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Esplosione alla stazione dei bus a Manhattan - La drammatica testimonianza del viterbese d'adozione Claudio Ferri, che ha vissuto da vicino i tragici momenti dell'attentato a New York

“E’ come se dopo quel botto si fosse fermato tutto…”

di Paola Pierdomenico

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Claudio Ferri

Claudio Ferri

New York - Le immagini dell'attentato

New York – Le immagini dell’attentato

New York - Le immagini dell'attentato

New York – Le immagini dell’attentato

New York - Le immagini dell'attentato

New York – Le immagini dell’attentato

Viterbo – “E’ come se dopo quel botto si fosse fermato tutto. Le sirene ovunque… sembrava non finire mai”. Claudio Ferri, viterbese d’adozione che per anni nel capoluogo ha dato vita al Tuscia opera festival, è ancora impaurito. Erano le 7,30 (ora locale) e come ogni mattina stava preparando il caffè nel suo appartamento di New York quando ha sentito “quel botto”. Ai rumori e alle luci della metropoli ci è abituato visto che nella Grande mela ci abita da ormai tre anni. Stavolta però era diverso. Dice che tutto era strano, già dal giorno prima: “un sole strano”.

Dopo l’esplosione nel tunnel che collega la stazione di Port Authority e quella di Times Square, pietrificato, si è avvicinato alla finestra e ha visto arrivare decine di macchine della polizia e dei vigili del fuoco.

Non sa dire nemmeno a che ora di preciso ci sia stata. Nel cuore della città un ordigno artigianale è esploso, ferendo in modo grave la persona che lo stava trasportando e che lo avrebbe camuffato sotto un giubbotto.

Ferri è sconvolto e ora, per lui come per tantissime altre persone che abitano a New York, c’è solo tanta paura. Terrore dopo quel boato che ha scatenato l’inferno in una normale mattina di dicembre.

“Stavo facendo il caffè – racconta Ferri che si occupa di coproduzioni internazionali tra Usa e Italia per teatri d’opera – quando si è sentito un botto. Qui è pieno di rumori, ma stavolta era diverso. Mi sono affacciato alla finestra e ho visto arrivare centinaia di vigili del fuoco e polizia. Sirene accese. Tante. Tutte insieme. E poi barelle ovunque per soccorrere chi era svenuto anche solo per la paura. 

Mi sono vestito e sono sceso nello spazio comune della hall. Eravamo imprigionati nel palazzo e non ci facevano uscire. L’atmosfera era strana. Già dal giorno prima… un sole strano. Ed è come se dopo il botto si fosse fermato tutto. In un secondo abbiamo provato a metterci in salvo. A proteggerci, ma eravamo e siamo sotto chock. Non ricordo nemmeno che ora sia accaduto tutto esattamente. Sono impaurito”.

Almeno quattro persone sono rimaste ferite; tra loro anche quella arrestata e cioè un uomo di 27 anni residente a Brooklyn, ma originario del Bangladesh: si chiama Akayed Ullah, vive da sette anni a New York e sarebbe un simpatizzante dell’Isis. L’uomo aveva l’ordigno attaccato al corpo: la bomba era composta da un tubo lungo circa 15 centimetri collegato con dei fili a una piccola batteri.

Il 31 ottobre scorso la città è stata colpita da un altro attentato, poi rivendicato da Isis: un uomo ha travolto con un camion dei passanti su una pista ciclabile, facendo otto vittime. “Non so cosa pensare – continua Ferri -, due attentati così vicini tra loro… non so cosa stia accadendo”.

Ieri il traffico si è paralizzato. “L’ottava è rimasta chiusa e chi era in strada, credo non si sia reso ben conto di cosa fosse successo. Dalla finestra, ho visto, infatti, persone, presumo turisti, che facevano foto. Chi vive qui, era a casa, visto che gran parte delle attività sono state sospese, anche io, per esempio, ho ricevuto la cancellazione di due meeting previsti in giornata.

Si vive con la paura. In città c’è un fiume di gente e ogni angolo è buono per un attentato. C’è terrore. E il suono di quelle sirene che ieri hanno continuato per tutto il giorno… sembrava non finire mai”.

Paola Pierdomenico


 – Esplosione alla stazione dei bus a Manhattan


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12 dicembre, 2017

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