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Viterbo - Giulio Della Rocca, già professore di matematica alla Ucla university in California, presenta la sua soluzione per affrontare l'immigrazione

“Rifugiati, lavoro gratuito in cambio dell’ospitalità”

di Daniele Camilli
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Giulio Della Rocca

Giulio Della Rocca

Viterbo - Il convegno "Buone prassi per l’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati"

Viterbo – Il convegno “Buone prassi per l’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati”

I due rifugiati ripuliscono via Alessandro Volta dalle erbacce

I due rifugiati ripuliscono via Alessandro Volta dalle erbacce

Viterbo – Immigrazione, un professore di matematica propone la sua soluzione. Si chiama Giulio Della Rocca e ha insegnato negli Stati Uniti. Dal 2007 al 2012, in California. Ucla university, Loyola Marymont university, Long beach cal state university e Santa Monica college. Docente di matematica funzionale. Da poco a Viterbo, è in pensione e sta per aprire un albergo dalle parti di San Carluccio.

“Dagli Usa ho assorbito il pragmatismo – ha detto – un problema, una soluzione. L’immigrazione è una questione che determinerà le prossime campagne elettorale caratterizzando il dibattito elettorale e influenzando l’opinione pubblica”.

Allora, quale soluzione? “Farli lavorare gratis per le istituzioni con cooperative e organizzazioni che li gestiscono che lasciano un contributo nelle casse comunali che possa essere poi reinvestito al servizio delle territorio”.

“Il meccanismo è semplice – spiega Della Rocca –. I migranti costano circa 35 euro al giorno, parliamo di persone adulte che possono lavorare. Una volta arrivati in Italia, i primi tre mesi sarebbero ospiti benvenuti. Invece i successivi tre mesi, in cambio dei 35 euro, offrirebbero due ore di lavoro al giorno ai sindaci dei comuni dove si trovano. Dal settimo al nono mese le ore salirebbero a due e mezzo per arrivare a tre ore dal decimo al dodicesimo mese e a cinque ore al giorno dal ventiduesimo al ventiquattresimo mese di soggiorno. Da parte loro le organizzazioni che li gestiscono verserebbero al comune un euro e mezzo a migrante una tantum per attivare un’assicurazione complessiva per i lavoratori che ospitano”.

In provincia di Viterbo la quota dei rifugiati in attesa di permesso di soggiorno ospitati dal sistema di prima accoglienza della prefettura si attesterebbe attorno alle 1.500 persone. Il paese “più accogliente” è Celleno: 1359 abitanti e 35 posti per rifugiati e richiedenti asilo. Fino a due anni fa, aveva più posti perfino del capoluogo, 35 contro i 28 viterbesi, saliti a 43 nel 2016.

Inoltre, secondo i dati diffusi dal dossier immigrazione 2017, elaborato dal centro studi e ricerche Idos, sono oltre 30mila gli immigrati che vivono nel Viterbese. Il 9,4% dei residenti. Il 22% sono titolari di un permesso per asilo o motivi umanitari. 

Non solo, ma secondo uno studio dell’Istituto nazionale di previdenza sociale, senza immigrati nel 2040 l’Inps rischierebbe di perdere oltre 37 miliardi di euro e lo Stato dovrebbe correre in soccorso dei pensionati italiani e di chi riceve sussidi, come cassa integrazioni e bonus famigliari.  

“I migranti – prosegue Giulio Della Rocca – si occuperebbero di lavori socialmente utili, dalla pulizia dei campi al supporto alle reti di volontariato. Il tutto al di fuori dei budget comunali. Inoltre il sistema che propongo avrebbe effetti positivi sia in termini di integrazione sociale, perché in questo modo starebbero a contatto con la popolazione senza restare chiusi nei centri di prima accoglienza, sia in termini di ripopolamento dei centri storici del territorio. Infatti, facendosi conoscere e mettendo in evidenza le proprie professionalità e potenzialità, potrebbero trovare anche un lavoro retribuito presso qualche azienda e stabilizzarsi anche dal punto di vista abitativo una volta ottenuto il permesso di soggiorno in via definitiva”.

Si tratterebbe comunque di lavoro gratuito in un Paese come l’Italia che invece prevede giustamente una retribuzione per tutti. “Non è una questione di diritti – sottolinea Della Rocca – ma un’emergenza che va gestita prima che sia troppo tardi. E tocca allo Stato intervenire, anche con qualche forzatura sul piano dei diritti. D’altronde – conclude il prof di matematica – da un grande potere derivano sempre grandi responsabilità”.

Daniele Camilli


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29 ottobre, 2017

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