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Castiglione in Teverina - L'ammiraglio Giuseppe Tarsia al margine dell'operazione della Guardia costiera - Sequestrati 10 milioni di euro di beni

“Traffico di rifiuti tossici, non è un caso isolato”

Roberto Mattaroccia, titolare della Tmr di Castiglione in Teverina

Roberto Mattaroccia, titolare della Tmr di Castiglione in Teverina

Guardia costiera - Operazione End of Waste sui rifiuti tossici

Guardia costiera – Operazione End of Waste sui rifiuti tossici – Gli arresti

Operazione End of Waste sui rifiuti tossici - L'azienda Tmr

Operazione End of Waste sui rifiuti tossici – L’azienda Tmr

Guardia costiera - Operazione End of Waste sui rifiuti tossici

Guardia costiera – Operazione End of Waste sui rifiuti tossici

Guardia costiera - Operazione End of Waste sui rifiuti tossici

Guardia costiera – Operazione End of Waste sui rifiuti tossici

Castiglione in Teverina – “Non si tratta di un caso isolato”. Per l’ammiraglio Giuseppe Tarsia il presunto traffico di rifiuti tossici dall’Italia all’Asia sgominato dalla Guardia costiera, non sarebbe il solo. “Per questo – sottolinea – il nostro impegno ambientale proseguirà”.

Tarsia è il comandante del porto di Livorno, già di quello di Civitavecchia. Anche da qui, secondo gli investigatori, sarebbero partite le tonnellate di rifiuti pericolosi che poi sarebbero arrivate in Cina, Corea, Pakistan e Indonesia. Per la Guardia costiera, che ha condotto le indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, mentre i porti di destinazione erano sempre gli stessi, quelli di spedizione variavano: oltre a Civitavecchia e Livorno, La Spezia, Genova e Ravenna.

“Movimentazioni sospette – per gli inquirenti – effettuate dalla Tmr di Castiglione in Teverina e dall’Alluminio frantumati di Orvieto”. Il motivo? Per gli investigatori, si sarebbe trattata di una scelta fatta dagli indagati per sviare le indagini.

La Tmr e l’Alluminio frantumati sono le due aziende finite nel mirino della Guardia costiera nell’ambito dell’operazione End of Waste, così chiamata perché gli indagati avrebbero esportato i rifiuti dichiarandoli ‘end of waste’. Ovvero, rifiuto che cessa di essere tale al termine di un ciclo di trattamento e bonifica e ritorna a essere materia prima da impieGare in un nuovo ciclo produttivo.

L’indagine, partita a inizio 2016, è scaturita da un controllo di routine dei trasporti via mare. E’ andata avanti anche con intercettazioni telefoniche e sistemi di videosorveglianza, che avrebbero documentato gli spostamenti dei camion carichi di rifiuti.

Sette le persone arrestate, tra titolari, amministrativi e tecnici delle due aziende specializzate nel trattamento di rifiuti. A vario titolo sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico, alla gestione e alla miscelazione illecita di rifiuti, di autoriciclaggio e di falso.

Gli indagati, secondo gli inquirenti, avrebbero dato vita a un’organizzazione piramidale il cui capo era Paolo Trentavizi, titolare dell’ex Trentavizi spa. Dopo di lui Carmelo Paolucci, titolare dell’Alluminio frantumati, e Roberto Mattaroccia della Tmr srl. A quest’ultimo, secondo la Guardia costiera, rispondeva Nicolò Cioci, del settore amministrativo della Tmr. Per l’Alluminio frantumati sono invece stati arrestati Emanuela Spaccino ed Elisa Lipparoni, del settore amministrativo, e Manuele Marchino di quello operativo.

Quarantasei milioni di euro all’anno il presunto giro d’affari smantellato. Dieci, invece, i milioni di euro di beni sequestrati.

Mediante vari giri di false attestazioni e certificati, le aziende finite nel mirino della Guardia costiera avrebbero acquistato i rifiuti industriali contaminati (soprattutto dai policlorobifenili, sostanze tossiche equiparate alla diossina) e, dopo averne simulato le procedure di bonifica, li avrebbero rivenduti spacciandoli per materiale recuperato e ‘pronto forno’ per un nuovo ciclo produttivo. In realtà i rifiuti, in Italia, avrebbero subito solo una mera macinatura e, inquinati, sarebbero stati spediti all’estero senza nessuno scrupolo per la salute di chi sarebbe entrato in contatto con quei materiali. Materiali come motori di treni e compressori di frigoriferi, che venivano poi rivenduti sotto forma di padelle e sportelli per auto.

Se qualcuno si accorgeva del trucco, era già pronta la soluzione. Secondo gli inquirenti, interveniva un operaio (tra i sette arrestati) per creare quello che gli indagati nelle telefonate intercettate chiamavano “il mischiotto”, un mix di prodotto tossico e trattato in base alle norme, in modo da abbassare la percentuale di sostanze inquinanti e di rendere commerciale il rifiuto.


Il video dell’operazione End of Waste sul traffico dei rifiuti tossici – Gli arresti



Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

13 ottobre, 2017

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