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Delitto di Santa Lucia - Difesa pronta a chiedere l'infermità mentale per Ermanno indagato per omicidio dei genitori - Presto il trasferimento a Mammagialla

“15 giorni con due cadaveri in casa, serve una perizia psichiatrica su Fieno”

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Via Santa Lucia - I Vigili del fuoco sul posto - Si ipotizza il duplice omicidio

Viterbo – I soccorsi al civico 26 di via Santa Lucia

Viterbo - Via Santa Lucia - Duplice omicidio - La palazzina dove è avvenuto il delitto

Viterbo – La palazzina del delitto

Sanremo - Delitto di via Santa Lucia - Il fermo di Ermanno Fieno

Il fermo di Ermanno Fieno in Liguria

Sanremo - Delitto di via Santa Lucia - Il fermo di Ermanno Fieno

 Il fermo di Fieno è avvenuto alla stazione di Ventimiglia

Tgr Rai - L'avvocato Enrico Valentini

Il difensore Enrico Valentini al Tgr Rai

Tgr Rai - L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis durante il servizio

Viterbo – Delitto di Santa Lucia, su un punto sarebbero d’accordo la difesa e la procura: serve una perizia psichiatrica per stabilire la capacità di intendere e di volere di Ermanno Fieno, il 44enne presunto omicida dei genitori. O almeno di uno di loro, la madre. 

E’ una previgilia di Natale mesta per Viterbo che, a distanza di dieci giorni esatti dal ritrovamento dei cadaveri dei coniugi Fieno a Santa Lucia, lo scorso 13 dicembre, sta facendo i conti coi possibili retroscena del delitto. 

Nel frattempo Ermanno Fieno, il figlio 44enne della coppia, tuttora indagato per duplice omicidio, anche se la vittima potrebbe essere una sola, si trova sempre nel carcere di Imperia, in Liguria, dove è stato trasferito dopo il fermo alla stazione di Ventimiglia, mentre era in procinto di salire sul primo treno per Mentone.

La difesa, in attesa del trasferimento a Mammagialla, che potrebbe avvenire a breve, è intanto intenzionata a chiedere l’infermità mentale.

“E’ necessario un esame sulle sue capacità di intendere e di volere – dicono gli avvocati difensori Samuele De Santis ed Enrico Valentini -. E’ un’ipotesi che stiamo valutando, e che in caso avverrà solo dopo il probabile interrogatorio davanti ai magistrati inquirenti”.

Una necessità ribadita anche ieri all’edizione delle ore 14 del Tgr Lazio dagli avvocati.

Fieno, vistosi scoperto, sarebbe stato abbastanza lucido da tentare di scappare in Francia, rendendosi latitante per 36 ore, dopo essersi dileguato all’arrivo dei soccorritori nell’appartamento al secondo piano del civico 26 di via Santa Lucia.

Ma prima di fuggire, la sera stessa del ritrovamento dei corpi senza vita dei genitori, per due settimane avrebbe convissuto con i cadaveri avvolti nel cellophane della mamma Rosa di 71 anni e del babbo Gianfranco di 83. 

“Dietro la tragedia c’è un disagio sociale”, ne sono convinti i due legali, le uniche persone con cui il 44enne abbia parlato dopo essere stato rinchiuso nel carcere di Imperia, avvalendosi della facoltà di non rispondere davanti ai magistrati liguri che per due volte hanno tentato di interrogarlo. 

Le ultime risultanze investigative dicono che l’uomo sia morto, probabilmente per cause naturali, martedì 28 novembre, mentre la donna sarebbe stata uccisa a distanza di circa 12 ore, mercoledì 29 novembre.

Il figlio se li sarebbe tenuti in casa fino a quando è scattato l’allarme, come se nulla fosse. Per due fine settimana, tra i quali il ponte dell’Immacolata, nessuno si sarebbe insospettito per la loro assenza, né avrebbe notato qualcosa di insolito in Ermanno. 

“Di certo stiamo parlando di un dramma della solitudine – torna a spiegare l’avvocato De Santis – anche perché se è così, come dalle prime indiscrezioni che escono dall’autopsia, l’assistito ha convissuto con i resti dei suoi poveri genitori in casa per 15 giorni, evidentemente queste erano persone totalmente invisibili”. 

Rosa Rita Franceschini, la madre, sarebbe stata colpita violentemente alla testa in cucina con l’attizzatoio del camino di sala, la presunta arma del delitto, ritrovata sporca di sangue, tuttora al vaglio della polizia scientifica. 

“Gli elementi fin qui emersi – prosegue il collega Valentini – indicano uno stato psicologico particolare in capo al Fieno”.

Inizialmente i difensori, che hanno avuto con il 44enne un colloquio di oltre quattro ore in carcere, avevano detto “non è un mostro e non è matto, è un dramma sociale”, fissando l’attenzione sui problemi economici e la solitudine.
“La prima cosa che ci ha detto – avevano sottolineato Valentini e De Santis – è che non sono i giorni in carcere i più brutti della sua vita. Possiamo solo dire che la situazione è precipitata, ma dietro ci sono quindici anni, c’è un dramma della solitudine che non è solo la sua”.

“Adesso sia noi che i procuratori della repubblica vorremmo invece esaminare anche questo aspetto – afferma Valentini – per verificare la salute mentale dell’indagato stesso”. 

Sul corpo dell’83enne non ci sarebbero segni di violenza, mentre la 71enne avrebbe il cranio fracassato. I corpi dei genitori, vestiti di tutto punto – il padre con l’abito scuro, la cravatta e le scarpe, la madre con un abito elegante – sono stati poi avvolti nella pellicola fissata con lo scotch da pacchi e adagiati in camera da letto, con la finestra spalancata e la serranda abbassata. Da fine novembre al 13 dicembre. 

Sarà un natale in cella quello del presunto figlio killer, indagato per omicidio volontario.  Oltre ai difensori, solo i familiari, in questa fase, potrebbero andare a trovarlo e scambiare con lui un colloquio. Ma non sarebbero intenzionati. Nel frattempo hanno nominato un avvocato costituendosi parte offesa al momento dell’autopsia. 

Silvana Cortignani


Multimedia: video: La testimonianza di una conoscente – I funerali dei coniugi Fieno – Le testimonianze dei vicini – La polizia al lavoro – Trovati morti in casa – Fotocronaca: L’addio a Gianfranco Fieno e Rosa Rita Franceschini – L’arresto di Ermanno Fieno – Delitto di Santa Lucia, la polizia al lavoro – Tragedia in via Santa Lucia – Coppia uccisa in casa


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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23 dicembre, 2017

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