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Bilanci di fine anno 2017 - Economia - Andrea De Simone, direttore di Confartigianato, spiega le azioni messe in campo a sostegno delle piccole imprese

“Confidi per 7milioni e microcredito per 25mila euro”

di Paola Pierdomenico

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Andrea De Simone (Confartigianato)

Andrea De Simone (Confartigianato)

Viterbo – “Confidi per 220 aziende e 79 attività finanziate col micorcredito”. Andrea De Simone, direttore di Confartigianato, spiega le azioni messe in campo per sostenere le piccole imprese. Chiede di valorizzare manualità e artigianato e ribadisce l’importanza di tirocini e apprendistato per stimolare la ‘buona occupazione’. Vede positivamente il 2018 e auspica che si pensi più al territorio che alla campagna elettorale.

Che anno è stato il 2017?
“Nella maggior parte dei settori economici – dice De Simone – ci sono stati segnali di ripresa. Infatti, anche quelli che hanno più risentito della crisi stanno iniziando a rivedere la luce.

E’ una fase, come dico sempre, da dopoguerra, con spinte da un lato e freni dall’altro. Il ruolo della piccola impresa è determinante su tutto il territorio nazionale e soprattutto nella Tuscia, dove di grandi aziende, anche nel polo ceramico di Civita Castellana, è rimasto ben poco.

Nel capoluogo, manca ancora qualche segnale da parte della politica che poco attenziona le piccole imprese, a iniziare dall’accesso al credito. Il problema di oggi, infatti, è che i soldi viaggiano ancora col freno a mano tirato e non perché non ci siano, visto che specialmente i grandi gruppi ne hanno molti, ma perché si preferisce concentrare le risorse su investimenti finanziari più grandi. Il piccolo artigiano o il commerciante che va a chiedere, per esempio, 30mila euro non viene nemmeno preso in considerazione. E’ paradossale”.

Cosa intende?
“E’ paradossale una politica che salva quel tipo di banche e che quelle stesse banche non diano una mano alle piccole aziende. Devo dire, però, che sul nostro territorio la situazione è diversa”.

Come?
“Abbiamo una rete importante di banche di credito cooperativo, che è la nostra fortuna, ed è proprio per questa se molti sono riusciti a tenere su la serranda. Ce ne stanno molte e tutte molto forti, capitalizzate e vicine al territorio. Hanno dato una mano a salvarsi a molte imprese”.

Ecco, Confartigianato cosa ha messo in campo in questo senso?
“Grazie al rapporto Confidi-Banche del territorio, abbiamo dato una mano a 220 aziende erogando confidi per un totale di circa 7 milioni e finanziato con il microcredito 79 attività per un importo complessivo di circa 25mila euro”.

Si è sentita la presenza del governo?
“Sui provvedimenti in approvazione con la legge di bilancio, Confartigianato ha lanciato una campagna “Non prendeteci per il mulo“, nel senso che, oggi, la piccola impresa è trattata un po’ come un mulo, un animale nobile e paziente che non può però portare pesi all’infinito. Lo stesso vale per i piccoli artigiani che faticano tutti i giorni a stare sul mercato, ma che continuano a sopportare il peso del fisco e di una burocrazia troppo complicata. Vogliamo che ci sia per loro più considerazione e una maggiore attenzione anche sulle politiche fiscali”.

Ci sono ancora dei settori che sono indietro?
“L’edilizia, sebbene ci sia qualche segnale di ripresa, infatti, non tornerà mai come prima. Fino al 2008 nel capoluogo era diffusa l’edilizia dei ‘palazzinari’ con grandi costruzioni che non troveremo più perché attualmente si sviluppa sotto un’altra forma che è quella della riqualificazione”.

Su cosa si concentra l’azione di Confartigianato?
“Apprendistato e tirocini, grazie ai quali si crea buona occupazione che spesso ha invece un andamento discontinuo, crescendo a fasi alterni, perché frutto di provvedimenti elettorali o agevolativi con cui l’azienda coglie l’occasione di impegare il dipendente occasionale.

Con l’apprendistato, invece, si crea appunto buona occupazione: penso ad artigiani, calzolai, falegnami e barbieri o a chi investe su una figura, formandola e spendendoci dei soldi. Se è una persona che vale, poi ci tiene a tenersela.

Lo stesso coi tirocini con cui si abbina un periodo di formazione scolastica a un periodo di lavoro. Qualcosa si sta muovendo, ma si può si potrebbe fare di più anche a livello di impostazione culturale, perché l’obiettivo di oggi, anche di molti genitori per i loro figli, è la laurea e la ricerca di grandi multinazionali, quando invece sarebbe meglio far crescere il lavoro artigianale e la manualità che rappresentano il valore aggiunto dell’attuale mercato di lavoro”.

Il prossimo anno ci saranno le elezioni.
“Fino a pochi mesi fa, ci aspettavamo un cambio di passo, soprattutto a livello locale, che però non c’è stato. Assistiamo, invece, a un’amministrazione che si sta trascinando a fine consiliatura e a questo punto non possiamo che auspicare un nuovo scenario. Parlando più da cittadino, infatti, i risultati sono stati poco soddisfacenti”.

Poco soddisfacente anche il supporto alle imprese?
“Da queto punto di vista, il Comune non è nemmeno l’interlocutore principale, ma di certo si doveva fare di più in termini di lavori affidati, riqualificazione della città e politiche fiscali. Il mio giudizio sull’operato, però, è globale e negativo”.

A livello nazionale?
“Quello che si sta approvando con la legge di bilancio, ci vede insoddisfatti, sono poi tutti concentrati più sulle elezioni e la legge elettorale che sulle contingenze del momento”.

Il prossimo sarà l’anno della svolta?
“Si continuerà a crescere e i segnali sono sicuramente positivi. Certo, se si penserà solo alla campagna elettorale con alcuni leader politici che addirittura parlano di una nuova dopo le politiche di marzo… non è certo incoraggiante. Il territorio – conclude De Simone – viene prima di tutto”.

Paola Pierdomenico

29 dicembre, 2017

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