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Bancarotta milionaria, commercialista sotto torchio per tre ore

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Procura della repubblica presso il tribunale di Milano [3]

Inchiesta della procura della repubblica presso il tribunale di Milano

 

L'avvocato Paolo Pirani [4]

L’avvocato Paolo Pirani

Viterbo – Bancarotta milionaria della Hi Real Spa e truffe ai piccoli risparmiatori della Tuscia per comprare beni di lusso, commercialista sotto torchio per tre ore.

Davanti al gip del tribunale del Riello un altro dei cinque indagati viterbesi della maxinchiesta della procura di Milano sfociata in nove arresti da parte della guardia di finanza. 

Dopo il titolare di una copisteria del capoluogo, il primo a essere sentito dal magistrato viterbese Rita Cialoni, è toccato a un commercialista, Gianluca Palombo, anche lui agli arresti domiciliari dal 16 gennaio. 

E’ durato oltre tre l’interrogatorio di garanzia del professionista, sentito per rogatoria nel capoluogo, nonostante avesse chiesto, tramite l’avvocato Paolo Pirani, di essere ascoltato direttamente dal gip Maria Carla Sacco del tribunale di Milano.

Massimo il riserbo sulla deposizione, che ora dovrà essere vagliata dal magistrato milanese, si sa solo che l’indagato avrebbe risposto a tutte le domande, dando dettagliate spiegazioni sul suo presunto coinvolgimento nella vicenda, al centro della quale ci sarebbe un giro d’affari milionario.

Soddisfatta la difesa, che al termine dell’interrogatorio fiume ha chiesto la revoca della misura restrittiva degli arresti domiciliari: l’ultima parola spetta però al gip Sacco, per cui, considerati i tempi tecnici, la decisione potrebbe slittare alla prossima settimana. 

Ai domiciliari sono finiti anche altri due viterbesi, Augusto Testa e Luca Fazi, oltre a Francesco Paganucci, Alessandro Colamonici e Claudio Nunzio Pezzella.Tre invece i manager per i quali è stata disposta la custodia cautelare in carcere: due sono viterbesi, il presidente del consiglio d’amministrazione della Hi Real Spa e il “promotore finanziario”, Alberto Terzilli e Franco Maria Mattioli, oltre al broker spezzino Marco Sturlese. 

Fazi, titolare di una copisteria in via della Caserma, è stato il primo ad essere sentito dal gip Cialoni del tribunale di Viterbo. L’imprenditore, assistito dagli avvocati Pietro Porri e Marco Valerio Mazzatosta, si è detto del tutto estraneo alle accuse di truffa e bancarotta fraudolenta in concorso, spiegando di avere solo fornito servizi su commissione a uno degli arrestati, Franco Maria Mattioli, nell’ambito della sua attività lavorativa.

Secondo l’accusa, tutti e nove, avrebbero fatto parte, a vario titolo, di un’associazione a delinquere transnazionale finalizzata al riciclaggio di denaro, alla falsificazione di documenti, alla truffa, alla bancarotta fraudolenta e all’esercizio abusivo di attività finanziaria.

In particolare, avrebbero messo a segno una truffa del valore di circa 16,25 milioni di euro. Sarebbe stata compiuta, come si legge in una nota della procura di Milano firmata da Francesco Greco, a danno di “una facoltosa famiglia di origine romana operante nel settore edilizio i cui proventi sono stati riciclati nell’operazione di acquisizione della partecipazione di maggioranza nella Hi Real Spa da parte di Santa Marta Real Estate Spa, ovvero trasferiti su conti correnti nazionali ed esteri riconducibili agli indagati”.

Nel portafoglio di Santa Marta Real Estate Spa due differenti progetti di sviluppo immobiliare ubicati nei territori di Castiglion d’Orcia (Siena) e di Tuscania (Viterbo).

Al centro dell’inchiesta, condotta dai finanzieri del comando provinciale di Milano, le attività della Hi Real Spa, già dichiarata fallita dal tribunale di Milano nel maggio 2016. Nell’ambito della stessa inchiesta, sarebbero inoltre emerse “condotte di abusivismo finanziario a danno di numerosi piccoli risparmiatori del Viterbese, i cui proventi venivano sistematicamente ‘distratti’ per finalità personali, tra cui soggiorni, acquisto di gioielli, autovetture”.

Gli investitori avrebbero conferito i propri piccoli alberghi in cambio di azioni, con la promessa che, per rilanciare l’attività, sarebbero stati ristrutturati con gli ultimi dettami del risparmio energetico, della domotica, della modernità.

Le attività investigative, che promettono ulteriori sviluppi, hanno richiesto anche l’avvio di rogatorie alle autorità competenti di Nicaragua, Panama, Regno Unito, Francia, Gibilterra e Lussemburgo. Secondo i magistrati milanesi la “cricca” si sarebbe fatta aiutare da “un gruppo criminale organizzato, di carattere transnazionale con sede in Nicaragua”.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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