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Tribunale - Nessuna condanna penale in appello, ma per il presunto pugno sferrato all'autista del camion della raccolta dei rifiuti, l'insegnante dovrà pagare una provvisionale di duemila euro

Lite al semaforo, prof condannato a risarcire il netturbino

Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

 

L'incrocio tra via Isonzo e viale IV Novembre

L’incrocio tra via Isonzo e viale IV Novembre

Viterbo – Si è chiuso con la condanna del professore, il processo d’appello all’insegnante del Paolo Savi che la mattina del 22 aprile 2010, durante un’accesa lite per motivi di viabilità, avrebbe sferrato un pugno a un netturbino, costringendolo a ricorrere alle cure dei sanitari del pronto soccorso di Belcolle. 

Nessuna condanna penale per il docente, ora in pensione. Il giudice Silvia Mattei ha infatti ritenuto inammissibile il ricorso in appello del procuratore generale contro la sentenza del giudice di pace, che aveva assolto l’imputato per insufficienza di prove.

Ma ha accolto il ricorso ai fini civilistici del difensore di parte civile del netturbino, avvocato Luca Chiodi, prendendo atto delle lesioni e condannando il professore a versare alla vittima una provvisionale di duemila euro, a titolo di anticipo di un più cospicuo risarcimento da stabilire però in sede civile.  

la lite è avvenuta attorno alle 8 del mattino del 22 aprile di sette anni fa al semaforo tra via Isonzo e viale IV Novembre. “Mi ha dato un pugno solo perché gli ho suonato il clacson”, la versione dell’addetto alla raccolta dei rifiuti che, alla guida del camion,  avrebbe suonato alla Smart nera del professore quando è scattato il verde. “Lui è sceso – ha spiegato il netturbino – urlando ‘testa di cazzo, bastardo, figlio di puttana’. Allora sono sceso anche io e mi ha dato un cazzotto sullo zigomo destro ed è ripartito. Ho preso la targa, poi un collega mi ha dato un passaggio a Belcolle”. 

“Io non sono sceso dalla macchina – la versione del professore – è stato il netturbino che è sceso dal camion, ha spalancato il mio sportello e mi ha tirato fuori a forza dalla vettura, urlando ‘brutto vecchiaccio, ‘ndo cazzo vai, vatti a mettere i pannoloni’. Ho soltanto reagito alla sua aggressione. Forse ho esagerato con gli insulti, ma non l’ho toccato”. 

 

19 ottobre, 2017

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