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Bocciato il ricorso della dirigente Riscaldati contro il licenziamento in tronco

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La cittadella della salute, sede della Asl [4]

La cittadella della salute, sede della Asl

Tiziana Riscaldati [5]

La dirigente Tiziana Riscaldati

 
Viterbo - Belcolle - Assenteismo e truffa ai danni dell'Asl [6]

Viterbo – Belcolle – Assenteismo e truffa ai danni dell’Asl

Viterbo - Belcolle - Assenteismo e truffa ai danni dell'Asl [7]

Viterbo – Belcolle – Assenteismo e truffa ai danni dell’Asl

Viterbo – (sil.co.) – Furbetti della Asl, il giudice del lavoro boccia il ricorso della dirigente Tiziana Riscaldati contro il licenziamento e condanna il medico al pagamento delle spese del processo.  

Tiziana Riscaldati è la dirigente del servizio di medicina trasfusionale dell’ospedale di Belcolle licenziata in tronco dall’azienda sanitaria in seguito alla maxi inchiesta del sostituto procuratore Paola Conti, partita nel 2015, relativa a 23 dipendenti della Asl, indagati a vario titolo per falso e truffa. 

In poco più di un mese Tiziana Riscaldati, 61 anni, non si sarebbe presentata sul posto di lavoro per decine e decine di ore. 

Seppur non tenuta all’orario di lavoro perché dirigente, secondo l’accusa “utilizzava il badge per attestare la presenza sul posto di lavoro per ottenere un vantaggio economico in maniera fraudolenta”. 

Sospesa dal lavoro il 27 gennaio 2017, è stata licenziata senza preavviso il 31 marzo. Un provvedimento disciplinare severissimo, contro il quale l’interessata ha presentato ricorso, che ha fatto seguito alla sospensione chiesta dalla procura della repubblica e confermata dalla cassazione.

A distanza di quasi un anno da quando l’inchiesta è diventata di dominio pubblico, l’11 gennaio il giudice del lavoro del tribunale di Viterbo ha emesso l’ordinanza con cui respinge il ricorso della dirigente contro il licenziamento, dando ragione all’innovativa applicazione della norma da parte della Asl che, non potendo applicare retroattivamente la legge Madia, ha dovuto rifarsi alla precedente legge “anti-fannulloni” di Brunetta. 

Due le vie percorribili: sospendere la dirigente in attesa del giudizio penale oppure andare avanti con l’ufficio per i procedimenti disciplinari. 

Scelta quest’ultima strada, a Tiziana Riscaldati non è stato contestato il reato, bensì la condotta materiale, interfacciando le carte dell’inchiesta della procura con la documentazione della Asl e della Regione Lazio. Alla luce della corrispondenza, è stato quindi emesso il provvedimento del licenziamento senza preavviso. 

Alla dirigente, secondo la Asl, sarebbe spettato l’onere, proprio in virtù del suo ruolo di vertice, del controllo. Secondo l’accusa, invece, assieme a un’infermiera, anch’essa sospesa, “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso e con artifizi e raggiri” avrebbe attestato “falsamente la propria presenza in servizio, mediante dichiarazioni fittizie”.

Dalle intercettazioni di una precedente indagine, è emerso che nel reparto ci sarebbe stato chi timbrava il cartellino e poi si allontanava dall’ospedale. Ma anche chi vidimava il badge dei colleghi assenti. Una dipendente, come si ricorderà, è stata sorpresa a fare spese, un’altra ad assistere a una recita di Natale.



Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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