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Uccide anziano con uno schiaffo, condannato a 6 anni e 8 mesi

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Viterbo - Tribunale [3]

Viterbo – Tribunale

 

La pm Eliana Dolce [4]

La pm Eliana Dolce

 

L'avvocato Luigi Mancini [5]

L’avvocato Luigi Mancini

Ischia di Castro – (sil.co.) – Per la corte d’assise fu omicidio preterintenzionale. Provocato da uno schiaffo. Per questo è stato condannato a sei anni e otto mesi di reclusione il 38enne nigeriano che il 6 ottobre 2013 avrebbe provocato la morte per infarto fulminante del 65enne Benedetto Giovannoni, dopo averlo aggredito in un bar di Ischia di Castro. Il sostituto procuratore Eliana Dolce aveva chiesto dieci anni. 

Un processo lampo quello iniziato lo scorso 27 gennaio, che si è concluso oggi, a meno di un anno di distanza. Senza che l’imputato abbia presenziato ad alcuna udienza. Senza alcun testimone per la difesa. E senza che i familiari della presunta vittima si siano costituiti parte civile per il risarcimento dei danni. 

Nessun dubbio per la pm Dolce, forte del referto autoptico della dottoressa Maria Rosaria Aromatario, della Sapienza di Roma. Per il medico legale e l’accusa c’è un nesso causale tra lo schiaffo con cui l’extracomunitario avrebbe colpito Giovannoni che difendeva la barista dall’aggressione dell’avventore nigeriano e l’infarto che lo ha ucciso poco dopo, mentre si recava in auto presso la caserma dei carabinieri per sporgere querela.

“L’imputato – ha sottolineato il sostituto procuratore – ha dato prima uno schiaffo alla vittima, poi ha tentato di picchiarlo con un bastone, mentre erano ancora dentro al bar, quindi lo ha colpito di nuovo all’esterno del locale. Afferrandolo per il collo, ha prodotto l’alterazione del ritmo cardiaco che, essendo il 65enne cardiopatico, è stato il fattore scatenante dello stress psicofisico causa dell’evento morte”. 

Il nigeriano, che ha precedenti per rapina e resistenza con lesioni a pubblico ufficiale, come detto non si è presentato in aula per fornire la sua versione. E’ stato comunque difeso strenuamente dall’avvocato Luigi Mancini. Il legale, tra l’altro, è tornato a parlare della “inquietante coincidenza” della morte del fratello della vittima, anche lui per un infarto fulminante, anche lui accasciandosi in auto mentre si trovava nelle campagne di Ischia di Castro. 

“La Aromatario – ha fatto notare Mancini ai due giudici togati e ai sei giudici popolari della corte d’assise – in realtà non ha affermato il nesso causale tra il presunto schiaffo e il successivo infarto, ma si è limitata a parlare di ‘correlazione plausibile’ tra l’arresto cardiaco e lo stato di agitazione della vittima, che avrebbe potuto essere scatenato anche da una banale discussione, visto che l’autopsia ha accertato segni di precedenti ischemie miocardiche, ma nessuna traccia di eventi traumatici”. 

“L’autopsia non è riuscita a fare pienamente luce sulle cause della morte, in quanto l’evento ischemico è stato troppo breve per lasciare traccia”, ha concluso il difensore, chiedendo l’assoluzione con formula piena del 38enne. 

Il 65enne sarebbe stato spintonato e schiaffeggiato dal nigeriano, mentre con il figlio e il fratello stava difendendo la barista del paese, una parente, dopo che l’imputato che, in stato di ubriachezza, aveva seminato il parapiglia nel locale.  L’uomo è deceduto nel primo pomeriggio del 6 ottobre 2013 mentre si stava recando in macchina presso la locale stazione dei carabinieri per denunciare l’aggressione da parte dell’extracomunitario.

Secondo l’accusa, e secondo i giudici della corte d’assise, sarebbe deceduto a causa dello stress psico-fisico dovuto all’aggressione.


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