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Sesso e droga al night - L'inquietante episodio nel club al Poggino scoperto dai carabinieri durante l'operazione Birretta - Gli aggressori erano sotto l'effetto della cocaina

Non si vuole prostituire e la riempiono di botte…

Viterbo - L'operazione dei carabinieri Birretta - E.A. portata in caserma

Viterbo – L’operazione dei carabinieri Birretta – Elena Agafonova portata in caserma

Viterbo - L'operazione dei carabinieri Birretta - E.A. portata in caserma

Viterbo – L’operazione dei carabinieri Birretta – Elena Agafonova portata in caserma

Viterbo - L'operazione dei carabinieri Birretta - E.A. portata in caserma

Viterbo – L’operazione dei carabinieri Birretta – Elena Agafonova portata in caserma

Viterbo - L'operazione dei carabinieri Birretta - Gli indagati portati in caserma

Viterbo – L’operazione dei carabinieri Birretta – Gli indagati portati in caserma

Viterbo - Operazione Birretta - Il night club sequestrato

Viterbo – Operazione Birretta – Il night club sequestrato

Viterbo - Spaccio e prostituzione - La conferenza dei carabinieri in procura

Viterbo – Spaccio e prostituzione – La conferenza dei carabinieri in procura

Viterbo - La conferenza stampa dell'operazione Birretta - Federico Lombardi e Marcello Egidio

Viterbo – La conferenza stampa dell’operazione Birretta – Federico Lombardi e Marcello Egidio

Viterbo – È notte. Allo Star Night Club al Poggino alcuni clienti pretendono un rapporto sessuale con una ballerina. Per gli inquirenti, sono sotto l’effetto della cocaina. La ragazza si rifiuta, ma loro insistono. Insistono e insistono ancora, finché non la riempiono di botte. Pugni, calci e schiaffi. A raffica, finché la giovane non riesce a scappare dal locale.


Multimedia: Fotocronaca: Sesso e droga al night, gli indagati in caserma – video: Sesso e droga al night, la conferenza in procura


A quel locale, in via della Meccanica, i carabinieri del nucleo investigativo e della compagnia di Viterbo hanno messo i sigilli. Ieri mattina, dopo aver arrestato la proprietaria e suo marito. Sono la 39enne russa Elena Agafonova ed Enzo Magnani, imprenditore di 61 anni con precedenti. Vivono entrambi a Montefiascone, ed entrambi sono accusati di sfruttamento della prostituzione.

I militari dell’arma li hanno svegliati all’alba, dando esecuzione all’ordinanza d’arresto emessa a dicembre dal gip Savina Poli. Sono ai domiciliari, come richiesto dal pubblico ministero Stefano d’Arma che ha coordinato le indagini. “Indagini a 360 gradi – ha sottolineato il magistrato -, scaturite da informazioni confidenziali circa una rete di spaccio di droga. Sono poi proseguite con intercettazioni, servizi di osservazione e sequestri di cocaina”. La cocaina, il filo conduttore di questa operazione. Denominata Birretta, “perché così – spiegano gli inquirenti – gli arrestati chiamavano lo stupefacente”.

L’inchiesta parte a dicembre 2016, e “inizialmente – racconta il maggiore dei carabinieri Marcello Egidio – si concentra su una rete di spacciatori che riforniva l’alta Tuscia. In particolare Castiglione in Teverina e Bagnoregio, ma anche l’Umbria e la bassa Toscana”. Intercettazioni e appostamenti. La droga viene ceduta e acquistata in piazza o nei pressi dei bar. “Alcune persone coinvolte nel traffico della cocaina – sottolinea il maggiore Egidio – si frequentavano anche nel night al Poggino”. Ed è proprio dalle conversazioni tra due operai macedoni (A.E., 40enne residente a Viterbo, e L.A., 38enne residente in provincia di Terni) che i carabinieri scoprono che “in quel locale le ballerine si vendono per sesso”. È febbraio 2017, e da quel momento le indagini andranno avanti fino ad aprile.

“Nel corso dell’operazione – continua il maggiore Egidio – è emersa una realtà inquietante. I gestori del locale reclutavano donne straniere, prevalentemente dell’Est Europa, assumendole come intrattenitrici. Le ospitavano in degli appartamenti di loro proprietà nel centro storico di Viterbo, dopo che un loro collaboratore viterbese aveva accolto le ragazze al loro arrivo in città. Era lui che tutte le sere le portava al lavoro. I gestori percepivano anche parte del compenso che le giovani ottenevano per le prestazioni sessuali, che avvenivano nel locale o fuori”. I proprietari del night, sottolinea il comandante provinciale dei carabinieri Giuseppe Palma, “riuscivano così a ottenere considerevoli guadagni extra”. Prostituendosi, le ragazze percepivano dai 50 ai 300 euro. Ma la cifra poteva anche aumentare, perché si basava principalmente sulla quantità di ore.

“È stato impressionante scoprire – spiega il pm Stefano d’Arma – che nel locale le giovani lavoravano inizialmente come intrattenitrici, ma progressivamente erano spinte a prostituirsi. Ha anche colpito che il loro ingresso in Italia era regolato da alcune agenzie che hanno rapporti con l’estero e che selezionano le aspiranti ballerine. Questo lavoro era in realtà uno specchietto per le allodole, perché le ragazze erano poi costretta dal sistema a fare qualcosa di più: qualche prestazione sessuale nel night. E poi a fare ancora qualcosa in più: a uscire col cliente, e a passare l’intera nottata con lui. Per non perdere il lavoro da intrattenitrici, queste donne erano costrette a prostituirsi. Ed erano costrette a prostituirsi anche per guadagnare qualcosa in più. Perché gli stipendi base, quelli da intrattenitrici, non erano sufficienti a vivere in maniera dignitosa”.

E il night, da ieri sotto sequestro, sarebbe stato anche scenario di un episodio che gli inquirenti hanno definito “inquietante”. “Alcuni clienti del locale – spiegano – avrebbero, sotto l’effetto della cocaina, malmenato una giovane lituana che non voleva avere rapporti sessuali con loro. La ragazza sarebbe stata costretta a scappare dal night, e poi a lasciare Viterbo. Senza neppure ricorrere alle cure mediche per le lesioni riportate. Il tutto con l’aiuto dei gestori del locale, che hanno temuto che la donna potesse denunciare l’episodio”.

In conferenza stampa il procuratore capo Paolo Auriemma ha sottolineato come “il maggiore dei carabinieri Marcello Egidio e il capitano Federico Lombardi abbiano saputo coordinare una serie di attività in concatenazione, partendo da una cessione di cocaina”. A Castiglione in Teverina, infatti, gli investigatori avrebbero individuato un artigiano di 50 anni residente in quel comune, G.Z., che con la presunta complicità di altre persone sarebbe diventato il punto di riferimento di numerosi assuntori di droga della provincia e dell’Orvietano. G.Z., si sarebbe rifornito dal macedone A.E., che gravitava tra il Viterbese, l’Umbria e la Toscana.

“Il comune denominatore degli arrestati era l’inclinazione a commettere azioni delittuose – conclude il comandante provinciale Giuseppe Palma -. In particolare gli arrestati per detenzione e spaccio di cocaina, erano in grado di procurarsi la droga con estrema facilità. E senza scrupoli facevano di tutto per raggiungere il loro obiettivo”.

In totale, gli arrestati sono sette. Cinque con l’accusa di detenzione e spaccio di sostanza stupefacente, e due di sfruttamento della prostituzione. Altre sette persone sarebbero invece indagate a piede libero. Le indagini proseguono, e si starebbero concentrando soprattutto sull’operato delle agenzie che reclutavano le ragazze come intrattenitrici per lo Star Night Club.


Gli arrestati

accusati di sfruttamento della prostituzione

Elena Agafonova, 39 anni, russa, residente a Montefiascone

Enzo Magnani, 61 anni, imprenditore residente a Montefiascone

accusati di detenzione e spaccio di stupefacenti

G.Z., 50 anni, artigiano residente a Castiglione in Teverina

A.E., 40 anni, operaio macedone residente a Viterbo

G.S., 39 anni, residente a Castiglione in Teverina

M.S., 39 anni, operaio residente a Orvieto

L.A., 38 anni, operaio macedone residente a Montecchio (Terni)


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

13 gennaio, 2018

 

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