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Viterbo - Due chilometri quadrati di fate, elfi, presepi, alberi parlanti e renne - Le fantastiche immagini dell'evento - Foto - Video

La tana del drago e l’albero parlante, è la fiaba di Natale del Christmas Village

Il villaggio degli elfi

Il villaggio degli elfi

L'albero parlante

L’albero parlante

Babbo Natale

Babbo Natale

Il presepe

Il presepe

Viterbo – (dan.ca.) – Fiaba e realtà, luce nuova sul centro storico col Caffeina Christmas Village in corso a Viterbo dal 24 novembre al prossimo 7 gennaio, quarantacinque giorni per la più grande manifestazione di Natale di tutto il centro Italia. 

Multimedia: Il villaggio di Caffeina ChristmasIl villaggio degli elfiLa casa di babbo Natale  – Il presepe – L’albero parlante

Due chilometri quadrati di fate, elfi, presepi, alberi parlanti e renne. Dulcis in fundo, Babbo Natale. In via dei Pellegrini. Lì vicino il quartier generale della fondazione Caffeina cultura che ha organizzato uno degli eventi più imponenti che la storia della città dei Papi ricordi.

Al giardino cinquecentesco del Paradosso, a cavallo tra i quartieri San Pellegrino e Pianoscarano, il villaggio degli elfi. Sono dappertutto, sbucano ovunque. Ti accompagnano lungo il percorso raccontando la storia di queste piccole anime dei boschi e il sacro che li attraversa. Divertono e si divertono. Anche per loro è lavoro, e a guardare bene la stanchezza talvolta si nota. Ma professionalità e spirito di resistenza prevalgono. Prevale la scelta dell’apprendere attraverso il gioco e di regalare agli altri un sorriso facendoli sentire a proprio agio.

Una sequenza di piccole case, fiori e funghi giganti. Fino alla tana del drago, custode del tesoro degli elfi, che un tempo erano giganti e poi si sono rimpiccioliti fino a diventare uomini in carne e ossa. Per allietare il Natale. Un punto di riferimento per tutte le scuole che ogni giorno visitano il villaggio.

C’è poi l’albero parlante, dentro al ristoro delle fate dove è possibile pranzare e cenare senza perdere di vista la qualità. Una costruzione di tre metri, animata, che racconta favole a bambini e genitori muovendo bocca e rami, accompagnato anche in tal caso da un’elfa solerte che sollecita l’obero a parlare, a dire tutto ciò che sa.



Superata piazza della morte, poco dopo il MagnaMagna, sta invece la casa di Babbo Natale. Prima di conoscerlo si esplora l’abitazione. Il letto a due piazze, una per il Babbo e l’altra per la “panza”, talmente tanto grosse che la piazza e mezza alla francese sicuramente non sarebbe bastata. La stalla con le renne e la storia di quattro di esse che a un certo punto, poco prima del Natale e della consegna dei regali a tutti i bambini del mondo, decisero bene di sparire. E chissà che fine hanno fatto. In fondo a tutto, arriva poi lui.



Barba bianca, occhiali e tanta buona volontà. Perché è difficile tranquillizzare i bambini che ogni volta che lo vedono non ne vogliono sapere. Come accade spesso, alla vigilia della santa ricorrenza quando, dopo il cenone del 24 dicembre, s’apre la porta ed entra uno sconosciuto vestito di rosso che a tre, quattro anni di età potrebbe fare un po’ paura. Dai 6 anni si diventa più smaliziati e la paura passa. Così pare. Fino a non crederci più. Ma il Babbo Natale di Caffeina è come un babbo. Alla fine tranquillizza e i bambini si avvicinano per chiedere il regalo che – dichiarazione dei redditi permettendo – vorrebbero per sé. Senza, ovviamente, tener conto delle tasche dei genitori.



Infine il presepe. Splendido. Per la location – Palazzo dei Papi – e l’allestimento. Si entra in silenzio. Si entra in una città in miniatura. Ottanta statue che sembrano vive. Ottanta mestieri raccontanti tra capanne di legno, giardini all’italiana e mercatini artigianali. Non sembra un presepe, ma un piccolo quartiere medievale con tanto di architetture. Di cartapesta, ma l’idea rende e pure bene. Di lato, a un certo punto, i Re Magi, in attesa del prossimo anno, quando toccherà pure a loro. In fondo a tutto, tra il bue, l’asinello e una paglia che odora di paglia, gli attori principali: Giuseppe, la Madonna e il Bambinello. Coperto da un velo. Perché nascerà tra poco. Nel frattempo, “venite” e “adoremus”.

Daniele Camilli

5 dicembre, 2017

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