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Bilanci di fine anno 2017 - Intervista di fine consiliatura al sindaco Michelini, alle prese col nodo ricandidatura, sul lavoro svolto e le giravolte della maggioranza

“La parentesi da sindaco si apre e si chiude…”

di Giuseppe Ferlicca
Leonardo Michelini

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Leonardo Michelini

Viterbo – Non ha ancora deciso se si ripresenterà per il secondo mandato da sindaco. Leonardo Michelini un sì o un no non lo esprime: “Per non creare problemi al lavoro che sto facendo”. E non dare un vantaggio all’opposizione. Dei 5 consiglieri che hanno lasciato la maggioranza nel corso del suo mandato, Sergio Insogna (Psi) è quello da cui se lo sarebbe aspettato di meno. Considera il 2017 positivo, è stato l’anno della pedonalizzazione del centro storico, piano periferie e teatro Unione, ma pure della delusione per l’abbandono di Viva Viterbo. A pochi mesi dal voto, dal primo cittadino un bilancio non solo degli ultimi 365 giorni, ma di un quasi quinquennio.

Dia subito una buona notizia ai viterbesi. Si ricandida oppure no?
“Questa è una buona notizia? Ancora non ho definito la mia scelta, sono concentrato nel raggiungere gli obiettivi che mi sono prefissato. Siamo a fine mandato e i risultati ci sono, non ho ancora preso la decisione e non vorrei mettere in mano all’opposizione una strada che io prendo per utilizzarla contro la maggioranza. Stiamo ancora lavorando, c’è tempo”

Quando arriverà il momento di scegliere?
“Non c’è una data fatidica, non devo definire il giorno in cui mi sposo. La scadenza è definita dalle elezioni, ma non voglio complicare la vita amministrativa e politica”.

Cosa deve scattare perché lei possa decidere per il sì?
“Dovrei superare culturalmente, difficoltà incontrate in questo mandato. Ormai sono abbastanza grande per andare avanti. Tutto fa esperienza. Il momento della riflessione, quello che ti fa decidere, ancora non l’ho messo in conto, perché lo ripeto, qualsiasi scelta prendessi, adesso creerebbe un problema al lavoro che stiamo portando avanti. Sono concentrato sulle cose da fare. Il giorno del debutto della prosa all’Unione sono stato due ore sul terrazzo a zero gradi, con i tecnici fino alle 19 perché volevo che il teatro funzionasse. Purtroppo quella sera non tutto è andato bene, ma il giorno dopo sì. Ci tengo mantenere impegni che ho preso con i cittadini”.

La sindaca di Roma Virginia Raggi ha detto che farà solo un mandato, ricevendo critiche da chi ritiene che un percorso amministrativo si completi in dieci anni. Lei come la vede?
“Io condivido con la sindaca Raggi la battuta che ha fatto: sarà un miracolo arrivare a fine mandato. Io probabilmente ci riuscirò, ci sono quasi. Non concordo, invece, con chi sostiene che ne servano due per portare a compimento un progetto. Io per esempio ho completato lavori della precedente amministrazione, l’ho fatto con l’orgoglio di cittadino e sindaco. Le opere è importante che si facciano, non importa da chi. Non s’interrompe nulla solo perché il sindaco cambia. Io non ho progettato il Plus, ma sono onorato d’averlo portato avanti, così come lo sarei se altri dovessero portare avanti i miei di progetti”.

Che anno è stato il 2017?
“Positivo. Siamo partiti con la pedonalizzazione di una parte del centro storico. La testata dove lei lavora ha raccolto un’infinità di firme perché si arrivasse a questo risultato. L’abbiamo fatto, ricevendo pure critiche. Avremmo potuto tornare indietro come hanno fatto altri prima di noi. Oggi ritengo che i cittadini stiano realizzando che una città come Viterbo debba avere un traffico nel centro storico regolamentato, consentendo ai pedoni e attività di beneficiarne. Città come la nostra hanno adottato il provvedimento da tempo noi ci siamo arrivati tardi. Ricordo la Pietà di Del Piombo alla National gallery e la battaglia per portala, poi la scommessa sul teatro Unione, la riqualificazione e soprattutto la riapertura, il cartellone, le attività, anche di pregio. Poi il Festival Barocco. Non c’era più, una manifestazione internazionale che abbiamo riportato in città. Oppure la mostra sui tesori di santa Rosa. Aggiungo le periferie e relativo finanziamento. Io sono uno dei tre sindaci in Italia, diversamente dagli altri cento circa, a non essere andato a Roma a firmare la convenzione, perché il presidente del consiglio Gentiloni è venuto a Viterbo. Ancora, il termalismo e l’impianto ex Inps, con il bando per la ricerca dell’advisor. Mi pare che la percezione della città sia migliore rispetto a come l’abbiamo trovata”.

Al piano periferie e ai 17 milioni e mezzo di finanziamento va però aggiunto il Pd che è insorto contro alcuni progetti. Si litiga pure su questo?
“Questo fa parte delle cose che provo a rimuovere. Non credo che ci possano essere due tavoli, quello amministrativo e quello politico. Il luogo di confronto deve essere unico. Le critiche si fanno prima. Una volta intrapreso un percorso, si va avanti. Poi, ritengo che alcune osservazioni siano accoglibili in questa fase, me ne farò anche garante e non ci saranno problemi. Però a mio modo di vedere bisognerebbe avere uno stile diverso. Evitare di far sembrare che la maggioranza sia divisa su progetti strategici. Mi è piaciuto il consiglio comunale sulla geotermia. Su argomenti strategici per la città dovrebbe esserci condivisione. Mi sarebbe piaciuto che anche l’opposizione avesse votato il piano delle periferie. Purtroppo mi sono dovuto assentare quel giorno, dal consiglio. Se fossi stato presente avrei chiesto pubblicamente di condividere il piano. Perché non è il piano di Michelini, è della città”.

È a fine mandato. Se potesse modificare una scelta fra quelle prese da quando è sindaco, cosa cambierebbe?
“Ohhh, tante – Michelini sorride – m’immaginavo una politica diversa, ma vedo che ovunque è così, non solo a Viterbo. La politica ha i suoi tempi”.

Non si espone, allora le suggerisco qualcosa. L’alleanza con Viva Viterbo, col senno del poi la rifarebbe?
“Quando ho stretto un accordo al ballottaggio e non un apparentamento, ritenevo che quel contributo fosse utile alla città è lo è anche stato, almeno fino a un certo punto. Hanno portato sensibilità diverse, a volte magari esagerando. Oggi non condivido atteggiamenti che portano a dimenticare quanto fatto in quattro anni. Dal punto di vista della coerenza politica non c’è stato un buon comportamento, chiudendo un anno prima di fine mandato, con motivazioni che io reputo pretestuose. Ma ognuno fa ciò che reputa opportuno”.

Chicco Moltoni, Goffredo Taborri, Filippo Rossi, Sergio Insogna, Maria Rita De Alexandris sono i consiglieri passati dalla maggioranza all’opposizione. Da chi fra i cinque si sente politicamente tradito e da chi invece un po’ se lo aspettava?
“No, non parliamo di tradimenti. Il tradimento è un’altra cosa”.

Cambiamo termine, allora. Chi l’ha stupita per avere abbandonato la coalizione e da chi, invece un po’ se l’aspettava?
“Viva Viterbo mi ha stupito, con l’uscita dopo quattro anni. Lei fa pure i nomi. Probabilmente Goffredo Taborri è uno che ha girato, cambiando, quindi mi ha stupito politicamente meno, cos anche Chicco Moltoni. Forse fra i cinque, Insogna era quello da cui non me lo sarei aspettato. Però ha spiegato la sua scelta con motivazioni che io rispetto”.

Qualcuno va sussurrando che magari, anziché da sindaco potrebbe candidarsi altrove. Direzione Roma. C’è del vero?
“Ho altro da fare. Sono una persona conosciuta per la mia attività, gli anni in Coldiretti. Forse per questo sono tirato in ballo. Ma quando uscirò dal comune tornerò a fare quello che ho sempre fatto. La parentesi del sindaco si apre e si chiude. Quando la apri devi essere contento, ma anche quando la chiudi, devi essere lo stesso felice. È la mia filosofia. Quando smetterò di fare il sindaco non andrò in depressione e non avrò bisogno di fare chissà cosa, parlamentare, consigliere regionale o presidente di non so cosa”.

Marco Cappato in un incontro ha ironizzato su Giuseppe Fioroni, definendolo un’eccellenza di Viterbo. Quanto ha influito nella sua amministrazione quest’eccellenza?
“Fioroni è un personaggio con una storia, incarichi importanti, è un ex ministro. Io ho cercato di mantenere con lui un buon rapporto, come con tutti gli altri, Sposetti, Panunzi. La mia vicinanza con Fioroni risale agli anni 90, quando sono stato consigliere comunale. Viene dalla Democrazia Cristiana. Da questo punto di vista ho avuto un rapporto più continuo rispetto agli altri. Ma ho fatto fatto a meno di Fioroni per tanti anni prima di diventare sindaco e la mia autonomia la rivendico pure in questo ruolo. Questo non toglie che io possa parlarci, con lui come con altri. Non credo che ci sia l’egemonia di Fioroni nell’amministrazione”.

Aveva aderito al movimento Moderati e Riformisti e poi si è allontanato. Perché?
“La mia adesione è stata in buona fede, pensando che potesse essere utile, per allargare l’orizzonte del centrosinistra. Invece la gente, mi sono reso conto, che percepisce meglio un sindaco che sia indipendente e allora mi sono fatto da parte e sono uscito. Qualche errore l’ho commesso. Questo è uno, ma l’intenzione era buona”.

Che augurio si sente di fare ai viterbesi e a Viterbo per il prossimo anno?
“Mi auguro che Viterbo veda portato a compimento quanto stiamo avviando, indipendentemente che ci sia io o qualcun altro. La città ha grosse potenzialità. Bisogna convincere tutti i viterbesi, dal primo all’ultimo che Viterbo non aspetta altro che essere valorizzata. Dobbiamo esserne convinti, a partire dai giovani. Insistiamo. Non sempre i risultati arrivano subito. A quest’amministrazione stanno arrivando all’ultimo anno. Bisogna crescere e sdoganarsi dallo schieramento. Comprendo la liturgia della politica, ma ritengo che magari su poche cose sia fondamentale cercare la condivisione. La città deve capire, questo è il mio augurio, che su certi aspetti, per crescere occorre essere uniti”.

Giuseppe Ferlicca

28 dicembre, 2017

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