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Bilanci di fine anno 2017 - Edilizia - Intervista al presidente Ance Andrea Belli che spiega l'evoluzione del settore

“Case tecnologiche e a basso impatto ambientale”

di Paola Pierdomenico

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Andrea Belli

Andrea Belli

Viterbo – “Case tecnologiche e a basso impatto ambientale. Formazione e rigenerazione urbana”. Il presidente dell’Ance Andrea Belli spiega l’evoluzione dell’edilizia negli ultimi anni e su cosa ormai si stia orientando il mercato delle costruzioni. Assicura poi il ruolo di sentinella dell’associazione sui processi decisionali di progetti di sviluppo del territorio.

Un bilancio del 2017?
“E’ stato ancora un anno di luci e ombre – dice Belli – con qualche luce in più, perché, soprattutto nella fase finale, ci sono stati diversi segnali di ripresa e che speriamo continuino anche nel 2018. Noi siamo fiduciosi. L’edilizia è un settore che ha bisogno di stabilità e certezze, altrimenti la gente non è portata a investire”.

Il 2018 è l’anno delle elezioni.
“Speriamo non portino a un nuovo freno. Per adesso, infatti, sia il settore pubblico che quello privato stanno andando un po’ meglio, anche se ci sono difficoltà oggettive dovute alle normative che cambiano.

Inoltre, ci sono spesso opposizioni a qualsiasi opera pubblica venga messa in cantiere, non ultima la Trasversale che speriamo abbia avuto il via definitivo e che rappresenta un volano per l’economia della nostra provincia”.

Come va con l’accesso al credito per le imprese?
“E’ sempre difficile, perché le banche sono abbastanza selettive e il nostro settore è quello che sta peggio in quanto è percepito ad alta rischiosità. Bisogna essere bravi imprenditori e far sì che anche le aziende si presentino con i giusti parametri per accedere al credito bancario. Il mondo è cambiato e dobbiamo adeguarci alle nuove regole di Basilea 2 e 3. Pur nelle difficoltà, qualcosa è cambiato e la grossa liquidità che la Bce ha messo in circolo inizia a dare segnali positivi, non fosse altro per i tassi che sono un sogno rispetto agli anni passati.

E’ compito nostro, invece, stimolare la domanda. Lo stiamo facendo, anche cambiando il modo di costruire perché si va sempre di più verso case con tanta tecnologia. Nessuno compra più una casa che non rispetti i parametri energetici e di qualità della costruzione con basso impatto ambientale. Questa nuova sensibilità che si è diffusa, ci stimola a fare meglio e a costruire cose sempre migliori. Ciò non vuol dire che di deve costruire da capo, ma si deve puntare sulla riqualificazione di quello che c’è, nel caso di Viterbo nel centro storico.

Nel 2017, la Regione Lazio è passata dal piano casa alla legge sulla rigenerazione urbana che va in questa direzione e cioè di riqualificare quello che c’è. Purtroppo, non credo sarà incisiva perché lascia troppo spazio a decisioni politiche visto che molti degli interventi che si possono fare sono subordinati all’approvazione del consiglio comunale. Sarà difficile avere una linea univoca. Bisogna tenere in considerazione però che se riparte, l’edilizia è un settore ad alta densità di lavoro, visto che servono le persone e quindi il mercato del lavoro potrebbe averne grossi vantaggi.

Prima della crisi, la cassa edile di Viterbo aveva segnate 3500 persone, oggi ce ne sono 2mila. Persone che potrebbero tornare, con un’altra formazione perché ci sono stati tanti cambiamenti, ma è importante farlo ripartire”.

Quali sono per lei le soluzioni da adottare per riavviare questo ciclo?
“Dal punto di vista del pubblico, bisogna iniziare a reinvestire sulle infrastrutture, come la Trasversale, ma anche con piccoli interventi come la riqualificazione delle scuole che sono disastrate. Nel capoluogo, ben vengano i provvedimenti approvati sulle periferie anche se dopo l’accordo di programma bisogna iniziare coi lavori e i progetti esecutivi, realizzandoli in un breve arco temporale”.

Per quanto riguarda il privato?
“C’è bisogno di stabilità politica e certezza della tassazione sulla casa, senza nuovi interventi se non di defiscalizzazione. Inoltre, una maggiore semplicità per i permessi a costruire e iniziare nuove operazioni immobiliari più improntate sulla rigenerazione, perché come costruttori siamo d’accordo che non servano nuove occupazioni di territori, ma recuperare quello che c’è”.

Cosa sta mettendo in campo l’Ance?
“Siamo una sentinella sui processi decisionali, come per esempio sulla Trasversale su cui stiamo rendendo visibile quello che sta facendo l’impresa per rendere tutto trasparente. Stiamo poi puntando molto sulla formazione con i nostri enti, sia per i nostri dipendenti che per gli imprenditori dato che dobbiamo adeguarci a un mondo che cambia e che non è più quello del muratore classico, visto che ormai va in cantiere con l’Ipad. E poi l’azione di lobby visto che per esempio, sul piano per le periferie, vigileremo che si passi presto alla cantierizzazione di quelle opere che sono importanti per lo sviluppo della nostra città”.

La presenza delle istituzioni si è fatta sentire?
“Le istituzioni è importante che siano stabili e che decidano. Non devono mettere lacci che bloccano l’economia. La trasformazione del mercato è avvenuta indipendentemente da loro e l’unica cosa che possono fare è agevolare ed eliminare cavilli burocratici per mantenere un controllo che non serve a nessuno”.

Il trend del mercato delle vendite immobiliari?
“In crescita costante, specie per i tassi bassi”.

Come si è evoluto il settore dell’edilizia negli anni?
“Andando verso un’industrializzazione del settore e alla ricerca di tecnologie che richiedono sempre meno manodopera in cantiere, ma più specializzata. Il lavoro è orientato anche verso tutto ciò che è a basso impatto ambientale, preferendo materiali in legno perché oltre al risparmio energetico, guardando per esempio anche alle vernici sempre meno impattanti. Un cambiamento epocale da 5 anni a questa parte. Ormai poi col cellulare si fa tutto, dall’accensione della calda al condizionatore”.

Come vede il 2018?
“Siamo ottimisti, se continua questo trend, per me, sarà un anno positivo sia dal punto di vista del mercato pubblico e privato. E’ una ripresa lenta e non un vero e proprio boom, ma è una costante risalita da un fondo che abbiamo toccato e che era davvero profondo. Ci vorrà un processo lunghissimo prima di tornare ai livelli pre-crisi – conclude Belli -, però le aziende che hanno resistito possono guardare con più ottimismo il futuro”.

Paola Pierdomenico

1 gennaio, 2018

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