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Feto nel cassonetto - Fissata per l'8 febbraio la prima udienza - Per la difesa: "E' stato un parto precipitoso"

Madre condannata a 10 anni per omicidio, processo d’appello al via

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La corte d'appello di Roma

La corte d’appello di Roma

 

Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto

Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto

Viterbo – Bimba settimina gettata in un cassonetto del Salamaro il 2 maggio 2013, al via il prossimo 8 febbraio il processo d’appello alla madre.

La donna, la ballerina 28enne d’origine romena Elisaveta Alina Ambrus, che finora ha scontato soltanto sei mesi di carcere preventivo, è stata condannata in primo grado a dieci anni per omicidio e occultamento di cadavere col rito abbreviato il 30 settembre 2016. 

Per la difesa non sarebbe stato un aborto indotto dai farmaci, come sostenuto dal perito del pm Franco Pacifici, bensì un parto precipitoso. Da qui il ricorso davanti ai magistrati capitolini, per gli stessi motivi per cui aveva chiesto al gup l’assoluzione per insufficienza di prove, oppure la riqualificazione del reato in feticidio o aborto illegittimo aggravato dall’evento morte. 

Elisaveta Alina Ambrus, nel frattempo, nonostante se ne siano perse le tracce, è stata inserita dal difensore Samuele De Santis tra i testimoni a favore dell’infermiere 57enne Graziano Rappuoli, chiamato a rispondere davanti alla corte d’assise di omicidio volontario e occultamento di cadavere in concorso. 

L’uomo, accusato anche di esercizio abusivo della professione medica, avrebbe procurato alla 28enne la ricetta falsa con cui si è procurata il Cytotec, il farmaco antiulcera che, inducendo le contrazioni, verrebbe usato anche per procurare aborti clandestini.

La 28enne, tra il 2012 e il 2013, lavorava come intrattenitrice allo Star night club di via della Meccanica, al Poggino, sequestrato il 12 gennaio scorso dopo l’arresto per sfruttamento della prostituzione dei titolari, la coppia falisca composta dall’imprenditrice 39enne d’origine russa Elena Agafonova e dal marito 61enne Enzo Magnani: secondo l’accusa avrebbero spinto le dipendenti a fornire servizi extra ai clienti.

La difesa punta al ruolo del Cytotec nel parto prematuro della bimba settimina, ritrovata in un cassonetto del Salamaro il 2 maggio 2013.

Nessun dubbio che la donna volesse abortire. “Ma – per l’avvocato De Santis – tra l’assunzione e il parto è trascorso troppo poco tempo, secondo la superperizia disposta dal gip la piccola è venuta alla luce per un parto precipitoso. E lo stesso gup Savina Poli, nella sentenza di condanna, ha eliminato la premeditazione, il che sposta successivamente la soglia del delitto. Faremo appello perché la ‘previsione di accettazione della morte del feto’ era imprevista”.

Allo Star night club la Ambrus aveva lavorato come figurante di sala anche la notte prima del parto, nonostante l’avanzato stato di gravidanza. Ma nemmeno la titolare, sentita come testimone al processo all’infermiere, ne avrebbe saputo niente, malgrado gli abiti succinti indossati dalla giovane: “Semmai – ha commentato – ho pensato che fosse leggermente ingrassata”.

Il parto sarebbe avvenuto senza contrazioni alle 11,30 del mattino, appena quattro ore dopo l’assunzione del Cytotec, i cui effetti si sentono dopo 12-14 ore, nel bagno della casa che la Ambrus condivideva a San Faustino con un’altra ballerina. 

“Precipitoso, quindi naturale e non indotto – per la difesa – tanto più che la 27enne appena nove mesi prima aveva dato alla luce un altro figlio. Il caso ha voluto abbia coinciso con l’assunzione dell’ossitocina con cui avrebbe voluto procurarsi un aborto”. 

Silvana Cortignani


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26 gennaio, 2018

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