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In procura il fratello e la sorella di Ermanno Fieno

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Viterbo - Delitto di via Santa Lucia - Luciano Fieno [3]

Viterbo – Delitto di via Santa Lucia – Luciano Fieno

Viterbo - Delitto di via Santa Lucia - Anna Rita Fieno [4]

Viterbo – Delitto di via Santa Lucia – Anna Rita Fieno

Sanremo - Delitto di via Santa Lucia - Il fermo di Ermanno Fieno [5]

Ermanno Fieno il giorno del fermo in Liguria

Ermanno Fieno [6]

Ermanno Fieno in una foto che lo ritrae prima della tragedia

 

Montefiascone - Madre e figlio trovati morti - La pm Chiara Capezzuto [7]

La pm Chiara Capezzuto – Ieri ha sentito per quasi tre ore i fratelli dell’indagato

 

Gli avvocati Samuele De Santis (a sinistra) e Enrico Valentini [8]

Gli avvocati Samuele De Santis (a sinistra) e Enrico Valentini, difensori di Ermanno Fieno

Viterbo – (sil.co.) – In procura i fratelli di Ermanno Fieno. Luciano e Anna Rita, ieri, si sono trattenuti per quasi tre ore nell’ufficio del pubblico ministero Chiara Capezzuto. Un colloquio cominciato a metà mattinata e finito dopo le 13 quando la coppia ha lasciato il palazzo di giustizia.

Per loro è stato il primo faccia a faccia, come testimoni, con il sostituto procuratore dopo l’arresto del fratello 44enne, recluso a Mammagialla, con l’accusa di avere ucciso entrambi i genitori, i coniugi Gianfranco Fieno e Rosa Rita Franceschini, 83 e 71 anni, trovati cadaveri nella loro abitazione al civico 26 di via Santa Lucia la sera del 13 dicembre.

A dare l’allarme sono stati proprio i fratelli che alla polizia giudiziaria hanno spiegato di cercare da giorni di contattare i due anziani, con cui i rapporti si erano diradati per i dissidi con Ermanno, il fratello più piccolo e per certi versi il più debole, con cui la coppia conviveva. Una testimonianza indispensabile  e fondamentale la loro. 

Anna Rita, in particolare, avrebbe spiegato agli investigatori, e confermato alla pm, di avere da alcuni anni rapporti conflittuali con i genitori a causa dei comportamenti del fratello Ermanno, in quanto solito mentire ai propri familiari circa la sua attività lavorativa e i suoi effettivi mezzi di sostentamento.

La situazione sarebbe precipitata dalla vigilia del ponte dell’Immacolata quando il presunto omicida, rispondendo sempre lui al telefonino del padre, avrebbe prima detto che era perché il suo era rotto, quindi che i genitori erano ricoverati in una non meglio identificata clinica romana e infine che la mattina successiva li avrebbe fatti parlare con il padre.

Era il 13 dicembre. Anna Rita avrebbe appena fatto in tempo a dire per telefono al fratello Ermanno “chiamo i vigili del fuoco” che lui avrebbe chiuso la comunicazione. In quel momento, nonostante il freddo pungente della serata, si sarebbe trovato nel giardino dell’abitazione della compagna, dove si sarebbe appartato apposta per non farle sentire la conversazione infarcita di menzogne.

“Scuse risibili”, come scrive il gip nell’ordinanza.

Capita l’aria, poco dopo il 44enne si sarebbe dileguato, dandosi alla breve latitanza che si è conclusa il 15 dicembre con il fermo alla stazione di Ventimiglia mentre stava per prendere un treno per la Francia. Raggiunta Roma, prima di darsi alla fuga, presumibilmente con un treno diretto in Liguria in partenza dalla stazione Termini, avrebbe fatto due prelievi da 400 euro ciascuno, uno prima e uno subito dopo mezzanotte, presso uno sportello bancomat di via Nazionale, usando la tessera del padre.

Erano invece circa le 21 quando Luciano e Anna Rita hanno chiamato i vigili del fuoco che, visti i due corpi avvolti nel cellophane dalla finestra della camera da letto, raggiunta con l’autoscala, non sono nemmeno entrati, temendo ci fosse nascosto l’assassino.

La scena del delitto è stata immediatamente cristallizzata dalla scientifica e, prima del trasferimento dei corpi all’obitorio per la successiva autopsia, sul posto sono intervenuti il medico legale Alessandro Pinnavaia e la pm Capezzuto, titolare del fascicolo per duplice omicidio con il procuratore capo Paolo Auriemma.

Decisiva la testimonianza di Cristiano Nocilli per risalire all’epoca della morte, in attesa della relazione del professor Saverio Potenza incaricato dell’esame autoptico dalla procura. Alle 17,15 del 28 novembre Ermanno Fieno lo aveva chiamato dicendo che era morto il padre e poco dopo per disdire il servizio funebre, come confermato dall’incrocio dei tabulati telefonici. Alla fidanzata, lo stesso giorno, nel primo pomeriggio, avrebbe detto di avere chiamato il dottore perché il padre stava male. La sera, a casa sua, sarebbe apparso molto scosso e facile alle lacrime.

Niente ai fratelli, fino al tentativo di depistaggio del 13 dicembre, forse per prendere tempo, sapendosi ormai scoperto. Ermanno, nel frattempo, aveva anche cambiato la serratura del portoncino blindato, impedendo loro di entrare nell’abitazione. 

Le ultime ore prima del rinvenimento dei cadaveri sono state le più concitate, con un succedersi di telefonate tra i fratelli ed Ermanno cominciate alle 19,30, allertati da uno zio.

Zio che aveva saputo dal vicino di casa di un litigio avvenuto qualche giorno prima nell’appartamento, dopo il quale lui e la moglie non avrebbero più sentito i rumori della quotidianità dell’anziana coppia.

Ma già il 6 dicembre – avrebbe raccontato a caldo la stessa Anna Rita Fieno agli inquirenti – la figlia avrebbe provato inutilmente a chiamare il padre sul suo cellulare, credendo alla spiegazione di Ermanno, e cioè che lo aveva in uso lui perché il suo era rotto.

Non ha retto invece la storia della clinica romana in cui i due anziani sarebbero stati ricoverati perché erano stati poco bene. Una struttura di cui Ermanno si è rifiutato di dire il nome ai fratelli, chiudendo la conversazione con quel “fate come volete” cui poco dopo ha fatto seguito il ritrovamento dei corpi senza vita delle vittime. 

Una lunga serie di menzogne che sarebbero andate avanti per un paio di settimane. Dal 28 novembre al 13 dicembre. Sul suo profilo facebook, per quel che può valere, un buco di una settimana. L’ultimo posto è delle 8,57 del 27 novembre, poi silenzio fino alle 20,36 del 5 dicembre. Infine l’ultimo macabro messaggio del 12 dicembre, alle 16,23, di commento a un libro horror appena acquistato: “Dicono sia il più terrificante mai scritto, vediamo se è davvero così”. 

Proprio sulla capacità di mentire dell’indagato si concentrerebbe in questi giorni l’attenzione della procura, che non sembrerebbe avere alcuna fretta di interrogare Ermanno Fieno. O almeno non prima di avere sentito le persone informate dei fatti, a partire dai fratelli con cui i rapporti si sarebbero rotti proprio a causa delle continue bugie.

Il 44enne, che dopo il fermo ha avuto già due occasioni di rilasciare dichiarazioni, ai magistrati, mentre si trovava nel carcere di Imperia, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Fino ad oggi ha parlato solo con i difensori Samuele De Santis e Enrico Valentini, cui avrebbe raccontato dei suoi ultimi 15 anni di vita travagliata, tra problemi lavorativi, difficoltà economiche e familiari. 

Un uomo dall’indole solo apparentemente mansueta, secondo gli inquirenti, che, alla luce del presunto duplice omicidio, parlano di “personalità spiccatamente violenta”.

“Non è un mostro e non è matto”, secondo i difensori. Ma senza dubbio un personaggio da sondare anche per i suoi legali, che peraltro l’hanno conosciuto solo dopo l’arresto. Sentendo solo la sua versione dei fatti. Vanno avanti le indagini per capire come si sia arrivati alla tragedia.


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