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Tribunale - Viterbo - Erano imputati di estorsione in concorso - Dovranno anche versare alla vittima 10mila euro di risarcimento

Ricattano imprenditore, fratelli costruttori condannati a tre anni e 4 mesi

Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Viterbo – (sil.co) – “Ridacci il camion oppure ti diamo fuoco al deposito”. Per avere minacciato e ricattato con queste parole un imprenditore edile viterbese, due fratelli, anch’essi costruttori, sono stati condannati ieri dal giudice Silvia Mattei a tre anni e quattro mesi per estorsione in concorso.

Dovranno inoltre pagare ciascuno una multa di 800 euro, oltre alle spese del processo e a una provvisionale di 10mila euro alla vittima, che potrà chiedere un ulteriore risarcimento in sede civile.

Al centro della vicenda i lavori per la realizzazione di un centro commerciale sul litorale. Lavori per i quali l’imprenditore edile viterbese, dopo sei anni, avanzerebbe tuttora un credito di 50mila euro. 

I due, di mestiere per l’appunto costruttori, avrebbero ottenuto il subappalto per il centro commerciale da una grossa ditta di Civitavecchia, affidando a loro volta i lavori di copertura della struttura, per un ammontare di 35mila euro, a un’impresa edile di Viterbo. 

Era l’estate del 2011. Con il titolare, oggi 54enne, si misero d’accordo per una sorta di baratto. Al posto dei soldi, lui avrebbe ricevuto un camion Daily. Ad oggi, non è ancora chiarito se il camion al centro dello scambio fosse loro o della ditta appaltatrice.

Preso il camion, tutto sarebbe andato liscio fino a quando la coppia non ha affidato all’imprenditore viterbese anche altri lavori, tra cui gli impianti elettrici della struttura, per ulteriori 30mila euro. 

A quel punto, alla richiesta della differenza, i due fratelli si sarebbero presentati alla presunta vittima in un bar sulla Teverina, consegnandogli una cambiale da 10mila euro e pretendendo la restituzione immediata del camion – con le minacce – alla vigilia del passaggio di proprietà.

“Ho dovuto ridarglielo”, ha spiegato l’uomo, che si è costituito parte civile.. durante il processo, celebrato davanti al giudice Silvia Mattei.

“Mi hanno detto ‘o ci ridai il camion oppure ti diamo fuoco all’ufficio e al deposito’. Ho avuto paura. Siamo  andati a prendere il Daily a Montefiascone dove era già in allestimento, gli ho dovuto dare immediatamente pure la seconda chiave, che era in ufficio e anche tutti i documenti, che erano da io fratello che ha un’agenzia di pratiche auto”, ha raccontato in aula.

Il giorno successivo si sarebbe recato un’ultima volta al cantiere del centro commerciale per recuperare mezzi e attrezzature, quindi denunciarli: “Mi sono venuti addosso, da uno di loro mi sono preso schiaffi, spinte e infine un cazzotto. Mi hanno ricattato, minacciato, costretto a restituire il camion, hanno alzato le mani, i lavori che ho fatto non me li hanno mai pagati”.

Quel camion doveva essere il corrispettivo dei 35mila euro di lavori di copertura del centro commerciale: “Invece si sono ripresi il camion e non mi hanno pagato nemmeno i 30mila euro per gli impianti elettrici. Su 65mila euro di lavori fatti, ho avuto solo i 10mila euro della cambiale”.

 

7 dicembre, 2017

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