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“La provincia deve tornare a essere votata dai cittadini”

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Viterbo - L'insediamento del nuovo consiglio provinciale - Il presidente Pietro Nocchi [6]

Viterbo – L’insediamento del nuovo consiglio provinciale – Il presidente Pietro Nocchi

Viterbo – “La provincia deve tornare a essere la casa dei comuni”. Pietro Nocchi, presidente a palazzo Gentili solo da poco tempo, stila un suo primo bilancio. Per lui una doppia elezione, prima di via Saffi, è diventato sindaco di Capranica. Per la provincia vede buone prospettive, intanto quelle in arrivo dalla legge si Stabilità, ovvero fondi. Nel lungo periodo, spera che l’ente torni a essere votato dai cittadini.

Come si archivia il 2017 per il presidente della provincia?
“Devo dire – spiega Pietro Nocchi – con una nota positiva dalla legge di Stabilità che restituisce dignità alle province, con risorse per investimenti importanti in viabilità, strade. È previsto un miliardo di euro. Potremo utilizzare i tributi a copertura di spese spese fondamentali. Un bel regalo per la provincia, ci dà la possibilità di fare un minimo di programmazione. Adesso abbiamo gli strumenti. Messo a posto il bilancio, su scuole, strade e ambiente può tornare a essere l’ente che tutti si aspettano”.

Come sono stati i tre mesi da presidente?
“Ho trovato tanta voglia di rimettersi in gioco. Da 440, oggi i dipendenti sono 183. Ma gli uffici, nonostante le incertezze e i tagli, non hanno abbassato la guardia. Ho visitato diverse scuole, non tutte, lo farò prossimamente. Con i ragazzi del Dalla Chiesa abbiamo definito un modo per essere sempre aggiornati sui problemi che di volta in volta si dovessero presentare. Il mio obiettivo, poi, è parlare con tutti i sessanta sindaci della Tuscia. La provincia, come ho detto fin dal mio insediamento, deve essere la casa dei comuni”.

Più in là nel tempo, invece, cosa si aspetta?
“Deve tornare a essere un ente governato da amministratori eletti con il suffragio universale, votati dai cittadini. Occorre tempo, ma penso che la strada sia questa”.

Esistono prospettive, ma il presente resta complicato. Proprio pensando alle difficoltà, si è pentito della scelta di candidarsi a presidente della provincia?
“Per mia formazione, operando nel sociale, sono abituato a girare, ricercare fondi. Questo è un impegno che non mi spaventa. Sono abituato a faticare. In regione, parlando con un capo dipartimento, mi ha chiesto quale fra le due esperienze, sindaco e presidente, fosse la più stimolante. Devo dire che l’amministrazione è per me molto stimolante, ho la possibilità d’incontrare persone, stare a contatto con gli studenti. Certo, è difficile, ma avere attribuito deleghe ai consiglieri mi è di aiuto. C’è attenzione da parte di tutti”.

Che ente le ha lasciato in eredità il suo predecessore Mauro Mazzola?
“Ho trovato un ente che è stato costretto anche a scelte sofferte. Oggi, ad esempio, possiamo rifare le strade grazie alla vendita di beni quali il palazzo della prefettura. La provincia viveva nell’attesa d’essere chiusa. È stata portata avanti una buona gestione di quello che c’era. Sulla viabilità, con i pochi fondi a disposizione, sistemare le strade è complicato. Era impensabile per un amministratore riuscire a fare qualcosa di più”.

Oggi la provincia ha lanciato un piano d’intervento per le strade, criticato dall’opposizione. Come ha scelto gli interventi?
“Abbiamo stabilito di non farli a pioggia, ma stabilire priorità. Con un appalto da 600mila euro interveniamo sulla Cimina. Le scelte sono cadute sulle arterie più pericolose e trafficate. Interventi mirati. Vogliamo programmare bene. Al momento non è possibile accontentare tutti, ma col tempo arriveremo a coprire le diverse esigenze”.

L’opposizione, però, l’accusa d’andare troppo lentamente. Una provincia al rallentatore. È così?
“Con la minoranza ci siamo confrontati sui problemi della provincia. Noi abbiamo trovato situazioni a rilento, ma non da oggi. Esistono realtà fin dal 2013. Nell’ultimo periodo non si è fatto molto, perché si viveva nell’incertezza, nell’attesa del referendum. Si è portato avanti l’ordinario. Adesso, riprendere comporta tempo. Non ci sono solo strade e scuole”.

Quali altre criticità si è trovato ad affrontare?
“Un esempio è il trasporto conto terzi. Da un anno e mezzo era tutto bloccato, non si facevano più gli esami e chi è interessato può farli solo nella provincia di residenza. Ci sono ragazzi che avevano acquistato mezzi senza poterli utilizzare, mancando l’abilitazione. Nonostante il settore di via Saffi sia ridotto ai minimi termini, il 14 dicembre abbiamo fatto la prova”.

Cosa si augura per il nuovo anno?
“Spero di riuscire a programmare con tutti i sindaci un nuovo sviluppo, anche legato alle infrastrutture che aspettiamo da sempre, come la Trasversale, dando risposte ai cittadini che ogni giorni percorrono i 1700 chilometri di strade o ai ventimila studenti delle nostre scuole. Non vorrei solo pensare a imbiancare o a intervenire negli istituti per sistemare situazioni in urgenza. Queste sono cose che vanno fatte a prescindere. Invece, dobbiamo programmare uno sviluppo complessivo e in questo l’intesa con la regione è fondamentale”.

Giuseppe Ferlicca


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