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Fieno in isolamento a Mammagialla

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Sanremo - Delitto di via Santa Lucia - Il fermo di Ermanno Fieno [3]

Sanremo – Delitto di via Santa Lucia – Il fermo di Ermanno Fieno

Viterbo - Delitto di santa Lucia - I Vigili del fuoco sul posto [4]

Viterbo – Delitto di santa Lucia – I Vigili del fuoco sul posto

Viterbo - Delitto di santa Lucia [5]

Viterbo – Delitto di santa Lucia

Viterbo - Il carcere di Mammagialla [6]

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

Gli avvocati Samuele De Santis ed Enrico Valentini [7]

Gli avvocati Samuele De Santis ed Enrico Valentini

Danilo Primi [8]

Danilo Primi

Viterbo – È da sabato nel carcere di Mammagialla, Ermanno Fieno. E lì passerà il Natale. Da solo, senza altri detenuti in cella. Per una notte è stato anche sorvegliato a vista 24 ore su 24, per evitare atti di autolesionismo o istinti suicida. “L’area sanitaria dell’istituto aveva disposto in via precauzionale la sorveglianza a vista del detenuto, in virtù della particolarità del caso e in attesa della consulenza del distretto di salute mentale – spiega il segretario provinciale dell’Unione sindacati di polizia penitenziaria Danilo Primi -. Sorveglianza a vista che gli è poi stata revocata, dopo la visita degli psichiatri del carcere”. 

“Considerato il periodo natalizio e che una parte del personale, già carente, usufruisce delle ferie, la sorveglianza a vista avrebbe costretto la polizia penitenziaria a sobbarcarsi responsabilità che vanno oltre le proprie competenze. Nel caso specifico un addetto avrebbe dovuto controllare un’intera sezione con detenuti con importanti patologie psichiatriche, e in più avrebbe dovuto controllare a vista 24 ore su 24 un detenuto che in qualsiasi momento avrebbe potuto realizzare atti auto repressivi”, sottolinea Primi, che definisce quella dell’amministrazione di Mammagialla “l’ennesima beffa al personale di Viterbo”, perché della sorveglianza a vista di un detenuto “è titolare un altro organo – continua il segretario dell’Uspp -, in base a disposizioni dipartimentali. In questi giorni di festa, da quanto viene riportato, tutta l’attività sanitaria che si svolge a Mammagialla ricade sul personale sanitario dell’unità operativa semplice di medicina penitenziaria territoriale diretta dal dottor Giulio Starnini. I medici e gli infermieri si prodigano al massimo delle loro forze per garantire la salute dei detenuti e sono sempre disponibili con il personale di polizia penitenziaria. Ma lo stesso non si può dire del distretto di salute mentale e del servizio dipendenze di Viterbo sempre assente nei festivi, sovraccaricando di incombenze che li riguardano il personale sanitario e la polizia penitenziaria”.

Ermanno Fieno è arrivato a Viterbo sabato sera, dopo un viaggio di sei ore dal carcere di Imperia. Lì è stato rinchiuso nove giorni. Dal 15 dicembre, quando è stato fermato a Ventimiglia dalla polizia di frontiera che dopo trentasei ore ha messo fine alla sua fuga. Una fuga che l’avrebbe portato a Mentone, in Francia. “Apprezziamo lo sforzo della polizia penitenziari che ha sorvegliato Fieno 24 ore su 24, nonostante la carenza di personale e il periodo natalizio – dicono i difensori di Ermanno, gli avvocati Samuele De Santis ed Enrico Valentini -. E a causa delle festività noi siamo impossibilitati a vederlo, per portargli un minimo di conforto e collaborazione. Ma appena possibile torneremo a incontrarlo e a parlare con lui”.

Ermanno Fieno, 44 anni, è indagato per l’omicidio dei suoi genitori. O di almeno uno di loro. La madre. Rosa Rita Franceschini, 71 anni, trovata cadavere insieme al marito Gianfranco, di ottantatré, nella camera matrimoniale del loro appartamento al secondo piano del civico 26 di via santa Lucia. Erano entrambi avvolti nel cellophane, fissato con dello scotch all’altezza di collo, fianchi e caviglie. Lui disteso sul letto, lei a terra. Ritrovati senza vita la sera del 13 dicembre, a due settimane dalla morte. Per cause naturali quella di Gianfranco, stando almeno ai primi accertamenti del medico legale che nell’obitorio di san Lazzaro ha eseguito l’autopsia. Ma i dubbi verranno sciolti solo tra sessanta giorni, forse novanta, quando i quesiti posti dalla magistratura, come gli esami tossicologici, troveranno finalmente una risposta. Rosa Rita sarebbe invece stata uccisa, con una raffica di colpi alla testa. Inferti con un attizzatoio da camino mentre era di spalle, vicino al tavolo della cucina. Morti a dodici ore di distanza l’uno dall’altra: il 28 novembre lui, il 29 lei.

“Se, come dalle prime indiscrezioni che escono dall’autopsia, Fieno ha vissuto con i resti dei propri genitori in casa per quindici giorni, evidentemente queste persone erano totalmente invisibili – continuano a ripetere gli avvocati De Santis e Valentini -. Gli elementi emersi finora indicano uno stato psicologico particolare in capo all’indagato. E sia noi che i procuratori della Repubblica vorremmo esaminare anche questo aspetto, per verificare la sua salute mentale”. Ovvero la sua capacità di intendere e di volere. “Ma – aggiungono – solo dopo l’eventuale interrogatorio davanti ai magistrati inquirenti”, che se avverrà slitterà almeno a dopo il 26 dicembre. Come la probabile conferma della misura cautelare in carcere del gip di Viterbo, dopo il deposito, avvenuto venerdì, della richiesta d’arresto del procuratore Paolo Auriemma e del sostituto Chiara Capezzuto.


Multimedia: video: La testimonianza di una conoscente [9] – I funerali dei coniugi Fieno [10] – Le testimonianze dei vicini [11] – La polizia al lavoro [12] – Trovati morti in casa [13] – Fotocronaca: L’addio a Gianfranco Fieno e Rosa Rita Franceschini [14] – L’arresto di Ermanno Fieno [15] – Delitto di Santa Lucia, la polizia al lavoro [16] – Tragedia in via Santa Lucia [17] – Coppia uccisa in casa [18]


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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