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Bagnoregio - Intervista al sindaco Francesco Bigiotti sul "modello Civita".

“Coraggio e cultura hanno azzerato la disoccupazione…”

di David Crescenzi

Il sindaco di Bagnoregio Francesco Bigiotti

Il sindaco di Bagnoregio Francesco Bigiotti

 
Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio

Bagnoregio – “Civita c’è da millenni, lo sviluppo no”. E “la fortuna c’entra poco”. Non usa mezze misure il sindaco di Bagnoregio, Francesco Bigiotti, per difendere la validità di quello che lo stesso Matteo Renzi ha definito il “modello Civita”. Del resto, Bagnoregio è stata una delle poche realtà capaci di vincere la sfida della crisi. Infatti, valorizzando il borgo di Civita, ha saputo suscitare crescita economica e raggiungere altri importanti traguardi, come quello di comune con le tasse più basse d’Italia. Ecco quindi la storia della Città che una volta “moriva” ma poi è rinata.

Molti parlano di Bagnoregio come un modello di sviluppo. In cosa consiste questo “modello”?
“C’è chi lo ha chiamato “modello”, ma non siamo stati noi a farlo, perché non pretendiamo di ergerci a modello per altri. Però, è obiettivo che negli ultimi 5-6 anni, a Bagnoregio, si siano verificati cambiamenti straordinari. A cominciare dall’eccezionale afflusso di turisti. Qualcuno sostiene che la ragione sia semplicemente Civita, che sarebbe un attrattore già di per sé straordinario. Noi rispondiamo che Civita c’è da migliaia di anni, ma il fenomeno di cui oggi tutti parlano nasce perché è stato volutamente cercato, studiato e infine realizzato.”

Ecco, come avete fatto ad attirare così tanti turisti?
“Cercando di comunicare al mondo la bellezza di Civita e di tutto il nostro territorio. Il resto lo hanno fatto il paesaggio, la cultura, la storia e l’arte di cui siamo semplici depositari. Ma c’è voluto uno sforzo incredibile che, soprattutto nei primi 2-3 anni, si è realizzato investendo sulle manifestazioni culturali più disparate. Per esempio, abbiamo ridisegnato alcune iniziative più datate, come “Civitarte”, offrendo spettacoli di qualità che hanno visto la partecipazione di mostri sacri del teatro, quali Giorgio Albertazzi o Gabriele Lavia. In aggiunta, abbiamo introdotto iniziative del tutto nuove, inventando, tra gli altri, un festival jazz che ha portato delle masterclass con studenti provenienti da tutto il mondo insieme ai principali artisti del settore, come Paolo Fresu, Danilo Rea e Karl Potter. Peraltro, in tutti questi casi si è trattato di eventi offerti gratuitamente al pubblico. Infatti, considerando tali manifestazioni delle formidabili vetrine, abbiamo assunto i loro costi come investimenti comunali. Ma la decisione più coraggiosa dovevamo ancora prenderla.”

Immagino che il riferimento sia all’introduzione del ticket di ingresso al borgo di Civita.
“Esatto. Un biglietto che, voglio ricordarlo in maniera chiara, non è una gabella fine a se stessa, ma un ticket per il pedaggio sul ponte. Non era una scelta facile da prendere, perché in molti temevano che questo avrebbe portato a un crollo dei turisti. Invece, fin dai primi mesi di applicazione, ci accorgemmo che i flussi turistici non ne venivano intaccati. Anzi, cominciarono a intensificarsi. Infatti, era quello un momento in cui c’era un grande dibattito nazionale sulla possibilità di introdurre misure simili anche nelle grandi città d’arte, come Roma o Venezia, e in questo senso Bagnoregio si dimostrò pioneristica. Quindi, il risultato fu quello di attirare l’attenzione dei media, tanto italiani quanto internazionali. E così raggiungemmo una risonanza presso il grande pubblico mai vista in precedenza. Una risonanza che presto si trasformò in attenzione appassionata per le nostre bellezze. Di qui, la crescita straordinaria a cui oggi assistiamo.”

Dal 1 agosto, il prezzo del ticket è aumentato. Quali ne sono le ragioni e, comunque, non temete che questo possa influire negativamente sui flussi turistici?
“È vero che il prezzo del biglietto è aumentato, passando da 1,5 euro a 3, durante la settimana, e 5, la domenica. Però, dai dati che abbiamo fin qui raccolto, emerge che i flussi turistici sono mediamente aumentati, tra il 20 e il 60%, rispetto agli stessi periodi dello scorso anno. Evidentemente, questo prezzo non scoraggia il turismo. Tuttavia, speriamo che con il tempo le recenti maggiorazioni ci aiutino a spalmare almeno una parte delle presenze che avevamo la domenica, a volte eccessive, sugli altri giorni. È una questione di regolamentazione degli accessi volta a preservare il borgo evitando picchi vertiginosi di presenze.”

Come vengono impiegati gli introiti derivanti dal biglietto?
“Si tratta di un gettito che si traduce in ricchezza destinata a ritornare al territorio in varie forme.

Intanto, serve a coprire gli ingenti costi dei servizi di cui abbisognano i turisti e i residenti del borgo, come quello della raccolta dei rifiuti oppure quello igienico. Ci sono poi tutti quei servizi che noi garantiamo, e che prima non c’erano, come l’assistenza costante con la croce rossa, soprattutto nei giorni di massimo afflusso, o come i defibrillatori. Poi, sempre insieme alla croce rossa, abbiamo acquistato i mezzi per il trasporto in tutta sicurezza dei disabili gravi che, prima, non avevano la possibilità di visitare Civita. Inoltre, neppure va dimenticato il servizio di trasporto merci, attivo 12 ore al giorno. Chiaramente, questo si traduce in crescita dei livelli occupazionali. E parliamo di quasi 100 nuovi posti di lavoro, considerando sia quelli direttamente al servizio del turismo sia quelli di chi lavora all’interno del comune per la manutenzione del patrimonio.

Ma il gettito di cui stiamo parlando torna direttamente a tutti i nostri cittadini anche in un’altra forma: quella della detassazione. Ad esempio, mediante il taglio della Tasi a tutte le categorie catastali. Infine, voglio ricordare che il comune ha anche una forte sensibilità per il sociale perché, con bando pubblico, a fine anno restituisce ai cittadini meno abbienti, ossia quelli con il reddito Isee più basso di 15.000 euro, un assegno sufficiente al pagamento di quasi tutte le utenze domestiche.”

Esistono differenze nei carichi fiscali che privilegiano Civita rispetto al resto di Bagnoregio?
“Assolutamente no. La Costituzione non ci consentirebbe di operare simili differenziazioni. Anzi, se oggi esistono trattamenti agevolati, peraltro solo in tema di incentivi ai nuovi investimenti, non riguardano Civita. Infatti, a Civita è stato necessario mettere un tetto ai nuovi insediamenti produttivi, perché non possiamo consentire che il borgo rupestre diventi un mercato e perda tutto il suo fascino. Viceversa, incoraggiamo l’apertura di nuove attività commerciali nel centro storico di Bagnoregio, riconoscendo l’abolizione completa di tutte le tariffe (immondizia, acqua e quant’altro). Questo, in vista della valorizzazione e del rilancio di tutto il territorio comunale.”

Lei ha parlato di una disoccupazione prossima allo zero a Bagnoregio. È davvero così?
“Sì, perché l’effetto combinato delle politiche di valorizzazione del territorio, grazie all’incremento turistico che ne è derivato, non è stato solo quello di creare lavoro pubblico ma anche quello di consentire la nascita di 200 nuove attività private. E solo negli ultimi 3 anni. Un boom per un comune di 3.700 abitanti. 200 nuove attività che danno lavoro a circa 400 persone. Tra l’altro, poiché si tratta di un’offerta di impiego che il paese non è in grado di soddisfare da solo, di queste assunzioni hanno beneficiato anche i cittadini dei comuni limitrofi. Pertanto, lo dico con enfasi ma è sacrosanto, ne abbiamo ben donde per affermare che a Bagnoregio la disoccupazione tende a zero.”

E invece che cosa fa il comune per il consolidamento della rupe di Civita?
“Intanto, è chiaro che per effettuare gli interventi nell’ordine delle decine di milioni di euro il comune, da solo, avrebbe obiettive difficoltà. Ma è pur vero che interviene in modo importante. Per esempio, adesso dovranno partire i lavori per il consolidamento del ponte. Sono lavori per 350.000 euro che prevedono interventi per una quota parte del 20% in capo al comune, cui deve aggiungersi l’Iva. Parliamo di quasi 100.000 euro a valere sul nostro bilancio. E non si tratta di spese una tantum, perché gli interventi di questo tipo sono stati numerosi nel corso degli anni. Inoltre, ricordo che, durante gli eventi sismici dello scorso anno, Civita ha subito lesioni che ci hanno visto agire subito per effettuare le necessarie opere di messa in sicurezza, senza attendere l’aiuto di altri enti.”

Gli altri sindaci contattano Bagnoregio per dar vita a strategie di sviluppo comuni?
“Con i sindaci vicini, è naturale una collaborazione sinergica. Per esempio, il sindaco di Celleno, in occasione dell’ultima festa delle ciliegie del suo comune, ci ha chiesto di poter mandare qui delle promoter dei loro prodotti e so che è stato un successo. Poi, di recente, ci hanno chiamato anche i sindaci di Bolsena e di Orvieto per provare a sviluppare insieme una strategia di incremento intelligente dei nostri flussi turistici. Infatti, se a Bagnoregio manca un congruo numero di strutture ricettive e quindi la capacità di ospitare un turismo di medio-lungo periodo, per contro, Orvieto e Bolsena ne sono ricche. Però, Bagnoregio è pieno di visitatori “mordi e fuggi”, ossia quelli che si fermano poche ore, che mancano invece a Orvieto. Inoltre, il nostro comune raccoglie visitatori da tutto il mondo, mentre Bolsena perlopiù da specifiche aree dell’Europa. Pertanto, conviene a tutti aiutarsi: Bolsena e Orvieto possono garantire ai turisti che vengono a vedere Bagnoregio di fermarsi più a lungo e, con l’occasione, questi visiteranno anche Bolsena e Orvieto. Da qui nascono nuovi servizi, e con essi posti di lavoro, come le navette Orvieto-Bagnoregio-Bolsena, gestite da privati.”

Che cosa c’è in cantiere per il futuro di Bagnoregio?
“Abbiamo molti progetti diretti ad accrescere la qualità della nostra offerta turistica, primo tra tutti il riconoscimento Unesco. Infatti, siamo già stati iscritti nella lista dei siti candidati e, grazie anche al sostegno della Regione Lazio, contiamo di centrare l’obiettivo in un paio di anni.

Peraltro, stiamo operando anche in altre direzioni. Ad esempio, pensiamo alla costruzione delle strutture ricettive necessarie a intercettare quella fetta di turismo che oggi ancora ci manca, ossia quello congressuale e religioso. Tra l’altro, per quanto concerne il turismo religioso, miriamo a rafforzarci sull’asse Roma-Assisi, visto che proprio con la città di San Francesco abbiamo già stretto un patto di amicizia. Infatti, Assisi conta circa 6.000.000 di turisti all’anno e, se riuscissimo a intercettarne anche solo una piccola parte, ne trarremmo benefici straordinari.

Inoltre, a vantaggio delle frazioni, stiamo lavorando a itinerari turistici che valorizzino, sul piano archeologico, le fornaci di Vetriolo e, sul piano paleontologico, i resti dell’elephas antiquus di Castel Cellesi. Poi, vogliamo realizzare un parco avventura nei nostri boschi. Ma non si tratterà di mettere in piedi una disneyland, bensì, di valorizzare e rendere fruibile il patrimonio naturalistico incastonato nella Valle dei Calanchi, con percorsi di varia difficoltà per gli escursionisti.”

Cosa risponde alle varie critiche secondo cui sareste solo fortunati o addirittura populisti?
“Può anche essere che la fortuna ci abbia dato una mano. Personalmente, credo ai colpi di fortuna. Ma è altrettanto vero che abbiamo saputo leggere i tempi giusti per adottare le nostre iniziative. Inoltre, a fronte di una crescita delle presenze che dopo tanti anni continua ad essere progressiva e geometrica, trovo difficile sostenere che sia ancora questione di pura fortuna.

Quanto all’accusa di populismo, si commenta da sola. Noi, più che al populismo, andiamo incontro alla ricerca del consenso. Il consenso è la sola certificazione di aver fatto bene il proprio lavoro. Se, dopo aver già amministrato una volta, alle elezioni si viene promossi con quasi l’80% dei consensi, significa che l’unica risposta che conti l’ha data il popolo. Come sempre deve essere in democrazia.”

In definitiva, dopo tanta strada fatta e visto l’interesse degli altri comuni verso di voi, davvero non si può parlare di un “modello Civita”?
“Diciamo che tre sono gli obiettivi che un amministratore può desiderare di raggiungere: occupazione, riduzione delle tasse e miglioramento dei servizi. Qui, hanno trovato attuazione. Comunque, se proprio vogliamo, si può anche parlare di “modello”. Infatti, l’esperienza di Bagnoregio prova che, se si crede in un turismo veicolato dalla cultura, si arriva a ottenere un risultato operativo, reale, concreto e in denaro. Un risultato che consente di investire in occupazione, servizi e riduzione delle tasse. E magari questo riaccende anche la fiducia dei cittadini. Perché dimostra che lo sviluppo territoriale, a volte, non rimane una promessa elettorale.”

David Crescenzi

16 ottobre, 2017

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