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L'irriverente -

Per rifare la Dc bisogna prima trovare i democristiani…

di Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Si sa che in Oriente con l’elettronica ci sanno fare e l’amico del direttore Galeotti, tale Miyamoto Musashi, gli ha passato di recente un’intercettazione captata nella scatola cranica di un politico di primo piano che in gioventù fu democristiano.

Si tratterebbe dell’ossessiva invocazione: “Rifacciamo la Dc…” ripetuta la notte dopo il locale congresso del Pd, il partito di Renzi, del quale il politico di cui sopra aveva detto: “Renzi, ovvero tutto il potere al dottor Jeckill e mister Hide”. Ma nel luglio del 2013.

Oggi, per “rifare la Dc”, come noto sparita nel 1992, bisognerebbe prima trovare i democristiani. Quelli, però, alla De Gasperi che come previde lo scrittore Pietro Citati sarebbero finiti “nelle catacombe”, non quelli rimasti a salare le acque un po’ in tutti i partiti “accaldati, sudati, perennemente indaffarati in qualche traffico” così definiti da Marco Da Milano direttore de L’Espresso.

Con questi ultimi si possono fare molte cose, ma non la Dc, nonostante la “nostalgia del partito che con le autostrade, le antenne Rai e le partecipazioni statali trasformò l’Italia da paese agricolo a grande democrazia industriale. Cattolici che sapevano dire di no alla Chiesa” (ancora Da Milano) e facevano le riforme sapendole fare. Come testimoniò, il giorno della morte di De Gasperi, un grande capo comunista, Giorgio Amendola: “L’Italia non avrà più un presidente del consiglio capace in tre mesi di far preparare e approvare la riforma agraria” la quale – pur osteggiata dal grande capitale e dai latifondisti – non venne cancellata e cambiò l’Italia.

Erano tempi di grandi scontri perfino con le botte e le tavole degli scranni parlamentari divelte e volanti da un banco all’altro, ma col rispetto sostanziale delle persone dato e preteso.

Scrisse Andreotti che “uno dei crucci di De Gasperi, era di far capire ai vari livelli, nessuno escluso, l’importanza delle alleanze, delle coalizioni” sempre cercate anche dalla Dc di Moro, di Fanfani, dello stesso Andreotti.

Diceva De Gasperi che l’elettore, quando vota, “deve essere incorruttibile di fronte alle menzogne dei demagoghi e ai ricatti dei potenti” (pure se siedono in parlamento e son disposti – come oggi accade – a votare la qualunque, pur di tornarci) e che “pericolosa è quella concezione politica secondo cui tutta la virtù è da una parte e tutto il male dall’altra”,

Altro che gigli (con la minuscola) da una parte e gufi, rosiconi, professoroni ed …oni d’ogni specie al di fuori! Terreno infertile per un clone Dc e, se il ricordo del passato ha senso solo quando è al servizio del futuro, con questo presente non pare facile prevederlo un buon futuro. Almeno nell’immediato.

Renzo Trappolini

27 ottobre, 2017

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