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Cronaca - Ricordato il generale dei granatieri e frate cappuccini in occasione del tredicesimo anniversario della morte - Dal 1973 al 1978 fu comandante della scuola sottufficiali di Viterbo

“Gianfranco Chiti educatore e leader”

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Il saio e i paramenti sacri indossati da padre Chiti

Il saio e i paramenti sacri indossati da padre Chiti

L'interno della cappella dove padre Chiti era solito pregare

L’interno della cappella dove padre Chiti era solito pregare

La lapide che ricorda il restauro del convento di Orvieto

La lapide che ricorda il restauro del convento di Orvieto

Un momento della conferenza su Chiti a Orvieto

Un momento della conferenza su Chiti a Orvieto

Da sinistra, il generale Manca e padre Flavio

Da sinistra, il generale Manca e padre Flavio

Viterbo – “Chiti fu un grande comandante, un educatore, un leader che sapeva trascinare i suoi uomini.” Con queste parole, ieri pomeriggio, sabato 25 novembre 2017, presso il convento dei Padri Cappuccini di San Crispino a Orvieto (Tr), il Generale Vincenzo Manca ha tratteggiato la figura di Gianfranco Chiti, in una conferenza alla quale hanno partecipato circa 150 persone.

La manifestazione, dal titolo “Gianfranco Chiti educatore e leader”, si è tenuta in occasione del tredicesimo anniversario della morte.

“Oggi possiamo leggere i giudizi espressi su Chiti dai suoi comandanti – ha detto Manca – le note caratteristiche redatte su di lui sono piene di elogi e apprezzamenti. Viene definito animatore di uomini in grado di infondere entusiasmo tra i suoi dipendenti e dotato di una cultura militare superiore al grado rivestito. Una figura carismatica da vero leader.”

Il generale Manca, che in gioventù conobbe Chiti, ne ha ripercorso la carriera militare nei Granatieri sui fronti di guerra croato, greco e russo, ricordando tra l’altro la sua adesione alla Rsi dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, il suo impegno nell’evitare rappresaglie, il frequente scambio di prigionieri con le formazioni partigiane, il salvataggio di circa duecento ebrei dalla deportazione e l’arruolamento di soldati sbandati e renitenti alla leva nel Reparto da lui comandato.

Nel dopoguerra Chiti subì l’umiliazione della prigionia prima a Coltano, poi a Laterina. Tornato in libertà, venne sottoposto a processo di epurazione, al termine del quale fu assolto. Reintegrato nell’Esercito Italiano, compì una folgorante carriera che terminò con il comando della Scuola Allievi Sottufficiali di Viterbo.

Il giorno dopo essere stato posto in congedo, si presentò al convento di noviziato dei frati cappuccini di Rieti e il 12 settembre 1982 fu ordinato sacerdote. Incaricato nel 1990 di restaurare il convento di Orvieto, abbandonato da 60 anni e dove aveva vissuto San Crispino da Viterbo, lo fece con l’aiuto dei suoi Granatieri.

Morì nell’ospedale militare del Celio di Roma il 20 novembre 2004. L’8 maggio 2015 è stata avviata la procedura per la beatificazione e la canonizzazione di padre Chiti.

Stamattina, domenica 26 novembre 2017, alle ore 11.30, nel Duomo di Orvieto, si è svolta la solenne concelebrazione in memoria di Padre Chiti, presieduta da Monsignor Benedetto Tuzia, vescovo della diocesi di Orvieto e Todi, che ha concluso questi due giorni di ricordo del “Generale arruolato da Dio”.


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26 novembre, 2017

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