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Fatture Tarocche - In aula la testimonianza dei giornalisti del Fatto quotidiano e del Messaggero - Sarebbe stato "er batman" in persona a consegnare alla stampa i presunti documenti scottanti

“Il dossier è una bomba, disse Fiorito, accanendosi su Battistoni…”

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Franco Fiorito

Franco Fiorito

 

Paolo Gianlorenzo con l'avvocato Franco Taurchini

Paolo Gianlorenzo con l’avvocato Franco Taurchini

 

L'avvocato Enrico Valentini

L’avvocato di parte civile Enrico Valentini – Assiste Francesco Battistoni

Viterbo – “Il dossier è una bomba, disse Fiorito, accanendosi su Battistoni”, ha raccontato il cronista del Messaggero Cesare Claudio Marincola.

E ancora: “Il dossier? Ce lo ha dato lo stesso Franco Fiorito, in un bar di piazza Euclide a Roma un paio di giorni prima della pubblicazione”, hanno spiegato Valeria Pacelli e Loredana Di Cesare del Fatto Quotidiano.

Così le due giornaliste hanno iniziato la testimonianza fiume su come, in quel caldo settembre 2012, sono venute in possesso delle presunte fatture gonfiate ad arte contro l’allora capogruppo del Pdl alla Regione Lazio, Francesco Battistoni.

Quest’ultimo parte civile nel processo per calunnia e diffamazione entrato nel vivo ieri contro l’ex capogruppo regionale del centrodestra Franco “er batman” Fiorito e (solo per diffamazione) il cronista viterbese Paolo Gianlorenzo. 

Stessa scena verso le otto di una sera di settembre di cinque anni fa, forse lo stesso giorno, sotto la redazione centrale del Messaggero, in via del Tritone. “Ci vedemmo con Fiorito all’ingresso del quotidiano e mi diede il dossier dicendomi ‘é una bomba’”, ha raccontato il giornalista Cesare Claudio Marincola, all’epoca alla redazione politica nazionale. 

Incalzato dall’avvocato di parte civile Enrico Valentini, Marincola ha proseguito: “Ricordo un particolare accanimento nei confronti di Battistoni, ad esempio la presunta prenotazione di una camera doppia con l’amante per il Salone del gusto di Torino 2010”. 

“Era un incartamento attinente i presunti rimborsi gonfiati, contenuto in una cartellina rosa intestata ‘Consiglio regionale del Lazio’ – ha detto ancora – a me interessava sapere se me lo stesse dando in esclusiva, e capii indispettito che non era così, e se fosse attendibile. Feci delle verifiche, per i casi più eclatanti chiamai i diretti interessati che avevano fatto le spese, i clienti riconoscevano quel gruppo politico piuttosto che quel consigliere regionale”.

“L’incontro era finalizzato a parlare dell’utilizzo dei fondi della Regione Lazio, poi vennero fuori le feste a base di ‘ostriche e champagne’ – ha sottolineato il cronista – un caso nazionale, tutti i giornali  ne parlarono”.

Documenti scottanti. “Avevamo preso un buco dal Corriere della Sera – ha spiegato Valeria Pacelli – allora decidemmo di intervistare Fiorito sulle fatture del gruppo regionale Pdl. Lui si presentò all’appuntamento al bar dei Parioli con un dossier, in cui si parlava, tra l’altro, dei voucher hotel di Battistoni”.

Fatto sta che lo scandalo Rimborsopoli, in un paio di giorni, dilagò, a tutti i livelli, sulla stampa nazionale, dai quotidiani, al web, alla televisione. “Fiorito – ha sottolineato la Pacelli – ci consegnò vari documenti, tra cui fatture di più consiglieri regionali. Lui era stato il capogruppo del Pdl, da lui passavano tutti i rendiconti”.

L’avvocato di parte civile Enrico Valentini e i difensori Franco Taurchini e  Fausto Barili (per Carlo Taormina) hanno insistito coi cronisti se avessero verificato la genuinità delle fatture. “A un controllo visivo non parevano artefatte e alcuni riscontri, ad esempio coi fornitori, hanno dato esito positivo – ha sottolineato Loredana Di Cesare – inoltre venivano da un capogruppo, un pubblico ufficiale, una persona di cui pensavamo ci si potesse fidare”

“Erano delle fotocopie, e questo ci avrebbe dovuto insospettire – ha concluso – ma non c’erano motivi per dubitare, tutto era apparentemente in regola”. 

Troppi 18 testimoni per l’accusa, 8 per le parti civili, 7 per le difese, secondo il giudice Autizi che, al termine dell’udienza, ha preannunciato un possibile sfoltimento. Se non fosse possibile scremarli, si preannunciano tempi lunghi per la sentenza. I prossimi tre testimoni del pm saranno sentiti solo ad aprile. 

Silvana Cortignani


 – Fatture tarocche, tre giornalisti i primi testimoni dell’accusa


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12 dicembre, 2017

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