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Cronaca - Tra le vittime due neonati di quattro e cinque mesi, una 28enne e una coppia di coniugi - Carnefici due madri, un ex fidanzato e un figlio

Cinque omicidi in due anni nella Tuscia

di Raffaele Strocchia

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Viterbo – Non avevano che quattro e cinque mesi le vittime più piccole dei cinque delitti avvenuti negli ultimi due anni nella Tuscia. Matteo e Giulia sono stati uccisi dalle loro giovani madri, entrambe logorate da una depressione post partum. A due mesi di distanza l’uno dall’altra.
Cinque omicidi, tra cui due suicidi. Cecilia Maria si è impiccata a una quercia dopo aver strangolato il suo bimbo. Francesco si è tolto la vita dopo aver sparato alla sua ex fidanzata Silvia, di soli 28 anni. È il femminicidio-suicidio di Orte. Ma negli ultimi ventiquattro mesi delitti sono stati commessi anche a Montefiascone, Tuscania e Viterbo.
Cinque omicidi, otto vittime. Tra cui i coniugi Fieno, trovati avvolti nel cellophane nella loro camera da letto. Per la loro morte, avvenuta poco più che trenta giorni fa, è indagato il figlio.

Montefiascone - Madre e figlio morti - Il recupero dei corpi

La tragedia del lago
Cecilia Maria Frassine e il piccolo Matteo Arion li hanno cercati per quasi ventiquattr’ore. Dopo l’allarme, lanciato nella notte tra il 20 e il 21 maggio 2016, dalla mamma di Cecilia. Non aveva più notizie della figlia e del nipotino di quattro mesi, in vacanza con lei in un camping sul lago di Bolsena, a Montefiascone. Quella sera Cecilia, 22 anni, studentessa universitaria di Vienna, aveva detto che voleva fare due passi per far addormentare Matteo. Nessuno la mattina del 22 maggio immaginava di trovarli entrambi addormentati per sempre. Cecilia impiccata a una quercia con una sciarpa. Il suo bimbo sotto di lei, con la giacca della madre come coperta e con dei segni da strangolamento sul collo. Un figlicidio-suicidio, quello di una giovane madre logorata dalla depressione.


Tragedia di Orte Scalo - Mariana Golovataia con la piccola Giulia Stavila

Neonata uccisa a Orte
La piccola Giulia Stavila non è vissuta che cinque mesi. Nata a febbraio 2016, il 21 luglio è stata trovata cadavere dal padre Ghenadie appena tornato dal lavoro. Sotto i suoi occhi un dramma senza fine quando ha aperto la porta di casa di quell’appartamento al civico 85 di Corso Garibaldi, a Orte Scalo. La figlia morta, annegata dalla madre mentre faceva il bagnetto. La moglie Mariana Golovataia priva di sensi, dopo aver ingerito una grande quantità di farmaci antidepressivi in pasticche. Il figlio di 5 anni superstite, rinchiuso in camera in stato confusionale. Imputata per l’omicidio volontario della piccola Giulia e per il tentato omicidio del primogenito, scatenati da una depressione post-partum, Mariana Golovataia, trentacinque anni, è stata assolta per totale vizio di mente e portata in una residenza per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria (Rems).


Omicidio di Tuscania – I Ris sul luogo del delitto - Nel riquadro Angelo Gianlorenzo

L’omicidio di Ferragosto
È mezzogiorno del 14 luglio 2016, vigilia di Ferragosto, quando il figlio di Angelo Gianlorenzo trova il padre senza vita nel terreno di famiglia in località Castellaccio, a Tuscania. L’ottantatreenne, agricoltore di Marta, aveva i vestiti strappati. Ma soprattuto il cranio e il torace fracassati. “Ho pensato subito che fosse stato assassinato”, ha detto il figlio. Ma l’arma del delitto non è mai stata individuata né trovata. I colpi mortali sono stati inferti da un “grosso oggetto contundente”, secondo il medico legale che ha eseguito l’autopsia. Del delitto l’unico indiziato è sempre stato il cognato di Gianlorenzo. Aldo Sassara, con cui la vittima era in causa da tempo per questioni di confini e terreni e a cui dopo un’inchiesta di quindici mesi la procura di Viterbo ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini per omicidio volontario.


Orte - L'auto del femminicidio - suicidio e nei riquadri Silvia Tabacchi e Francesco Marigliani

Il femminicidio-suicidio di Orte
Silvia Tabacchi è stata strappata alla vita prematuramente. Dal suo primo amore. Da quell’ex Francesco Marigliani che non si era rassegnato alla fine della loro relazione. Mentre Silvia, 28enne di Vasanello, era riuscita a voltar pagina con un nuovo fidanzato. Sono stati trovati cadavere il 17 marzo 2017, nell’auto di lei parcheggiata in una piazzola della strada che da Orte va a Vasanello. Si erano lasciati da pochi mesi, e quello doveva essere solo il loro ultimo appuntamento. Per chiudere definitivamente il rapporto, dopo un’adolescenza passata insieme. Francesco invece, arrivato poco prima delle 16 in sella alla sua Kawasaki Ninja nera, è salito nell’auto di Silvia, ha impugnato la pistola e le ha sparato. Un colpo alla testa. Mortale. Poi si è puntato la calibro 9 contro, prima all’addome e poi alla tempia, e si è tolto la vita.


Viterbo - Delitto di via Santa Lucia - Nel riquadro: Ermanno Fieno

Il delitto di santa Lucia
Gianfranco Fieno e Rosa Rita Franceschini li hanno trovati avvolti nel cellophane la sera del 13 dicembre 2017. Lui, ottantatré anni, disteso sul letto della camera matrimoniale. Lei, 71, a terra. Aveva il cranio fracassato e sarebbe stata uccisa nella cucina del suo appartamento al secondo piano del civico 26 di via santa Lucia, a Viterbo. Con un attizzatoio da camino, che gli investigatori hanno trovato sporco di sangue e capelli nella sala. Morta il 29 novembre, dodici ore dopo il decesso del marito. Avvenuto la sera del 28 novembre e per cause naturali, secondo i primi accertamenti del medico legale. Per il delitto è indagato il figlio della coppia. Il 44enne Ermanno Fieno, finito in carcere dopo una fuga di trentasei ore. È accusato di omicidio volontario aggravato per aver cagionato la morte dei genitori.

Raffaele Strocchia


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24 gennaio, 2018

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