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Tribunale - Tuscania - Colpo di scena al processo - Il giudice ha disposto una nuova perizia medico-legale

Falsa cieca, rinviata la sentenza

L'avvocato Fabrizio Ballarini

L’avvocato Fabrizio Ballarini, difensore con la collega Paola Conticiani

 
Tuscania - La presunta falsa cieca al mercato

Fermo immagine dai video della finanza – La presunta falsa cieca al mercato

Tuscania - La presunta falsa cieca cura il giardino

 La 75enne mentre cura il giardino

Tuscania - La presunta falsa cieca al mercato

L’anziana di Tuscania al mercato

Tuscania - La presunta falsa cieca fa le pulizie

L’imputata mentre fa le pulizie

Tuscania – Falsa cieca, salta la sentenza. Il colpo di scena si è consumato ieri mattina in tribunale, dove avrebbe dovuto celebrarsi l’ultima udienza del processo alla 75enne di Tuscania accusata di avere truffato l’Inps percependo 37mila euro di accompagno senza averne diritto.

Lo scorso 15 settembre il pm aveva chiesto che l’anziana venisse condannata a un anno di reclusione. Ma ieri il giudice Silvia Mattei, a sorpresa, ha rimesso tutto in gioco, disponendo una nuova perizia medico-legale, stavolta super partes, dopo quelle contrastanti della difesa e del consulente del gip nell’incidente probatorio.

Decisiva sarà dunque la consulenza dell’oculista cui il prossimo 17 novembre sarà conferito l’incarico di studiare il caso della paziente, sofferente di un patologia rara e invalidante, la malattia di Stargardt. 

L’imputata fu denunciata nel 2012, quando i video girati dalla guardia di finanza mentre stende i panni o fa la spesa finirono su tutti i telegiornali.

Ma lo scorso primo febbraio, a distanza di cinque anni, sul grado di cecità, è andata in scena in aula una vera e propria guerra tra i periti di parte, gli oculisti Fabrizio Bianchi per il gip e Claudio Manetti per la difesa. Al centro la retinopatia ereditaria di origine genetica di cui soffre la donna, accusata di avere percepito indebitamente pensione di invalidità e indennità di accompagnamento.

Per Bianchi, che con Manetti ha visitato l’imputata nel 2012, la malattia (diagnosticata nel 1980) non sarebbe in fase evolutiva e la percentuale di invalidità non sarebbe superiore al 90 per cento: “Non dico che ci vede, ma ha un residuo visivo centrale. E’ una patologia invalidante, ma che non porta alla cecità assoluta”. Di parere opposto Manetti, che ha sottolineato come già nel 2007 ci sia stato un aggravamento: “A 32 anni dalla diagnosi, aveva una ‘vista contadita’, ovvero una visione solo periferica, che le consente di fare molte cose, una certa autonomia della vita, ma non ad esempio vedere la tv”.

A complicare la vicenda, il fatto che per la Asl dal 2007 la donna è a tutti gli effetti una non vedente. come ha confermato in aula durante il processo il dottor Mario Gobattoni, direttore di medicina legale della Asl. Non solo. La stessa domanda di aggravamento sarebbe stata suggerita dall’Unione italiana ciechi. 

Soddisfatto il difensore Fabrizio Ballarini, che con la collega Paola Conticiani assiste l’imputata: “A suo tempo chiedemmo la nullità della perizia disposta dal gip durante l’incidente probatorio, contrastante non solo con quella del nostro perito di parte, il dottor Manetti, ma anche con quelle dei sette oculisti che nel corso degli anni hanno visitato la paziente”. 

Abbastanza per convincere il giudice Mattei a rinviare la sentenza e a disporre un’ulteriore perizia, nella speranza che sia dirimente. 

Silvana Cortignani

12 ottobre, 2017

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