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Cosa nostra - Arrestata Mariangela Di Trapani insieme ad altre 24 persone - E' la moglie del boss Salvatore Madonia, rinchiuso a Mammagialla

Guidava il clan con gli ordini che il marito impartiva dal carcere di Viterbo

Mariangela Di Trapani con il marito Salvino Madonia durante un colloquio al 41 bis

Mariangela Di Trapani con il marito Salvatore Madonia durante un colloquio al 41 bis

Salvatore Madonia

Salvatore Madonia

Mariangela Di Trapani, moglie di Salvatore Madonia

Mariangela Di Trapani, moglie di Salvatore Madonia

Viterbo – Aveva preso le redini del clan palermitano di Resuttana mentre il marito pluriergastolano era detenuto al 41 bis, riuscendo a portare all’esterno gli ordini che il boss mandava ai suoi dal carcere di Viterbo.

Mariangela Di Trapani, figlia del capomafia Ciccio, sorella del boss Nicola e moglie di Salvatore Madonia, rinchiuso da tre anni nel carcere di massima sicurezza di Viterbo, è stata arrestata all’alba di ieri insieme ad altre ventiquattro persone, che fanno parte anche del mandamento di San Lorenzo. Per i carabinieri che hanno condotto le indagini coordinate dalla Dda di Palermo, era lei alla guida del clan mafioso di Resuttana, quartiere nord di Palermo.

“I pentiti – riporta l’Ansa – hanno già in passato parlato del ruolo di Mariangela Di Trapani, tanto che la donna venne arrestata nel 2008. Condannata a otto anni, ha scontato la pena”. Dopo essere stata scarcerata, si sarebbe messa subito al lavoro. Secondo gli inquirenti, aveva ricevuto un’investitura ben precisa: riorganizzare Cosa nostra. La moglie di Salvatore Madonia, “sfruttava i colloqui in carcere col marito e i cognati Nino e Giuseppe, entrambi capimafia ergastolani, per mantenere i contatti dei familiari col mandamento di Resuttana, guidato dai Madonia dai tempi in cui a comandare era il suocero di Mariangela, Francesco”.

Dall’inchiesta dei carabinieri, oltre all’attuale ruolo della donna, che avrebbe preso le redini del clan, sarebbe emerso anche il peso che la famiglia Madonia continua ad avere in Cosa nostra. Cosa nostra che – riporta l’Ansa – stava per tornare a uccidere. Nel mirino Giovanni Niosi, uomo d’onore già arrestato in passato. Mestiere ufficiale vigile del fuoco, fedelissimo del boss Salvatore Lo Piccolo con la passione per il cinema. Tanto che nel 2002 aveva interpretato il ruolo di un mafioso in una delle puntate di Blu Notte di Carlo Lucarelli, dedicata alla strage di Capaci.

Niosi doveva morire perché aveva deciso di patteggiare una condanna: scelta ritenuta dai mafiosi disdicevole. E’ uno dei particolari dell’inchiesta della Dda di Palermo, che ha portato ai venticinque arresti di ieri. I fermati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento, favoreggiamento e ricettazione.

Mariangela Di Trapani, “la padrona”, come i mafiosi la chiamavano, si sposa con Salvatore Madonia dietro le sbarre. E’ il 23 maggio 1992, Giorno della strage di Capaci. “E’ il regalo di nozze per Salvino Madonia”, dirà una voce sconosciuta al telefono, in serata, al Giornale di Sicilia.

Madonia, meglio noto come “Salvino” o “Salvuccio”, 61 anni, vanta uno sterminato curriculum criminale. Come il padre Francesco, detto “Ciccio”, morto nel 2007 e condannato all’ergastolo nel processo “Borsellino tre”. Come pure i fratelli Antonino e Giuseppe (quest’ultimo tra i colpevoli della strage di Capaci), sospettati di essersi alternati con Salvino alle riunioni della commissione provinciale di Cosa nostra, come rappresentanti del clan di Resuttana.

Quella di Madonia è una vita più in cella che fuori: gli anni Ottanta scorrono tra un arresto e una scarcerazione, ma nel ’91 torna definitivamente in prigione dopo tre anni di latitanza. Dalla Cassazione, nel 2008, ottiene una sentenza storica: i supremi giudici accolgono la sua richiesta di avviare un programma di procreazione assistita. Ma soprattutto, dalla cella continua indisturbato a gestire gli affari di famiglia. “Tra le decisioni veicolate all’esterno grazie al contributo della Di Trapani – riporta l’Ansa -, secondo gli inquirenti ci sarebbe stata quella di eliminare l’allora reggente di San Lorenzo Giovanni Bonanno, che, oltre a a fare la cresta sulle casse del clan, avrebbe messo in giro la voce che il figlio di Mariangela e Salvino Madonia, Francesco, fosse frutto di un tradimento e non di un concepimento in provetta. Un affronto che non poteva restare impunito. ‘La risposta che tu devi dare a Salvo è che quello non c’è più’, diceva Nino Madonia a Mariangela, che poi avrebbe trasmesso il messaggio al marito”.

L’ultima condanna per Salvatore Madonia, l’ergastolo, risale al 20 aprile scorso. Per la corte d’assise di Caltanissetta, sarebbe stato uno dei mandanti della strage di via D’Amelio, in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. Ma il suo nome è legato anche all’omicidio di Libero Grassi, l’imprenditore ucciso perché non voleva pagare il pizzo. Paola Belloni, avvocatessa, viceprocuratrice onoraria e curatrice di una collana di biografie di mafiosi, scrive che Madonia non riuscì nemmeno a guardare Libero Grassi negli occhi: per questo gli sparò alle spalle, avrebbe raccontato il pentito Marco Favaloro, reo confesso di aver partecipato all’agguato.

Dal 6 aprile 2014 Madonia è rinchiuso nel penitenziario di massima sicurezza di Viterbo. Dal 1992 è al 41 bis. Si sfoga più volte con i giudici in udienza, durante “Borsellino Quater”. I suoi effetti personali sono bloccati al carcere dell’Aquila. A Mammagialla non arriva né la sua biancheria né gli atti del processo. Madonia informa puntualmente la Corte sui “problemi tecnici” che incontra al carcere viterbese: non può consultare gli atti in pdf, non funziona il condizionatore nell’aula videoconferenze, non gli vengono consegnate le sentenze né i verbali d’udienza.

Il boss di Resuttana arriva fino in Cassazione per contestare la scarsa illuminazione della cella, l’impossibilità di studiare, il bagno alla turca e l’assenza di privacy. Ricorsi ogni volta respinti o dichiarati inammissibili.

6 dicembre, 2017

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