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Bilanci di fine anno 2027 - Ordine degli avvocati - Parla il presidente Luigi Sini, punto di riferimento dei 683 avvocati e 212 praticanti del foro di Viterbo

“Non è per colpa degli avvocati che la giustizia è lenta”

di Silvana Cortignani

Viterbo - Università della Tuscia - Il presidente dell'ordine degli avvocati Luigi Sini

Viterbo – Università della Tuscia – Il presidente dell’ordine degli avvocati Luigi Sini

 

Tribunale - Il presidente dell'ordine degli avvocati Luigi Sini e l'avvocata Claudia Polacchi

Tribunale – Il presidente dell’ordine degli avvocati Luigi Sini e l’avvocata Claudia Polacchi

 

Lo scambio di auguri di Natale in tribunale

L’avvocato Luigi Sini con le colleghe Anna Paradiso e Tiziana Papalia

 
Ordine degli avvocati - La consegna delle Toghe d'oro

La consegna delle Toghe d’oro

Ordine degli avvocati - La consegna delle Toghe d'oro

Toghe d’oro – La presidente del tribunale Covelli con l’avvocato Zampi

Viterbo – Tempo di bilanci di fine anno anche per il presidente dell’ordine degli avvocati Luigi Sini. Sini, 52 anni, sposato con la collega Claudia Polacchi, due figli ventenni, un maschio e una femmina, entrambi iscritti a giurisprudenza, ex studente del liceo classico Buratti, è anche amante della buona tavola e della buona musica. Per lui, il 25 dicembre festa in famiglia. “E’ una tradizione – sottolinea –  ci riuniamo tutti insieme, i figli tornano dall’università, ci sono i nonni, tutti i nipoti, cognati e sorelle. Non c’è motivo per andare da qualche parte, a Natale si sta bene a casa”. 

Poi c’è l’altra  grande famiglia, quella del foro di Viterbo: 683 avvocati e 212 praticanti che esercitano la professione legale sul territorio Viterbese.

Stuzzicato, per sciogliere il ghiaccio, sulle sue proverbiali “frecciate” alla stampa, il presidente Sini spiega, secondo il suo punto di vista, quale dovrebbe essere il rapporto tra gli avvocati e i giornalisti che praticano la cronaca giudiziaria.
“Sono talebano, per me esiste solo il principio della riservatezza, ritengo che non sia mai interesse del cliente rilasciare dichiarazioni o informazioni alla stampa. Ma se proprio diventa indispensabile, allora va fatto nell’esclusivo interesse dell’assistito”.

Presidente, lei è stato uno degli avvocati di parte civile nel processo a Paolo Esposito e Ala Ceoban per il cosiddetto “giallo di Gradoli”. Un caso che nel 2009-2010 ebbe una grandissima eco mediatica…
“Più volte ho chiesto ai giornalisti di usare cautela, di non indugiare su certi particolari, di salvaguardare le vittime della vicenda, non è stato facile con alcuni organi di stampa”.

Ha più visto Paolo Esposito, condannato in via definitiva all’ergastolo per duplice omicidio e occultamento dei cadaveri? 
“L’ho rivisto domenica 17 dicembre,, al pranzo organizzato a Mammagialla con la comunità di Sant’Egidio. Mi dicono che sia un detenuto modello e che lavori all’interno del carcere. Pochi giorni fa Paolo Esposito ha parlato con gli studenti di una quinta classe del liceo classico Buratti che avevano chiesto di incontrare lui e altri due detenuti. Non so cosa si siano detti.  L’ordine degli avvocati, nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, promuove varie attività per gli studenti, dando loro sia la possibilità di assistere alle udienze penali, sia di conoscere da vicino la realtà del carcere”.

Ai vertici di Mammagialla c’è stato un cambio della guardia…
“Torna il direttore Pierpaolo D’Andria e se ne va a Frosinone la direttrice Teresa Mascolo, che è stata una dirigente eccezionale sotto tutti i punti di vista, con una grande attenzione nei confronti dei detenuti, sempre in prima linea perché la condanna sia davvero un’occasione di recupero e non semplicemente punitiva. Con 700-800 detenuti e quattro educatori non è facile. L’ultimo risultato è la sigla di un protocollo, caldeggiato dagli avvocati, che consentirà a due detenuti di lavorare come giardinieri al palazzo di giustizia del Riello”.

Quest’anno il tradizionale pranzo prenatalizio tra avvocati e magistrati è stato caratterizzato dal ritorno della storica tradizione della consegna delle “Toghe d’oro” ai legali che hanno compiuto 50 anni di professione…
“Ce ne sono sette nel foro di Viterbo: l’avvocato Caio Fiore Melacrinis, iscritto dal 1959, per il quale era presente la figlia e collega Antonella; Gianfranco Del Corto, iscritto dal 1960; Luciana Zampi, iscritta dal 1962, cui la Toga d’oro è stata consegnata da Maria Rosaria Covelli, prima presidente donna del tribunale, non a caso, perché la Zampi è stata la prima donna iscritta all’albo degli avvocati di Viterbo; poi Laura Scarelli, Giorgio Puri e  Franco Rossi, quest’ultimo che ha scritto una lettera commovente, iscritti dal 1964; infine mio suocero, Marcello Polacchi, iscritto dal 1967, per cui ho avuto l’onore di consegnare la targa alla figlia, collega nonché mia moglie Claudia Polacchi. Con l’occasione, inoltre, abbiamo salutato l’ex consigliere e tesoriere dell’ordine Sergio Buzzi che, nonostante la giovane età, ha deciso di cancellarsi dall’albo e godersi la famiglia”.

Prima di Natale c’è stata una funzione religiosa molto sentita alla chiesa del Sacro Cuore del Pilastro… 
“Una messa di suffragio per tutti i colleghi che non ci sono più e in particolare per tre colleghi e tre figli di colleghi scomparsi nel 2017 in tragiche circostanze. Abbiamo ricordato gli avvocati Franco Fiorani di Bagnoregio, Anna Mariani di Vetralla e Giuliano Magrini di Corchiano. Poi la figlia affidataria di Francesca Matta, di Oriolo Romano, morta in un drammatico incidente; la figlia dell’avvocato Laura Meassi, di Montefiascone, vittima di uno scontro sulla Teverina; e il figlio di Fiorella Nenci, di Gallese, giovane paracadutista colpito da un malore in caserma a Pisa”.

La gente si chiede perché i processi vadano avanti anni, salvo chiudersi con la prescrizione, senza innocenti, né colpevoli…
“Sono tante le domande che dovremmo porci. Ad esempio, perché il 60% dei dibattimenti si concludano con un’assoluzione. Tornando a noi, non è per colpa degli avvocati se la giustizia è lenta. La ragione principale per cui le cause non si fanno è il continuo avvicendamento di giudici, che blocca i processi”.

Quali sono le criticità del tribunale di Viterbo?
“Il 2017 si chiude in positivo. Nel Lazio è il migliore in assoluto. Attualmente abbiamo in organico 20 magistrati e sono ottimi i rapporti tra l’avvocatura, il procuratore capo Paolo Auriemma e la presidente Covelli , nel rispetto delle rispettive funzioni, ma nella più completa e totale disponibilità reciproca”.

Quali sono i punti di forza dell’anno che si sta chiudendo?
“La collaborazione dell’avvocatura nell’amministrazione della giustizia è un grande traguardo. Soprattutto in tema di negoziazione assistita in materie familiari. Separazioni e divorzi consensuali, ad esempio, si fanno anche negli studi, evitando agli interessati il trauma di recarsi in tribunale, dove pensiamo poi noi a portare tutte le carte, risolvendo tutto in una decina di giorni, offrendo un servizio più celere ai clienti e snellendo il lavoro degli uffici. Il futuro sarà questo, si userà lo stesso sistema per risolvere altri tipi di contenzioso”.

Cosa l’ha reso più orgoglioso nel 2017?
“Da un anno esatto sono membro dell’organismo congressuale forense, la massima assise dell’avvocatura a livello nazionale, per la quale ho preso parte a tre audizioni in commissione giustizia alla camera, sulla riforma della magistratura onoraria, i patti prematrimoniali e una proposta di legge dell’onorevole Donatella Ferranti sull’assegno di mantenimento divorzile. Questi ultimi, in particolare, temi molto sentiti dalla popolazione, nei confronti dei quali c’è grande attenzione”. 

Silvana Cortignani

29 dicembre, 2017

Bilanci di fine anno 2017 ... Gli articoli

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