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Campagna Animal Equality - Agnelli torturati e macellati vivi - I magistrati chiedono una relazione alla Asl, che ha fatto chiudere il macello nel 2015

Mattatoio lager, la procura vuole vederci chiaro

Viterbo – Gli agnelli nel mattatoio ripresi dalle telecamere di Animal Equality

Viterbo – Gli agnelli nel mattatoio ripresi dalle telecamere di Animal Equality

Viterbo - Gli agnelli nel mattatoio ripresi dalle telecamere di Animal Equality

Viterbo – Gli agnelli nel mattatoio ripresi dalle telecamere di Animal Equality

Viterbo - Gli agnelli nel mattatoio ripresi dalle telecamere di Animal Equality

Viterbo – Gli agnelli nel mattatoio ripresi dalle telecamere di Animal Equality

Monterosi – La procura di Viterbo avrebbe chiesto alla Asl una relazione sull’attuale stato del mattatoio lager finito nel mirino dell’associazione Animal Equality. Un mattatoio che, come l’azienda sanitaria viterbese ha già sottolineato, risulta “chiuso da aprile 2015, da quando i veterinari rilevarono che non rispettava il benessere degli animali”.

Nelle ultime ore, la procura ha comunque chiesto alla Asl un’ulteriore relazione sullo stato attuale del mattatoio di ovini e caprini di Monterosi. Non rilevando, per il momento, “alcuna ipotesi di reato”. Perché quei video, pubblicati da Animal Equality, rilanciati dall’Ansa e ripresi da tutta la stampa nazionale, risalirebbero al 2010, o comunque ad almeno due anni fa, quando il mattatoio è stato chiuso.

L’associazione animalista ha utilizzato quei filmati per lanciare, in vista del Natale, una petizione al parlamento italiano, e in particolare ai ministri Maurizio Martina e Beatrice Lorenzin, per chiedere che “siano introdotte norme incriminatrici per il maltrattamento degli animali durante le fasi di stordimento e abbattimento”. Animal Equality ha spiegato che il mattatoio di Monterosi “è una delle duecento strutture italiane in cui, su specifica deroga, è permesso macellare senza previo stordimento”. Una tipologia di macellazione permessa da un regolamento europeo che prevede una deroga allo stordimento per i metodi prescritti da riti religiosi.

“Le immagini, ottenute con l’installazione di telecamere nascoste, mostrano come gli operatori infrangano sistematicamente la maggior parte delle prescrizioni igienico-sanitarie. Nonché qualunque minima norma per la protezione degli animali, sottoponendo deliberatamente agnelli, pecore e capre ad atroci torture sia fisiche sia psicologiche”, è la denuncia dell’associazione animalista. “Gli operatori sgozzano sistematicamente animali completamente coscienti. Li gonfiano con un compressore ancora vivi per separare la pelle dai muscoli. Gli animali sono lasciati ad agonizzare per interi minuti. Gli operatori li prendono a calci senza motivo, li strattonano per una sola zampa o per la coda con il rischio di spezzargliela. Lanciano bruscamente in aria agnelli e capretti, ammassandoli l’uno sull’altro. Trascinano le capre afferrandole violentemente per le corna”.

Mentre la procura di Viterbo è già al lavoro per tutti gli accertamenti del caso, l’avvocato Enrico Valentini, “in nome e per conto della Ilco srl”, una delle industrie viterbese che lavora carni ovine, nel sottolineare che “l’azienda dei signori Camilli è totalmente estranea alla vicenda”, ha anticipato di aver “avuto mandato di agire contro ignoti perché, trattandosi di una fake news, è stato fatto un enorme danno d’immagine: parlando di macellazione nella provincia di Viterbo, si individua sempre e subito la Ilco”.

L’avvocato Valentini ha poi aggiunto di essere intenzionato a chiedere “l’immediato sequestro del video, con una denuncia alla procura della Repubblica. Si tratta di spezzoni – spiega – montati ad arte con filmati di diversi periodi di macellazione, per far vedere una cosa che non è riferibile ad aziende tuttora operanti. Tra cui la Ilco. La reazione dell’azienda e dei signori Camilli è stata molto dura, e chiederemo l’intervento della procura per la tutela di tutto il comparto. Già pesantemente vessato”.

7 dicembre, 2017

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