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L'Irriverente

Ecco i nostri a duellare su chi la spara più grossa

di Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Nel mondo, Kim Jong Un, il coreano, dice che i suoi sono missili a lunga gittata, pronti ad alzarsi premendo un bottone. Trump, l’amerikano, risponde che lui ha un bottone più grosso e i missili suoi vanno più lontano. 

Da noi, dopo aver visto da vicino il “reddito di cittadinanza” dei 5 Stelle, Berlusconi ha tirato fuori il suo “reddito di dignità” allungato con protesi di bollo auto e cure veterinarie; Renzi ha attaccato alle altre sue promesse il “lavoro” sempre di cittadinanza proiettando il tutto in avanti con l’aiutino del canone Rai e Grasso è entrato in partita con l’abolizione delle tasse universitarie.

Così, a cent’anni dalla grande guerra del 15 -18, eccoci alla guerra dei bottoni con i nostri a duellare su chi la spara più grossa. A parole.

Questo, purtroppo irriverentemente, l’Irriverente si è trovato a pensare l’altro giorno a Santa Maria degli Angeli, la basilica delle cerimonie di Stato in piazza Esedra, mentre aspettava che uno scorbutico prete burocrate gli rilasciasse il certificato del battesimo che il nipotino, inconsapevole infante, lì aveva ricevuto.

Nell’attesa forzata, infatti, l’Irriverente è andato a gustarsi la visione di un dipinto del Pomarancio dedicato alla “bugia”, che narra di Pietro il primo papa e di una coppia, Anania e Saffira, la quale aveva promesso in dono il ricavato della vendita di un terreno ma gliene aveva portato solo una parte.

Forse ad Anania il consiglio di barare era venuto dal senso pratico della moglie e forse a Pietro, lo sconto autoapplicatosi dai coniugi donanti, fu rivelato più che dallo Spirito, come diconono le Scritture, da qualche buona lingua che, si sa, non manca mai.

Fatto sta che quando Anania si presenta, Pietro lo rimprovera e lui cadendo a terra muore, come pure la moglie Saffira, dipinta nell’angolo in basso a destra schiacciata dalla imponenza dell’apostolo.

Allora, ai tempi dei primi cristiani, questa pare fosse la sorte di chi prometteva e non manteneva. Ma oggi che non ci sono più neanche i democristiani, che ci resta se non la considerazione che “ammazza, ammazza, son tutti una razza” ? Salvo, però, lo spoglio elettorale del 4 marzo, quando ogni aspirante re ci apparirà… nudo.

Renzo Trappolini

14 gennaio, 2018

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