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Viterbo - Lo spettacolo di Antonio Rezza e Flavia Mastrella in scena venerdì 19 gennaio alle 21 in via Cavour - La direttrice artistica Canfora: "Abbiamo puntato sulla qualità per creare un polo culturale e vivo per la città"

La spietata satira di ‘Pitecus’ apre la stagione del teatro Caffeina

di Paola Pierdomenico
 Antonio Rezza in "Pitecus"

Antonio Rezza in “Pitecus”

 Antonio Rezza in "Pitecus"

Antonio Rezza in “Pitecus”

 Antonio Rezza in "Pitecus"

Antonio Rezza in “Pitecus”

Viterbo – “Pitecus” apre la stagione del teatro Caffeina. Comicità esilarante e satira spietata nello spettacolo che rappresenta l’uomo e le sue perversioni, i suoi difetti e le paure. Viene portata in scena la realtà quotidiana, talmente esasperata da diventare super ironica con personaggi, interpretati da Antonio Rezza, che si materializzano dai teli colorati, ideati da Flavia Mastrella, e capaci di trasformarsi ora in paesaggio e poi costume.

Appuntamento dunque venerdì 19 gennaio alle 21. Ma cosa deve aspettarsi il pubblico che assisterà alla rappresentazione? “Proprio niente – scherza Antonio Rezza – perché, almeno nell’arte, quando uno fa uno spettacolo, il pubblico diventa il primo antagonista. ‘Pitecus’ è il nostro spettacolo storico, quello della nostra avanguardia e forse qualcuno già conosce i quadri di scena e come verrà tecnicamente affrontato.

Da trenta anni, con Flavia Mastrella, portiamo in giro otto spettacoli, e cioè tutto il repertorio da quando siamo nati artisticamente. ‘Pitecus’ è quello più antico. Universale, viene fatto ancora oggi ed è quindi un classico che verrà rappresentato anche dopo di noi, quando per limiti anagrafici non potremmo più farlo.

Si parla di temi universali: la paura dell’altro, della malattia e della morte. I difetti primordiali dell’uomo. E nonostante si affrontino temi escatologici, il risultato poi è che la gente ride in modo compulsivo, visto che vengono in qualche modo enfatizzati gli aspetti più primitivi e sporchi dell’essere umano. Fa ridere più di qualsiasi spettacolo comico pur non essendo ascrivibile a questo genere. 

E’ un linguaggio completamente innovativo che si sviluppa attraverso quadri colorati di stoffa, ispirati alle sculture di Fontana, Burri, oltre che ai teatri di Melotti, a Robert Morris. Costruzioni geometriche con cui la realtà viene rappresentata in modo diversamente formale. Sono cinque gli aspetti coinvolti: forma, colore, corpo, parola e la reazione di chi vede.

Quello che facciamo noi, non lo fa nessuno. Non c’è nessuna compagnia italiana o straniera che porti in giro tutto il repertorio di trenta anni e non c’è drammaturgo che rappresenti oggi sé stesso per come era trenta anni fa”.

Con Rezza ci sarà appunto Flavia Mastrella che dice dello spettacolo: “E’ un lavoro frammentario coi quadri di scena che sono paesaggio e costume allo stesso momento e a chi assiste danno la possibilità di contestualizzare nella fantasia quello che vedono.

Si parla della realtà quotidiana, talmente esasperata, che diventa prima drammatica e poi super comica. E la comicità viene data dalle parole e dal linguaggio del corpo che è anche linguaggio visivo. Si riesce a ridere sui difetti caratteriali che ci accomunano, senza un contesto preciso. E’ un lavoro che abbiamo mantenuto vivo perché, per noi, sono come dimensioni che possono resistere al tempo”.

La direttrice artistica Annalisa Canfora è pronta per questa avventura. E’ lei che da mesi lavora a questo progetto, affidatole da Andrea Baffo e Filippo Rossi, curando ogni aspetto, senza lasciare nulla al caso. E facendosi guidare da una sconfinata passione per il teatro, che si percepisce anche solo sentendola parlare. “Finalmente si inaugura – dice Canfora -. E’ stata una scelta coraggiosa e di qualità, ma anche estremamente rischiosa per un teatro privato e in provincia, i titoli e gli artisti invitati lo dimostrano, ma sono contentissima.

Ho ritenuto che fosse importante dettare una linea di qualità, coerente anche con la tradizione del festival Caffeina. La stagione è improntata quindi su grandi attori, perché essendo un’attrice, l’importanza all’attorialità è per me fondamentale. La stagione spazia dunque dal classico al contemporaneo: apriamo venerdì con Antonio Rezza e concludiamo con Ascanio Celestini, che sono rappresentativi di due modi di fare teatro molto diversi. Due nomi di spicco della scena italiana.

Per me, in un teatro che si riapre, era importante portare grandi personaggi del teatro italiano e spettacoli che siano rappresentativi della loro poetica e che raccontano quel determinato artista. E il fatto che, per domani, sia quasi tutto esaurito mi fa capire che ho intrapreso la strada giusta. Sto cercando, infatti, di costruire un teatro che di base abbia un’idea molto forte di quello che è fare teatro, cultura e attività sul territorio”.

Canfora ha un’immagine ben precisa di quello che dovrà essere il teatro Caffeina. “Voglio che che diventi un punto di riferimento per la cultura, proprio per come l’abbiamo concepito: un teatro che è anche un bistrot e una libreria. Non solo, ho fatto partire anche dei corsi di teatro che stanno avendo un successo strepitoso e abbiamo già più di 60 allievi e forse ci saranno altri laboratori. Tutto ciò nel giro di soli due mesi.

Il Christmas village ha portato in teatro migliaia di bambini di tutte le scuole del territorio. Da febbraio, inoltre, ripartirà una stagione di teatro infanzia e per ragazzi proprio perché siamo subissati di richieste di scuole e famiglie che ci chiedono di continuare l’esperienza. E poi una stagione musicale. Sono due progetti che ci rendono molto orgogliosi.

Sto quindi costruendo una compagnia di giovani attori che, in questo momento, sono la compagnia del teatro infanzia, anche se l’idea è quella che poi diventino degli attori con cui realizzare delle produzioni da portare in giro a carattere nazionale.

Lo scopo è di dare vita a un polo culturale fortissimo per i viterbesi e la Tuscia che poi consenta a questo territorio di aprirsi all’esterno, anche all’estero. Un percorso a 360 gradi che, nonostante le difficoltà di un teatro privato, sta pagando. Si sente che la città ha voglia di uno spazio che sia suo e non di ospitalità di altre compagnie. Uno spazio interattivo a cui i cittadini stanno partecipando.

Nel teatro ci sono attivività ogni giorno, è una fucina di progetti per il territorio. La città, se stimolata in maniera adeguata, risponde perché ha voglia di cultura e di sentirsi partecipe di un progetto culturale. E’ una vittoria assoluta e il segno che la qualità paga ed è attraverso questa che si sensibilizza la gente al teatro. Non serve abbassare la qualità per garantire il ‘sold-out’, perché questa, pur essendo la strada più facile, non ti permette di costruire. Io, invece, voglio costruire un territorio che abita la cultura. 

La risposta che stiamo avendo con la stagione è la prova che un tipo di cultura popolare di qualità piace. Credo nel teatro – conclude Canfora – e secondo me la qualità e la ricerca sulla parola e sul testo vanno difese con le unghie e i denti”.

Paola Pierdomenico

18 gennaio, 2018

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