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Bilanci di fine anno 2017 - Politica - Intervista al consigliere Pd Riccardo Valentini che dice di non volersi ricandidare

“Consegnamo una Regione che ha più dignità”

di Paola Pierdomenico

Riccardo Valentini

Riccardo Valentini

Viterbo – “Consegnamo una Regione che ha più dignità”.  Riccardo Valentini è soddisfatto del lavoro portato avanti in 5 anni dalla giunta Zingaretti. Il consigliere Pd appoggia la scelta del governatore del Lazio di ricandidarsi, definendola “giusta e coraggiosa”. Lui invece rivela che tornerà a fare il professore universitario chiudendo qui la sua esperienza politica che non “deve essere una professione ma un atto di generosità”.

Come è andato l’anno in Regione?
“E’ stato un anno di lavoro – dice Valentini – e la presenza della Regione si è sentita in tutto il territorio anche a Viterbo, sia come vicinanza ai comuni che per i provvedimenti che sono stati presi in linea con quello che era il programma di Zingaretti”.

Qualche esempio?
“Il 2107 si è caratterizzato parzialmente dall’uscita dal commissariamento della sanità, come promesso all’inizio dalla campagna elettorale, poi è stata fatta la legge sulla rigenerazione urbana, che ha permesso a molti comuni di ripartire per quanto riguarda l’edilizia, senza consumare il suolo ma usando le cubature esistenti.

E’ stato l’anno in cui abbiamo fatto il bando per i piccoli comuni che ha portato al Viterbese risorse importanti per enti che si sono associati nel fare promozione turistica e poi sono stati distribuiti i soldi per le reti commerciali con l’idea di costruire un percorso di rilancio della città. Abbiamo prodotto anche molte leggi come quella sulla cooperazione.

Se andiamo a fare un controllo tra quello che è stato fatto rispetto a quello che è stato dichiarato, penso che siamo sopra l’80 per cento di ciò che avevamo detto in campagna elettorale. Non a caso, anche anche il patto per Viterbo, col palazzo Doria Pamphilj restituito alla cittadinanza, così come le ex Terme Inps e la riqualificazione del Poggino, è stato rispettato.

Quello che era stato promesso è stato fatto con uno stile diverso da quello della fanfara e dei tromboni perché la giunta Zingaretti e tutti abbiamo lavorato in silenzio concentrandoci su un progetto per volta, senza criticare o dando le colpe agli altri, cosa che invece oggi va tanto di moda, come è successo per esempio a Roma”.

Bilancio positivo quindi.
“Oggi consegnamo una Regione che ha più dignità, più trasparente e solida dal punto di vista finanziario, non a caso abbiamo anche avuto un outlook in positivo di Moody’s. E’ una Regione che si ricandida ad avere un ruolo importante nel paese e la seconda in Italia per pil con gli indicatori positivi per l’economia. Una parte del merito va anche al governo nazionale e a quello dell’Europa. Non mi vergogno più della Regione Lazio, come accadeva prima, sicuramente c’è tanto da fare ma mi pare che siamo a buon punto”.

Zingaretti punta al rinnovo.
“E’ una scelta seria, coraggiosa e giusta perché lui avrebbe potuto cercare altre poltrone più sicure, in Senato o al Parlamento, ma non lo ha fatto perché il desiderio è quello di chiudere la partita puntando a fare il doppio mandato che sarebbe un risultato storico. E’ giusto che continui, perché comunque mancano delle cose, visto che il primo mandato è stato di risanamento e riconquista di un’immagine e di una dignità. Il lavoro del governatore di una regione è diverso da quello di un parlamentare con più responsabilità e credo lo abbia fatto mosso da uno spirito di servizio per portare a termine un lavoro”.

Lei invece?
“Sono contento di aver fatto questi cinque anni e di aver provato a dare una mano al mio territorio a cui sono affezionato e che, in qualche modo, volevo ringraziare”.

Se l’aspettava così questa esperienza politica?
“Sì e no… nel senso che alcune cose della politica le ho apprezzate, i problemi sono complessi e ci vuole molta diplomazia. Ho trovato molto complicato passare dalla teoria alla pratica applicazione. C’è un tema che è quello dell’amministrazione che va migliorato perché deve essere più efficiente. Su questo c’è da lavorarci ancora”.

Sta ripensando a un doppio mandato?
“Io no, va bene che torno a fare il professore universitario perché è una cosa che penso di saper fare meglio. La politica non deve essere una professione, ma un atto di generosità ed è giusto che ci siano persone nuove o qualcuno che si ricandida per continuare e chiudere un lavoro avviato. Sono comunque coordinatore del programma di Zingaretti per Viterbo e, a breve, chiameremo a raccolta quanti vorranno contribuire con delle idee. Lavorare per il presidente su un programma elettorale per la città è una cosa che voglio fare per chiudere questa esperienza almeno dando una mano in questa direzione”.

Che anno sarà per il nostro territorio?
“La risposta è semplice e penso che con il rinnovo di Zingaretti si possano fare molte cose. E’ quindi importante riconfermarlo perché è un presidente affidabile, che ha dimostrato di fare cose concrete e di avere molta attenzione per il Viterbese. Credo che il 2018, con Zingaretti presidente, sarà un anno molto positivo. A livello nazionale sono più preoccupato…”.

Perché?
“La gente dovrebbe iniziare a non inseguire il populismo in un paese accecato dall’odio. Ci può stare che la classe politica non sia riuscita a dare un senso di fiducia ai cittadini, però dobbiamo ricostruirla proprio attraverso questa per evitare che ogni proposta venga attaccata.

Nessuno ha delle soluzioni magiche, ma credo che il governo nazionale abbia fatto il possibile per portare avanti l’Italia. Basta quindi vedere un paese che sprofonda nell’incertezza e nella politica urlata. Affrontiamo i problemi, che non sono facili, mettendoli uno in fila all’altro e risolverli. Per Viterbo quindi vedo un anno buono con una Regione che continua il suo lavoro per fare grandi cose. Per il paese – conclude Valentini -, spero che la gente vada a alle urne con più razionalità e responsabilità evitando il voto di protesta”.

4 gennaio, 2018

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