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Tribunale - Graffignano - La vittima racconta al giudice il presunto agguato - A processo per stalking e lesioni padre e figlia

“Non so se fosse acido, ma bruciava e mi ha sfregiato”

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La mano della donna, sfregiata con una sostanza corrosiva

La mano della donna, sfregiata con una sostanza corrosiva

La mano della donna, sfregiata con una sostanza corrosiva

La mano della donna, sfregiata con una sostanza corrosiva

Graffignano – “Non so se fosse acido, ma bruciava e mi ha lasciato uno sfregio”.

Ha preso il via ieri con la testimonianza della presunta vittima il processo a padre e figlia, di 68 e 42 anni, accusati di stalking in concorso ai danni di una 43enne di Graffignano, titolare di un negozio di ferramenta nella frazione di Sipicciano. 

L’uomo è accusato anche di lesioni perché, il 3 aprile 2014, avrebbe teso un agguato alla commerciante, lanciandole dal finestrino della macchina “un tubicino nero di gomma” contenente una sostanza corrosiva. 

“Per fortuna ho alzato le mani per proteggermi, perché me l’ha tirato in faccia”, ha raccontato la donna al giudice Giacomo Autizi, mostrando lo sfregio rimasto sulla mano destra. 

Sarebbe stato l’episodio clou di una lunga serie di persecuzioni, che hanno spinto la presunta vittima, parte civile con l’avvocato Anna Camilli, a sporgere una trentina di denunce. “La prima nel 2011, per estorsione. Mi aveva prestato 3-4mila euro, ne ha pretesi oltre 200mila, tutti documentati. Da allora lui e la figlia, che era stata una mia dipendente, hanno cominciato a perseguitarmi”, ha spiegato la 43enne, parlando di inseguimenti in auto, tentativi di mandarla fuori strada, appostamenti e clacson strombazzanti sotto casa, lancio di uova, minacce di morte a lei e alla sua famiglia. A parole e facendo il gesto della pistola o del “ti taglio la gola”. 

Sul punto è intervenuto il giudice Autizi, chiedendo alla 43enne, che ha confermato: “Come la criminalità organizzata, come la mafia?”. “Sì”, ha risposto seccamente la donna.

Al centro del processo otto mesi di persecuzioni, tra l’estate 2013 e la primavera 2014 anche se, a detta dei testimoni, tra i quali il compagno e la sorella della vittima, minacce e molestie proseguirebbero ancora oggi. “Ma si sono attenuate dopo i sei mesi d’allontanamento”, ha sottolineato la commerciante, che come gli altri familiari, tuttora, non uscirebbe quasi più di casa per la paura di incontrare padre e figlia. 

Fin qui l’accusa. Ma durissimo è stato anche il controesame del difensore della coppia, l’avvocato Angelo Giuliani, il quale ha puntato il dito contro la presunta aggressione con l’acido, mettendo in dubbio che sia mai avvenuta, chiedendo alla donna se non si fosse scottata la mano col motorino, chiedendole come mai fosse stata raggiunta solo alla mano  dove fosse finito il tubo di gomma contenente la sostanza corrosiva. 

“Non so se fosse acido, ma era roba infuocata, la mano è diventata subito rossa e bruciava, poi è diventata tutta nera – ha replicato la 43enne – non ho mai avuto un motorino; oltre a ustionarmi la mano, ha anche bucato il giubbotto; il piumino l’ho consegnato assieme al tubo di gomma ai carabinieri quando ho sporto denuncia”. 

A “tranquillizzare” la difesa è intervenuto lo stesso giudice Autizi, cui la pm ha consegnato il referto del pronto soccorso dell’ospedale di Orvieto e il verbale di sequestro: “Il tubo di gomma è qui in tribunale, tra i corpi di reato – ha detto il giudice – nel corso del processo sarà mostrato in aula”.

Poi ha aggiunto: “Non escludo di disporre una perizia sulla compatibilità delle lesioni riportate dalla parte civile con sostanze corrosive, se sì di che tipo, se no, con cos’altro”. 

Il processo riprenderà il prossimo 12 aprile, con un’udienza, ancora una volta, tutta dedicata ai testimoni dell’accusa. Poi toccherà ai testi di parte civile, quindi saranno sentiti, se vorranno, gli imputati, infine i testimoni della difesa. Nel frattempo, per l’appunto, il giudice potrebbe disporre una perizia medico-legale sullo sfregio.

Silvana Cortignani

12 gennaio, 2018

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