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Tribunale - Avrebbe avvelenato la vittima coi farmaci - Chiesta l'imputazione coatta del dottore già sotto processo per circonvenzione di incapace

Nomina il medico erede universale e muore, per i parenti fu omicidio volontario

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Un'aula di tribunale

VIterbo – Un’aula del tribunale

Viterbo – Medico nominato erede universale da un’anziana poi deceduta, la famiglia della vittima chiede l’imputazione coatta del dottore per omicidio volontario. Ci sarebbero le carte che provano l’avvelenamento. 

E’ la svolta a sorpresa dell’udienza di venerdì davanti al gip Francesco Rigato per chiedere la riapertura delle indagini sul professionista, già sotto processo per circonvenzione di incapace, ma inizialmente denunciato dalla famiglia per omicidio colposo. Una denuncia per la quale è stata chiesta l’archiviazione, cui si è opposto l’avvocato Mauro Danielli. Il quale è andato oltre. 

Il legale della famiglia, infatti, ha chiesto al giudice, che si è riservato, l’imputazione coatta per omicidio volontario dell’ex medico di base dell’anziana. E per corroborare la sua tesi ha prodotto, chiedendone il deposito, la cartella clinica dell’ultimo ricovero in ospedale della presunta vittima, deceduta a Belcolle dopo un breve passaggio al pronto soccorso del nosocomio di Bracciano. 

Carte scottanti, secondo i familiari, in cui i sanitari ipotizzano una possibile intossicazione da farmaci, per accertare la quale ritengono possa essere utile contattare il Centro Antiveleni di Pavia.  L’anziana nel frattempo è morta.

Il testamento olografo a favore del medico imputato di circonvenzione di incapace risale al 2012, davanti a un notaio di Vetralla. Tra i beni mobili e immobili ereditati c’è anche una bella villa a Canale Monterano. Il dottore sarebbe inoltre riuscito a fare intestare alla figlia una polizza vita da 40mila euro.

Secondo l’accusa, il medico avrebbe approfittato delle cattive condizioni di salute dell’anziana, contando sul fatto che fosse sola al mondo, a parte la sorella e un fratello, pure loro ultraottantenni.

L’anziana “affetta da una condizione nevrotica di particolare gravità – come si legge nel capo d’imputazione – era sottoposta a una politerapia psicofarmacologica con antidepressivi a dosaggio pieno ed ansiolitici tali da comportare una completa compromissione sul piano del funzionamento sociorelazionale  e a una dipendenza dall’ambiente circostante”.  

La donna è deceduta a Belcolle il 30 luglio 2013. Il medico, due giorni prima, aveva rifiutato il ricovero dell’anziana al pronto soccorso di Bracciano. Si sarebbe convinto a farla trasferire all’ospedale di Viterbo solo su pressione della sorella. All’epoca era ancora vivo anche il fratello, nel frattempo deceduto. Da qui l’inchiesta per omicidio colposo, per cui successivamente è stata chiesta l’archiviazione. E che ora rischia di trasformarsi in omicidio doloso. L’ultima parola spetta al giudice.

Silvana Cortignani


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6 novembre, 2017

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