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Viterbo - L'istituto di credito era stato condannato alle spese per un'errata segnalazione alla centrale dei rischi di Bankitalia

Banca non paga, cliente si presenta alla cassa con l’atto di pignoramento

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Soldi

Pignoramento in banca per tremila euro

Viterbo – (sil.co.) – Ancora una vittoria di una ditta viterbese contro una banca. Anzi, una doppia vittoria. La più gustosa e inedita, dal punto di vista della cronaca, quando il cliente si è presentato alla cassa con un atto di pignoramento e i dipendenti non hanno potuto sottrarsi all’esecuzione forzata dicendo di non avere i soldi per pagare. 

Protagonista un istituto di credito con sede a Reggio Emilia, che ha erroneamente segnalato “a sofferenza” per un assegno da 30mila euro una delle più importanti società che operano nel settore edile della Tuscia, attiva da anni  su tutto il territorio nazionale. Tutto è partito da lì. 

“Il rischio era la revoca degli affidamenti, per cui abbiamo immediatamente presentato ricorso contro l’illegittimità della segnalazione a Reggio Emilia, dove si trova la sede centrale dell’istituto di credito”, spiega il legale dell’azienda, avvocato Emilio Lopoi.

“L’udienza – prosegue – è stata fissata nel giro di appena un mese e mezzo e il giudice ha subito accolto il ricorso, perché l’assegno da 30mila euro era stato malamente negoziato”. 

“Contestualmente il magistrato del tribunale emiliano – sottolinea il legale – ha ordinato la cancellazione immediata dalla centrale dei rischi di Bankitalia, condannando l’istituto di credito al pagamento delle spese. Peccato che l’istituto di credito non abbia ottemperato, nonostante il modesto ammontare della somma, di poco superiore ai duemila euro”. 

A quel punto, alla ditta viterbese, non è rimasto che procedere al pignoramento. “Siamo dovuti tornare a Reggio Emilia, con l’ufficiale giudiziario, presso la sede centrale della banca. Ci siamo presentati, nei giorni scorsi, direttamente in cassa e abbiamo sollecitato il denaro dovuto, che nel frattempo, con gli interessi, aveva superato i tremila euro – racconta Lopoi – i dipendenti hanno provato ad opporre resistenza, ma alla fine hanno dovuto versare la somma, in contanti, comprese le monete da uno e due centesimi”. 

12 novembre, 2017

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