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L'irriverente

2018 tra anniversari e rotture di c…

di Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Quando Gentiloni, nella conferenza stampa di fine anno, ha ricordato che a governare prima di lui e Renzi ci fu pure Letta, quest’ultimo non avrà certo ritrovato la “serenità” che gli tolse proprio Renzi, ma a costui sarà stato chiaro che così veniva strappata dall’agenda della storia la pagina “rottamazione”, semplicemente perché bianca.

Infatti, per cambiare uomini e stili non bastano le parole, ci vogliono esperienza delle cose, della vita e conoscenza della storia. Quella che Mattarella la sera di san Silvestro ha rimesso al posto d’onore iniziando col ricordare il centenario dei giovani che nel 1918 la patria mandò a morire al fronte dopo Caporetto.

Non solo, ma il capo dello Stato ha pure fatto l’esaltazione della Costituzione a settant’anni dalla entrata in vigore, senza una parola per chi e come la voleva cambiare.

Un modo anche questo per non curarsi anche lui della rottamazione parolaia. Tanto diversa, infatti, e inane rispetto a quella che – ed è un altro anniversario ancora – cinquant’anni fa, nel ‘68 cambiò l’Italia e l’Europa spargendo sì, al pari di quanto era avvenuto con la rivoluzione francese, sangue innocente, ma chiamando a diventare protagonisti della storia gli operai, cui si affiancarono gli studenti, incitati a “prendere dai campi e dalle officine la falce, a portare il martello e con questo affossare il sistema”. Lo cantava Paolo Pietrangeli, diventato poi regista nelle reti di Berlusconi al pari di altri sessantottini oggi in borghesi plance di comando di imprese, banche, giornali e tv.

Si sa d’altronde che la rivoluzione mangia sempre i suoi figli e i rottamatori-rottamati di oggi non si facciano perciò prendere dalla sindrome dei pifferai che andati a suonare furono suonati. La storia è un continuo divenire e forse ci sarà ancora bisogno di loro. Se però avranno capito la lezione e se saranno capaci di saper “rompere (rottamare) i coglioni” ma efficacemente. Come sembra aver saputo fare per quindici anni Tusciaweb e il direttore Galeotti l’ha ricordato nel primo editoriale del 2018.

Buon anno dunque e buoni anniversari.

Renzo Trappolini

2 gennaio, 2018

 

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