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L'Irriverente

Fake news e bufale a gogò

di Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Ne sentiamo e continueremo a sentirne tante in questa perenne campagna elettorale che ricomincerà all’apertura delle urne perché, con la legge elettorale che ci hanno imposto, non sappiamo chi eleggeremo e chi comanderà (ma questo in Italia non è cosa nuova).

Oggi fa fico chiamarle “fake news”.

Sono però soltanto le eterne“bufale”, notizie inventate o distorte per informare disinformando, raccontare un fatto che non esiste per affermare una idea che è solo di chi lo racconta e dopo si capirà non essere la “verità”.

Sempre stato così, fin da quando, con la Bibbia, ci dissero che abbiamo cominciato a soffrire, ammalarci e morire solo perché la nostra prima ava, tale Eva, aveva colto e mangiato una mela dall’albero di cui il padrone del frutteto era geloso.

Senza andare così lontano e restare al tema della campagna elettorale, l’Irriverente – che qualche anno ce l’ha e a molte fake news credette – ha trovato conferma di quanto sopra rileggendo una pagina di un bel libro autobiografico di Paolo Guzzanti (il padre di Corrado, Sabrina e Caterina e il primo ad alzare il velo sulle mazzette col famoso “A Frà che‘tte serve”).

Il giornalista, raccontando le elezioni del 1948 (quasi settant’anni fa) e quello che dicevano allora i partiti, scrive: “A nessuno importava sapere cosa fosse vero o falso o manipolato, ma soltanto se una notizia, una dichiarazione poteva essere utile o dannosa, se faceva il gioco degli avversari o poteva essere sfruttata a proprio vantaggio…Tutti nascondevano o esaltavano frammenti di verità da sparare con la cerbottana”.

Oggi le cerbottane non si usano più; le bufale si chiamano fake news e gli spari partono da twitter, facebook, hastag e simili.

Da treni affittati a credito, da tribune politiche televisive che chiamiamo talk show, ma sempre per bocca e penna di uomini diversi tra loro solo per il maggiore o minor peso che i rispettivi intestini riescono a sopportare prima di spararle più o meno grosse.

Finita la festa elettorale, scordate le bufale, resterà comunque la storia.

Come, all’origine, quella dei figli di Eva, Caino e Abele che litigano davvero e uno uccide l’altro; come dopo la bufala della Lupa capitolina che allatta due gemelli galleggianti sul Tevere, scorre il sangue fratricida di Romolo e Remo.

O come dal Lee Oswald, cecchino solitario che spara a Kennedy, si passa alle carte che Trump desecreta e da cui emergerebbe un’altra storia americana.

E così via faraoni e schiavi compresi, streghe e inquisizione che le brucia o Galileo la cui news i politici del tempo declassano a bufala per arroganza.

Fino alle rottamazioni proclamate da quelli che dovevano essere rottamati o alle commissioni d’inchiesta convocate dopo che dalle banche son scappati i buoi grassi lungo le vie di fuga segnate da quelli che ora dovrebbero fare gli inquirenti e i giudici.

Mah! Così va il mondo. E così proseguirà. L’importante è saperlo.

Renzo Trappolini

5 novembre, 2017

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