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Terrorismo - Rapì il presidente della Dc - Lettera del presidente della commissione Moro al premier e ai ministri Alfano, Minniti e Orlando

Fioroni scrive al governo: “Fate estradare il br Casimirri”

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Giuseppe Fioroni

Giuseppe Fioroni

Viterbo – Una lettera al presidente del consiglio Gentiloni e ai ministri Alfano, Minniti e Orlando. Firmata Giuseppe Fioroni, presidente della commissione Moro, per sottoporre nuovamente al governo la necessità di “promuovere l’estradizione del latitante Alessio Casimirri”.

Casimirri, oggi 66enne cittadino nicaraguense, è stato un brigadista rosso, uno dei dieci componenti del commando che rapì il presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro in via Fani, il 16 marzo 1978.

Nella lettera, come scrive il Corriere della Sera che ne ha pubblicato degli stralci, “Fioroni ricostruisce la carriera di estremista e brigatista (di Casimirri, ndr), avanza «ampi dubbi sulle protezioni di cui egli poté eventualmente godere», e cita il mistero del fermo per sostenere che «poté sottrarsi alla giustizia grazie al concorso di una rete di complicità che la commissione sta cercando di ricostruire»”.

Alessio Casimirri non avrebbe mai messo piede in una prigione, unico tra i sequestratori di Moro ad aver evitato l’arresto. “Oggi però – come scrive il Corriere della Sera -, dagli archivi del comando provinciale dei carabinieri di Roma, spunta un documento che rappresenta un mistero autentico, e ripropone gli interrogativi sull’ex terrorista ancora uccel di bosco. E’ un cartellino fotodattiloscopico utilizzato per identificare le persone, saltato fuori dalle ricerche ordinate dall’ultima commissione parlamentare d’inchiesta sul sequestro e l’omicidio Moro. La data dell’avvenuto accertamento è il 4 maggio 1982, quando a carico di Casimirri pendevano due mandati di cattura per associazione sovversiva e partecipazione a banda armata, accusa debitamente annotata sul cartellino. E alla voce «motivo del segnalamento» il compilatore tuttora anonimo (c’è una firma illeggibile) scrisse «arresto». Ufficio segnalatore: una serie di abbreviazioni che stanno a significare «Reparto operativo carabinieri Roma»”.

Ma l’ex militante delle Br non sarebbe mai stato arrestato. E il cartellino fotodattiloscopico sarebbe apparentemente autentico. “L’apparenza dell’autenticità – spiega il Corriere della Sera – deriva dal fatto che il cartellino è di quelli effettivamente in uso, nel 1982, alle forze di polizia, ma nella compilazione ci sono alcune anomalie. La più evidente sta nella foto: non è di quelle normalmente scattate negli uffici investigativi, su tre lati (di fronte, fianco destro e fianco sinistro, accanto al misuratore di centimetri che stabilisce l’altezza) bensì è un’unica fototessera, trovata probabilmente a casa di Casimirri durante una perquisizione (senza esito, lui non c’era) effettuata durante i giorni del sequestro Moro, il 3 aprile ’78”.


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20 ottobre, 2017

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