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Gradoli - Ospizio lager - E' passato troppo tempo per disseppellire i cadaveri, quattro medici legali dovranno stabilire il nesso con il presunto abbandono nella casa di riposo

Riesumazioni impossibili, task-force di periti per chiarire morte degli anziani

di Silvana Cortignani

Gradoli

Gradoli

 

Franco Pacifici

Il pm Franco Pacifici – Titolare dell’inchiesta della procura

Gradoli – Ospizio lager di Gradoli, caso al vaglio di una task-force di periti. Sono stati nominati ieri davanti alla corte d’assise chiamata a giudicare i cinque imputati, accusati del grave reato di abbandono di incapace in concorso, aggravato dalla morte di tredici pazienti ultraottantenni.

I fatti risalgono al 2009-2010. Esclusa la possibilità di riesumare i cadaveri dopo tanto tempo, il tribunale ha deciso di disporre una sua perizia super partes, affidata ieri al noto medico legale Maria Rosaria Aromatario della Sapienza, perché stabilisca se c’è un nesso di causalità tra il presunto abbandono degli anziani e l’evento morte. 

La difese hanno nominato i dottori Andrea Biancifiori di Terni e Ettore Santini del San Giovanni di Roma. Il pubblico ministero Franco Pacifici ha confermato, anche per questa fase del processo, l’incarico al professor Massimo Lancia dell’università di Perugia, che a suo tempo aveva già stilato la perizia per la procura. Sarà poi da vedere se giungeranno o meno alle stesse conclusioni. 

Gli ospiti, anziani non autosufficienti e pazienti psichiatrici anche di giovane età, sarebbero stati tenuti in locali non idonei, privi di riscaldamento, nutriti con cibi in scatola o scadenti, curati con medicinali scaduti, con un’inadeguata assistenza sanitaria. 

Alla sbarra i tre gestori della casa di riposo “Il Fiordaliso”, ricavata in un ex albergo con vista mozzafiato sul lago di Bolsena. Imprenditori specializzati nel settore, con una lunga esperienza tra Lazio e Umbria, sono Franco Brillo e i figli Maurizio e Federico. Con loro sono imputati il medico di base orvietano Ugo Gioiosi e la neuropsichiatra senese Lucia Chiocchi. Responsabili civili le Asl umbra e toscana d’appartenenza dei dottori. Parti civili i familiari di otto anziani deceduti.

A suo tempo – nel 2014, in sede di udienza preliminare – le difese avevano già chiesto le riesumazioni, bocciate dall’allora gup Salvatore Fanti, perché già allora era passato troppo tempo. Le riesumazioni sono poi tornate d’attualità nel febbraio scorso, ritirate fuori dal pm Franco Pacifici, che ha chiesto al suo perito, il professor Massimo Lancia dell’università di Perugia, se avrebbero potuto chiarire le cause delle morti. Ipotesi bocciata dal consulente: “Sarebbero poco utili, dopo tanti anni forse non si troverebbe più nemmeno il femore”.

Per il professor Lancia: “Le carenze di gestione possono avere avuto un ruolo sulla morte”. Nella struttura erano ospitati pazienti psichiatrici, anche sofferenti di schizofrenia cronica, e anziani: “I cosiddetti ‘grandi vecchi’, anche sopra i 90 anni e perfino uno sopra i cento anni. A quell’età, malnutrizione e patologie da raffreddamento sono più rilevanti”, ha detto il perito, che ha preso in esame la documentazione acquisita dai Nas relativa a 27 “pazienti”.

Per le difese, però, la perizia del professor Lancia, basata sulla sola documentazione dei Nas, con annesse le sommarie informazioni rilasciate dai familiari e dal personale della struttura, sarebbe lacunosa: “Non si sa nemmeno se le patologie fossero antecedenti al ricovero nella struttura. Non è stato valutato il possibile nesso tra le patologie pregresse e la morte”.

Alla dottoressa Aromatario, adesso, la corte ha chiesto di verificare il nesso di causalità attraverso l’esame della documentazione presente nel fascicolo del processo e, laddove necessario, anche attraverso la documentazione medica delle persone decedute. 

Ci vorrà tempo. Il medico legale si è presa novanta giorni per depositare le conclusioni. Sarà sentita in aula il prossimo 27 marzo. Il 5 dicembre, nel frattempo, gli imputati, sempre che lo vogliano, avranno l’opportunità di difendersi davanti alla corte d’assise, composta da due giudici togati e sei giudici popolari.

Silvana Cortignani

15 novembre, 2017

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