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Viterbo - Fissata l'udienza davanti al giudice per le indagini preliminari - Il consigliere: "Dimostrerò di essere parte offesa"

Crac Perfidia, no di Chicco Moltoni all’archiviazione per Alessio Sacconi

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Viterbo - Il tribunale

A giugno appuntamento in tribunale

 

Chicco Moltoni

Chicco Moltoni – Si oppone all’archiviazione per Alessio sacconi

 

L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis – Difensore di Moltoni

Viterbo – Bancarotta del Perfidia: “Dimostrerò di essere parte offesa”. Chicco Moltoni, rinviato a giudizio per il fallimento della storica discoteca sulla Cassia Sud, ufficializzato il 5 dicembre 2012, non molla.

E a fronte della richiesta d’archiviazione dell’indagine per appropriazione indebita nei confronti di Alessio Sacconi, è pronto da tempo a fare opposizione.

Adesso c’è anche la data. Comunicata martedì alle parti interessate. L’udienza è stata fissata dal gip Francesco Rigato per il primo giugno 2018. Presunta parte offesa Francesco Moltoni, 56 anni; indagato Alessio Sacconi, 36. 

Trattandosi di un’udienza camerale, si terrà a porte chiuse.

Al centro della vicenda, il crac della “Piano Alto srl”. Un fallimento da più di un milione e 800mila euro datato 2012, cui ha fatto seguito un’inchiesta durata tre anni. 

“Moltoni intende dimostrare di essere lui stesso persona offesa – ribadisce il difensore Samuele De Santis – ancora una volta siamo pronti a dare ogni contributo per fare luce su questa vicenda confidando nella magistratura”. 

Il 24 ottobre scorso, nel frattempo, si è aperto con l’ammissione delle prove il processo al consigliere comunale Chicco Moltoni, 56 anni, rinviato a giudizio il 22 febbraio scorso per il crack della Piano Alto srl, la società conosciuta nel mondo della movida viterbese per la gestione della discoteca Perfidia. Parte civile la curatela. 

Moltoni è stato amministratore della Piano Alto, da gennaio a maggio 2012. Prima di lui, da aprile 2009 a dicembre 2011, c’era un 45enne, uscito dal processo patteggiando davanti al gup una condanna a un anno e otto mesi. 

Per gli investigatori, la coppia avrebbe distratto e occultato gli incassi della gestione del Perfidia per tre anni: 724mila 924 euro dal 2009 al 2010; 807mila 491 euro dal 2010 al 2011; 324mila euro dal 2011 al 2012. Un milione 856mila 452 euro, più almeno altri 14mila euro dalla cassa contanti.

Silvana Cortignani


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16 novembre, 2017

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