco Derìu

Fabrica di Roma – I funerali di Francesco Derìu

Francesco DerìuFrancesco Derìu

Francesco Derìu

Fabrica di Roma – “Non vogliamo darla vinta alla morte”. Il vescovo di Civita Castellana Romano Rossi ha dato l’ultimo saluto a Francesco Derìu, il ragazzo appena ventenne morto nella notte tra mercoledì e giovedì dopo aver perso il controllo della sua Ford Mondeo ed essere finito contro un albero.

Assieme al vescovo, a salutare Francesco centinaia di persone. Moltissimi i giovani presenti che alla fine della messa hanno detto addio al loro amico facendo rimbombare i motori delle moto. Una passione che Francesco condivideva assieme a loro. Accompagnandolo fino al cimitero dove è stato sepolto.

“Siamo costernati e sgomenti per la sua improvvisa e tragica morte. L’aria che respiriamo – ha detto il vescovo -, il fuoco che ci portiamo dentro continuerà a sostenerci. Perché non vogliamo darla vinta alla morte. Perché non deve essere sua l’ultima parola, ma quella della speranza e della vita”.

Fuori tantissimi palloncini bianchi, legati alle inferriate che circondano l’abbazia di santa Maria in Falleri e poi lasciati andare assieme a un lunghissimo applauso. Nel cuore della zona archeologica di parco Falisco sul territorio del comune di Fabrica di Roma, nella parrocchia dei santi Gratiliano e Felicissima.

“Oltre al dolore e allo strazio – continua il vescovo – c’è anche la scoperta di un filo tesissimo che separa la vita dalla morte, questione di attimi. La vicinanza inquietante tra la vita e la morte. Come se non ci fosse un paracadute di riserva e la vita fosse rinnegata in un attimo. Tutto si può bloccare in un istante”.

Francesco, che aveva compito 20 anni a giugno, tra una settimana avrebbe dovuto sostenere i test d’ingresso all’università. Nel frattempo lavorava con il nonno in attesa di riprendere gli studi.

“Vi appoggiate a colonne che hanno sfidato i secoli – conclude la sua omelia il vescovo Romano Rossi -, mura in cui l’eternità sembra aver preso forma e dove tutto viene rallentato. Mura che chiedono di essere ascoltate perché c’è scritto che la nostra storia non è soltanto quell’attimo fuggente della morte. Ma innanzitutto vita e speranza”.

1 settembre, 2017

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