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Delitto di Santa Lucia - Il gip nell'ordinanza d'arresto: "Aveva noleggiato un'auto, la sua personalità è spiccatamente violenta" - La compagna del 44enne: "Ha mentito alla sorella e mentre le parlava gli tremava la voce"

“Fieno voleva sbarazzarsi dei cadaveri”

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Viterbo - Delitto di via Santa Lucia

Viterbo – Delitto di via Santa Lucia

Viterbo - Delitto di Santa Lucia - Polizia e vigili del fuoco

Viterbo – Delitto di Santa Lucia – Polizia e vigili del fuoco

Sanremo - Delitto di via Santa Lucia - Il fermo di Ermanno Fieno

Sanremo – Delitto di via Santa Lucia – Il fermo di Ermanno Fieno

Viterbo – “Al di là dell’apparente indole mansueta, Ermanno Fieno denota una personalità spiccatamente violenta. Non solo ha infierito quanto meno sulla madre ma non ha poi esitato a continuare a condurre la propria vita secondo le consuete abitudini. Anche allo scopo di guadagnare il tempo necessario per pulire l’abitazione e verosimilmente per organizzarsi al fine di sbarazzarsi dei cadaveri, scopo per il quale altrettanto verosimilmente il 2 dicembre 2017 aveva noleggiato un’auto“. Lo scrive il gip del tribunale di Viterbo Francesco Rigato nell’ordinanza d’arresto notificata il 30 dicembre a Ermanno Fieno, il 44enne rinchiuso nel carcere di Mammagialla perché indagato per la morte del padre Gianfranco e della madre Rosa Rita Franceschini.

Nella misura di custodia cautelare l’accusa in capo a Fieno è chiara. “Omicidio, perché ha cagionato volontariamente la morte dei genitori. Con modalità d’accertare per quanto concerne il padre e colpendo la madre al capo con uno strumento per attizzare il fuoco. Con l’aggravante di aver commesso il fatto contro i propri genitori”. Un’accusa che i difensori del 44enne, gli avvocati Samuele De Santis ed Enrico Valentini, hanno definito “infondata. Perché – spiegano – tra le pieghe dell’ordinanza si adombra una possibile morte del padre per cause naturali. Per questo motivo non escludiamo la possibilità di poterci rivolgere al Riesame per tentare di far riqualificare il capo d’imputazione”. Intanto ieri, carte alla mano, sono tornati a Mammagialla per definire con Fieno la strategia difensiva.

Per il gip il 44enne, dopo aver avvolto i corpi nel cellophane (“probabilmente – sottolinea il giudice – nel tentativo di non far dilagare cattivi odori dei quali il vicinato avrebbe potuto accorgersi”), “si stava organizzando al fine di sbarazzarsi dei cadaveri, scopo per il quale verosimilmente il 2 dicembre 2017 aveva noleggiato un’auto”. Il gip colloca così la morte dei coniugi Fieno a molti giorni prima il loro ritrovamento, avvenuto la sera del 13 dicembre nel loro appartamento al secondo piano del civico 26 di via santa Lucia. Poi fa riferimento al 28 novembre. “È evidente – continua il giudice – l’assenza di freni inibitori in capo all’indagato che non solo era abituato a mentire ai genitori in merito alle proprie condizioni economiche e lavorative, ma ha dimostrato di saper ben mentire ripetutamente anche ai fratelli che gli chiedevano informazioni sulle condizioni del padre e della madre, che con ogni verosimiglianza erano deceduti sin dal 28 novembre 2017“.

Per spiegare questa data il giudice per le indagini preliminari si rifà alle dichiarazioni rese da “Cristiano Nocilli, titolare di un’agenzia funebre di Viterbo”. Al pm avrebbe detto “di essere stato contattato circa due settimane prima (il ritrovamento dei cadaveri, ndr) da Ermanno Fieno che gli aveva comunicato che il padre era deceduto. Nocilli aveva quindi inviato sul posto i suoi dipendenti ma, prima che arrivassero, Fieno lo aveva nuovamente contattato affermando che il fratello si era già rivolto a un’altra agenzia funebre. Quanto affermato da Nocilli – scrive il gip – trova conferma nell’analisi dei tabulati telefonici, che hanno permesso di rilevare che alle 17,29 del 28 novembre l’utenza in uso all’indagato aveva effettuato una chiamata all’agenzia funebre di Nocilli”. Ciò fa presupporre che Gianfranco Fieno fosse morto quel giorno. “Effettivamente – continua il giudice – il pomeriggio del 28 novembre Ermanno Fieno aveva comunicato alla compagna Alessia De Rubeis che il padre stava male, tanto che aveva chiamato il medico. Salvo poi dirle più tardi che stava meglio, per poi mostrarsi tuttavia provato e in crisi di pianto una volta giunto in serata a casa della fidanzata”.

Dall’ordinanza d’arresto emerge che la donna avrebbe detto agli inquirenti che “verso le 19,45-20 (del 13 dicembre, giorno del ritrovamento dei cadaveri, ndr) Ermanno ha ricevuto una telefonata dalla sorella che gli chiedeva i motivi per i quali i genitori non rispondevano al telefono. Ho notato che durante la telefonata a Ermanno tremava la voce, cosa che gli succede quando non dice la verità. Verso le 20,20 ha ricevuto un’altra telefonata dalla sorella. Per non farmi sentire cosa si dicevano è uscito in giardino, e le uniche frasi che ho sentito dire da Ermanno erano che sia lui che i genitori non erano a Viterbo ma a Roma. Dopo aver terminato la telefonata ho cercato di capire perché avesse mentito a sua sorella, ma lui si è chiuso e non mi parlava. Pochi minuti dopo si è alzato di scatto ed è uscito dalla mia abitazione, dicendomi che andava via perché doveva litigare con sua sorella e si prospettava una lunga nottata”.


Multimedia: video: La testimonianza di una conoscente – I funerali dei coniugi Fieno – Le testimonianze dei vicini – La polizia al lavoro – Trovati morti in casa – Fotocronaca: L’addio a Gianfranco Fieno e Rosa Rita Franceschini – L’arresto di Ermanno Fieno – Delitto di Santa Lucia, la polizia al lavoro – Tragedia in via Santa Lucia – Coppia uccisa in casa


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”. 


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4 gennaio, 2018

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