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Viterbo - Elezioni politiche - Fioroni (Pd) sceglie Pianoscarano per aprire la sua campagna elettorale

“Eccomi, a dispetto di gufi e di chi non mi voleva”

di Giuseppe Ferlicca
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Giuseppe Fioroni

Giuseppe Fioroni

Giuseppe Fioroni

Giuseppe Fioroni

Viterbo - Giuseppe Fioroni apre la campagna elettorale

Viterbo – Giuseppe Fioroni apre la campagna elettorale

Viterbo - Giuseppe Fioroni apre la campagna elettorale

Viterbo – Giuseppe Fioroni apre la campagna elettorale

Giuseppe Fioroni

Giuseppe Fioroni

Viterbo - Giuseppe Fioroni apre la campagna elettorale

Viterbo – Giuseppe Fioroni apre la campagna elettorale

Viterbo – “Eccomi, a dispetto dei gufi e di chi non mi voleva”. Giuseppe Fioroni (Pd) apre la campagna elettorale da un posto scelto non a caso. L’Otium, bar a Pianoscarano, appena fuori le mura. “Questo quartiere è casa mia”. Dove tutto è partito.

“Se vi chiedete perché qui e non altrove – spiega Fioroni – è perché è da dove ho cominciato a fare politica. Avevo quindici anni. Qui c’era uno splendido campo di patate e le riunioni su quello che interessata il quartiere erano qui”.

Dallo stesso punto, i punti importanti su cui si concentra: “Ricostruire la speranza di uomini e donne – spiega Fioroni – ridare ai nostri figli, certezze, perché il lavoro non sia una corsa a ostacoli. Oggi la ripresa c’è, ma dobbiamo guardare all’economica reale, non raccontando il pil.

Nella sanità, Zingaretti ha fatto lavoro straordinario, ma la situazione è ancora imbarazzante, se c’è chi mi chiama per chiedere d’aiutarlo a ottenere una prestazione in un posto piuttosto che in un altro. Ci deve essere un cambio fondamentale. Dobbiamo scegliere i migliori nei posti apicali. I migliori, il che non è detto che siano i nostri amici”.

Ricorda l’impegno del presidente Gentiloni sulla trasversale: “Ha dato il sì definitivo al tracciato, mettendoci 500 milioni di euro. In otto mesi i lavori possono partire.

E poi c’è un paese da riappacificare. Questa campagna elettorale non è tra destra e sinistra, ma tra populisti e antipopulisti. Sento proposte imbarazzanti. Si può uscire dal’Europa, ma poi succede come in Inghilterra, chi ha votato la Brexit adesso si taglia le mani.

Si può uscire, stabilendo che se non stiamo più con quelli a nord dell’Italia, saremo i primi del Mediterraneo, con la Libia. Sui vaccini, che salvano i nostri figli e quelli degli altri, sento cose imbarazzanti”.

Poi una previsione, se dovesse vincere il centrodestra: “Chi è il capo di quella coalizione? Silvio Berlusconi è un candidato virtuale ma non candidabile – sostiene Fioroni – Giorgia Meloni non ha i voti. Matteo Salvini è l’unico leader reale della destra. Un cavallo di troia di Grillo.

Siccome la destra non supererà il 40%, se Grillo e Salvini avranno un parlamentare in più, formeranno un governo e ci scommetto, ci starà pure Fratelli d’Italia”.

L’attenzione di Fioroni è più sul centrodestra che non verso i 5 stelle. C’è una ragione. La spiega quasi giustificandosi. Quasi. “Con tutto il rispetto – osserva Fioroni – non so chi sia la candidata M5s, quindi non vorrei intrattenervi con commenti generici”.

Riferimento al collegio uninominale, dove Fioroni corre per la Camera. Contano le preferenze alla persona.

“La battaglia per fare eleggere tutti i parlamentari con le preferenze l’ho persa – spiega Fioroni – ma con questo sistema elettorale un terzo è nominato dai cittadini ed è una percentuale che può lasciare il segno. Ecco perché occorre votare”.

L’incontro si apre con un video. I maestri. Sullo schermo scorrono le immagini di Berlinguer, Moro, insieme a personaggi cari ai viterbesi. Di Pianoscarano e non. Don Sebastiano, Edilio Mecarini, Oliviero Bruni e Alberto Ciorba. “Hanno dimostrato impegno civico e sociale”.

Al centro del palco, Fioroni. Dietro, la sua gigantografia. “Sarò anche un dinosauro – dice con un malcelato compiacimento – ma a dispetto di chi non mi voleva, eccomi. Stavolta hanno gufato male. Mai attaccare le carte prima…”.

Ricorda Moro e Berlinguer, l’immagine che li ritrae insieme. “Avevano un grande pensiero – osserva Fioroni – avvertirono l’esigenza di allargare nella base democratica il consenso, con il sistema dell’alternanza, vedendo che andava a votare meno del 90% degli elettori”. Quel percorso si è interrotto bruscamente e oggi quel novanta per cento è un miraggio.

“Ecco perché la prima battaglia – spiega Fioroni – è andare a votare. Votate chi vi pare, ma votate. Il cittadino che non vota rinuncia a essere protagonista delle scelte”.

Ricorda come Sandro Pertini raccontava la sua vita: “Diceva, sei condanne e un’evasione. Erano sei condanne prese dai fascisti e un’evasione dal carcere per non essere preso dai nazisti. Per i giovani, oggi condanna è la conseguenza di un reato e alla parola evasione se ne associa un’altra. Fiscale. Un cambio non di poco conto”.

Ancora un video. Auschwitz, giorno della Memoria 2007. L’allora ministro Giuseppe Fioroni con scolaresche al campo di concentramento. “Da quel momento si è istituzionalizzata la visita con le scolaresche ogni anno – spiega Fioroni – tre giorni, fa due studenti egiziani che vivono a Ostia sono stati pestati da quattro ragazzi di dieci anni e da altri due minorenni, per il colore della pelle.

Mi preoccupa che non ci sia stata una protesta o indignazione. Se non succede, come accaduto anche nella nostra provincia, si percorre la logica del me ne frego. La logica che portò al ventennio”.

Altra (auto) citazione. Un video, le immagini dell’incontro a Orvieto con Matteo Renzi e poi Pierangelo Bertoli canta A muso duro.

Un indizio su come dovrà affrontare una campagna elettorale breve, ma parecchio complicata.

Giuseppe Ferlicca


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31 gennaio, 2018

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