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Tribunale - Davanti al giudice una coppia di Bagnaia - L'uomo si difende dicendo di non avere soldi per acquistare farmaci troppo costosi

Mezzo chilo di marijuana in casa: “Per fare decotti antidolorifici”

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

 

L'avvocato Franco Taurchini

L’avvocato Franco Taurchini

Viterbo – “Siccome non avevo i soldi per comprare l’antidolorifico, ho pensato che sarebbe stato più economico produrlo in casa”. Si è giustificato così davanti al giudice Silvia Mattei il 43enne arrestato lo scorso luglio a Bagnaia assieme alla compagna 34enne con l’accusa di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. 

Il difensore Franco Taurchini ha chiesto il rito abbreviato, chiedendo di depositare della documentazione medica relativa a delle pregresse fratture subite dall’imputato e che l’uomo potesse essere interrogato per spiegare le sue ragioni. 

“Sono stato operato a Belcolle, ma nonostante l’intervento sono afflitto da dolori tremendi alla clavicola, rimasta bloccata – ha spiegato – un mio amico, allora, mi ha fatto provare un medicinale oppiaceo, che è possibile farsi prescrivere dalla Asl. Siccome ci ho trovato giovamento, ho chiesto ai medici, ma mi hanno risposto che nemmeno lo conoscevano e che comunque certi farmaci sono molto costosi e a carico dell’assistito”. 

Da qui la decisione, secondo lui salomonica. “Non avendo possibilità economica, ho pensato di coltivare da solo la marijuana.  Ma non per fumarla, bensì per prepararci dei decotti”, ha proseguito il 43enne. Il principio attivo, anche secondo la perizia disposta sullo stupefacente, anch’essa acquisita nel fascicolo, sarebbe risultato in effetti molto basso. 

I carabinieri avevano sequestrato nell’abitazione della coppia una coltivazione di una decina di piante di marijuana, con tutto l’occorrente per la coltivazione (serra, terra, lampade, fertilizzante) e circa 600 grammi di marijuana essiccata, con il materiale per la pesatura e confezionamento in dosi.

Secondo l’accusa, abbastanza per confezionare migliaia di dosi. “Non è emerso da nessuna parte che i miei assistiti abbiano mai spacciato – ha sottolineato Taurchini – e che la compagna non c’entri niente è evidente. A luglio non fu neanche convalidato l’arresto. Lei fa la bracciante e trascorre tutta la giornata fuori casa, in quanto lavora in un’azienda agricola dall’alba al tramonto. Non sapeva nulla della coltivazione del compagno. E che lui soffre veramente di dolori atroci, lo dimostra la sua storia clinica”. 

Il legale, al termine dell’udienza, ha chiesto la revoca della misura cautelare della presentazione alla polizia giudiziaria. La sentenza è stata rinviata al 6 giugno 2018. 

16 novembre, 2017

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