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Delitto di Santa Lucia - Nell'ordinanza d'arresto l'ultima conversazione tra Ermanno Fieno e la compagna, prima del ritrovamento dei cadaveri dei coniugi e della fuga del 44enne

“Devo litigare con mia sorella, sarà una lunga nottata…”

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Sanremo - Delitto di via Santa Lucia - Il fermo di Ermanno Fieno

Sanremo – Delitto di via Santa Lucia – Il fermo di Ermanno Fieno

Viterbo - Delitto di via Santa Lucia - La polizia sul posto

Viterbo – Delitto di via Santa Lucia – La polizia sul posto

Viterbo - Delitto di via Santa Lucia

Viterbo – Delitto di via Santa Lucia

Viterbo - Delitto di via Santa Lucia - La pm Chiara Capezzuto

Viterbo – Delitto di via Santa Lucia – La pm Chiara Capezzuto

Viterbo – “Devo litigare con mia sorella, sarà una lunga nottata…”. Ed Ermanno Fieno si alza di scatto. È la sera del tredici dicembre, giorno del ritrovamento dei cadaveri del padre Gianfranco e dalla mamma Rosa Rita Franceschi, e lui è casa della compagna. “Verso le 19,45-20 – ha raccontato la donna, Alessia De Rubeis, agli inquirenti – ha ricevuto una telefonata dalla sorella che gli chiedeva i motivi per i quali i genitori non rispondevano al telefono. Ha risposto che il cellulare del padre era rotto e questo era il motivo per il quale non rispondevano, ma ho notato che durante questa telefonata a Ermanno tremava la voce, cosa che gli succedeva quando non diceva la verità. Terminata la conversazione, visto che nei giorni precedenti mi aveva detto che il padre era malato, gli ho chiesto perché avesse lasciato i genitori senza telefono. Ma mi ha risposto con un’altra bugia, dicendomi che avevano il fisso, cosa che non mi risultava vera…”.

Ma è “verso le 20,20 che Ermanno riceve un’altra telefonata dalla sorella – continua la compagna -. Per non farmi sentire cosa si dicevano è uscito in giardino, e le uniche frasi che ho sentito dire da Ermanno erano che sia lui che i genitori non erano a Viterbo ma a Roma, e che avrebbe fatto chiamare sua sorella dai genitori il giorno dopo. Terminata la telefonata è rientrato a casa, e ho cercato di capire perché aveva mentito a sua sorella ma lui si è chiuso e non mi rispondeva. Pochi minuti dopo si è alzato di scatto ed è uscito dalla mia abitazione, dicendomi che andava via perché doveva litigare con la sorella e si prospettava una lunga nottata”.

Le dichiarazioni di Alessia De Rubeis sono contenute nell’ordinanza d’arresto del gip di Viterbo notificata a Ermanno Fieno, il 44enne indagato per la morte dei genitori, il 30 dicembre. Ai poliziotti della squadra mobile che, coordinati dal procuratore Paolo Auriemma e dal sostituto Chiara Capezzuto, hanno condotto le indagini sul delitto di via santa Lucia, “l’attuale compagna di Fieno” avrebbe detto di aver “trascorso la notte del tredici dicembre presso la propria abitazione con Fieno e che la mattina lo aveva accompagnato nelle vicinanze dell’abitazione di quest’ultimo. Lo aveva quindi sentito e visto più volte durante la giornata”.

Il giudice per le indagini preliminari Francesco Rigato ha sottolineato che il 44enne “non ha esitato a continuare a condurre la propria vita secondo le consuete abitudini, anche allo scopo di guadagnare il tempo necessario per ripulire l’abitazione e verosimilmente per organizzarsi al fine di sbarazzarsi dei cadaveri. Scopo per il quale, altrettanto verosimilmente, il 2 dicembre aveva noleggiato un’auto”. Anche per questo, secondo il gip, “al di là dell’apparente indole mansueta, l’indagato denota una personalità spiccatamente violenta”.

Nelle tredici pagine dell’ordinanza d’arresto il giudice sviscera anche il delitto di santa Lucia. Dal ritrovamento dei cadaveri dei coniugi Fieno alla cattura del figlio, fermato al confine con la Francia dopo una fuga di trentasei ore. “Verso le 21 del 13 dicembre i vigili del fuoco sono intervenuti nello stabile al numero 26 di via santa Lucia su richiesta di Luciano e Anna Rita Fieno, figli della coppia di anziani”. Erano “preoccupati per le sorti dei genitori che, avevano saputo dai vicini, da qualche giorno non erano più stati visti nei dintorni. Non maggiori rassicurazioni erano state acquisite contattando il fratello Ermanno, convivente dei genitori, che si era limitato ad affermare di averli fatti ricoverare in una clinica romana, della quale non aveva però fornito il nome”. Quando gli investigatori sono entrati nell’appartamento “nessuno era presente all’interno, eccetto i due cadaveri avvolti nel cellophane. L’abitazione era in ordine, e la porta blindata d’accesso era chiusa con varie mandate. L’esame esterno dei cadaveri condotto dal medico legale ha permesso di rilevare che la donna era stata attinta con due colpi al capo con uno strumento solitamente utilizzato per attizzare il fuoco, della lunghezza di circa 40, 45 centimetri che era piegato, sporco di sangue e presentava alcuni capelli attaccati. Nessun segno di violenza era invece riscontrato sul cadavere di Gianfranco Fieno, e l’assenza di lesioni esterne non ha permesso di stabilire le cause della morte”.


Multimedia: video: La testimonianza di una conoscente – I funerali dei coniugi Fieno – Le testimonianze dei vicini – La polizia al lavoro – Trovati morti in casa – Fotocronaca: L’addio a Gianfranco Fieno e Rosa Rita Franceschini – L’arresto di Ermanno Fieno – Delitto di Santa Lucia, la polizia al lavoro – Tragedia in via Santa Lucia – Coppia uccisa in casa


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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7 gennaio, 2018

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