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Tribunale - A processo per lesioni aggravate il figlio di una paziente ultranovantenne - Parti civili i sanitari

Aggredisce due infermieri al pronto soccorso di Belcolle…

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – (sil.co.) – Dà in escandescenze al pronto soccorso, viene denunciato e finisce sotto processo per lesioni aggravate, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.

Parti civili due infermieri di Belcolle, un uomo e una donna che, secondo l’accusa, sarebbero stati vittima di un’aggressione da parte del figlio di una paziente ultranovantenne che, un lunedì di pasqua, non voleva lasciare la madre sola nell’area triage col personale. 

Sul banco degli imputati Roberto Caponeri, che nel 2014 scrisse una lettera a Tusciaweb denunciando quello che secondo lui era l’ennesimo caso di malasanità. Una disavventura capitata al pronto soccorso di Belcolle verso l’una del 21 aprile, giorno di Pasquetta.

Il processo a carico dell’uomo si è aperto ieri davanti al giudice Elisabetta Massini in un clima di grande tensione, con l’imputato che ha dato del bugiardo a una delle presunte vittime mentre lasciava il banco dei testimoni, facendosi riprendere dal magistrato davanti al pubblico assiepato in aula, salvo scusarsi subito dopo.

Al centro della vicenda l’improvviso malore occorso alla madre 94enne di Caponeri, mentre era in auto con il figlio, la nuora e altri due familiari, diretti verso il lago di Bolsena per pranzare a Capodimonte il lunedì di pasqua. “Sembrava morta”, ha confermato ieri la moglie dell’imputato, sentita come testimone. 

Fatta immediatamente inversione, temendo che la poveretta non arrivasse viva, si sono precipitati al pronto soccorso, dove il primo battibecco sarebbe stato con l’infermiere che, portando fuori la sedia a rotelle, non lo avrebbe aiutato a sistemarci l’anziana. 

Di fronte alle lamentele della moglie, un’infermiera avrebbe replicato: “E che facciamo sollevamento pesi?”.

La situazione nel frattempo sarebbe stata già in procinto di degenerare nell’area triage. L’imputato, avendo visto un cartello (finito nel fascicolo del processo) dove si parlava di “un accompagnatore”, ritenendo di averne diritto, avrebbe preteso di restare all’interno con la madre ultranovantenne, che invitandolo a restarle vicino, non gli lasciava la mano.

Il personale lo avrebbe invitato ad allontanarsi: “Altrimenti non ci permette di prestare le cure a sua madre”. Il seguito è al centro del processo. 

Spetterà ora al dibattimento chiarire cosa sia effettivamente successo in quei momenti concitati al pornto soccorso. Si torna in aula il 22 marzo. 

12 gennaio, 2018

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