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Truffa ai piccoli risparmiatori - Uno dei cinque arrestati viterbesi della maxinchiesta della procura di Milano si difende durante l'Interrogatorio di garanzia

“Manager? Sono solo il titolare di una piccola copisteria”

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La copisteria coinvolta nell'inchiesta della procura di Milano

La copisteria coinvolta nell’inchiesta della procura di Milano

La copisteria coinvolta nell'inchiesta della procura di Milano

La copisteria coinvolta nell’inchiesta della procura di Milano

 

Gli avvocati Pietro Porri e Marco Valerio Mazzatosta

Gli avvocati Pietro Porri e Marco Valerio Mazzatosta

Viterbo – (sil.co.) – Truffe ai piccoli risparmiatori e bancarotta fraudolenta, sono cinque i viterbesi tra i nove “manager” arrestati dalla guardia di finanza su mandato del gip milanese Maria Carla Sacco.

Al centro la maxinchiesta della procura del capoluogo lombardo sul fallimento della Hi Real Spa. 

In carcere sono finiti il presidente del consiglio d’amministrazione della Hi Real Spa e il “promotore finanziario”, Alberto Terzilli  e Franco Maria Mattioli, oltre al broker spezzino Marco Sturlese. 

Ai domiciliari Gianluca Palombo, Augusto Testa e Luca Fazi, oltre a Francesco Paganucci, Alessandro Colamonici e Claudio Nunzio Pezzella.

Luca Fazi, assistito dagli avvocati Pietro Porri e Marco Valerio Mazzatosta, è comparso ieri davanti al gip Rita Cialoni, rispondendo a tutte le domande del giudice, che lo ha sottoposto all’interrogatorio di garanzia per rogatoria presso il tribunale di Viterbo.

Accusato di truffa e bancarotta fraudolenta in concorso, Fazi non è però un manager, ma soltanto un piccolo imprenditore, titolare di una copisteria nel capoluogo, “Non solo copie”, in via della Caserma.

“Ma quale manager? Ma quale truffatore o peggio bancarottiere? Sono solo il titolare di una piccola copisteria”, si sarebbe difeso davanti al giudice. 

Una situazione kafkiana per i difensori, pronti, se sarà necessario, a ricorrere al tribunale della libertà per la revoca della misura di custodia cautelare e la riapertura dell’attività commerciale, cui sono stati posti i sigilli in seguito all’arresto.

“Senza contare i danni d’immagine per lui e anche per la sua famiglia. Fazi è una persona perbene e rispettabilissima, dal passato specchiato. Prima di aprire la copisteria, è stato un sottufficiale dell’areonautica, facendo parte anche della scorta del papa. Conduce una vita normalissima, non ha conti correnti da capogiro, né megaville, né sguazza nel lusso. Si tratta solo di un gigantesco equivoco, merita di tornare al più presto al suo lavoro, senza macchie, perché non ce ne sono”, dicono i difensori.

L’imprenditore, ai domiciliari nella sua abitazione, ha riposto a tutte le domande relative ai suoi rapporti con un altro degli arrestati, l’ex promotore finanziario Franco Maria Mattioli.

“Tra loro, nell’arco di cinque anni, ci sono stati normalissimi rapporti di lavoro. Mattioli, a cadenza settimanale, gli commissionava dei lavori e Fazi eseguiva, poi consegnava, senza sapere quale uso ne sarebbe stato fatto. E siccome Mattioli non è competente, si avvaleva dei suoi servizi anche nel campo dell’informatica. Come tanti clienti, niente di strano, niente di anomalo rispetto alla solita routine. E’ incredibile che qualcuno possa ritenere che sia coinvolto in una vicenda dove si parla di un giro d’affari da venti milioni di euro. Basterebbe vedere il suo tenore di vita o i suoi conti per capire che si tratta di un abbaglio. Fazi vive dei proventi della sua copisteria”.

A scagionare Luca Fazi ci sarebbero anche le intercettazioni, riportate nell’ordinanza emessa dal gip di Milano. “Parlando con altri indagati, Mattioli fa riferimento a lui come ‘l’omino’ cui affiderà i lavori, per l’appunto ‘l’omino delle fotocopie’, non certo un eventuale complice di chissà quali maneggi”, dicono i legali.

L’inchiesta sfociata nelle misure di custodia cautelare per nove indagati è partita dalla presunta bancarotta fraudolenta della Hi Real Spa, una delle prime aziende immobiliari quotate in Borsa, fallita nel maggio 2016. 

Gli investitori avrebbero conferito i propri piccoli alberghi in cambio di azioni, con la promessa che, per rilanciare l’attività, sarebbero stati ristrutturati con gli ultimi dettami del risparmio energetico, della domotica e della modernità. 

In questo contesto, le indagini hanno consentito di accertare condotte di abusivismo finanziario a danno di numerosi piccoli risparmiatori del Viterbese, i cui proventi, secondo l’accusa, sarebbero stati sistematicamente distratti per finalità personali, tra cui soggiorni, acquisto di gioielli e autovetture.

“E’ evidente che il nostro assistito è completamente estraneo”, ribadiscono Porri e Mazzatosta che, in chiusura, ci tengono a ricordare il giornalista viterbese Andrea Arena, scomparso il 22 gennaio a nemmeno 40 anni. “In tribunale si sente già la sua assenza – dicono i legali – era veramente una cara e brava persona, un amico e un professionista serio e preparato, che non mancava mai di fare una battuta sapida e intelligente, pur occupandosi, nell’ultimo anno, di un settore difficile e delicato come la cronaca giudiziaria”. 


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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24 gennaio, 2018

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