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Ronciglione - Spaccio dai domiciliari - Si è difeso così il 26enne pakistano sorpreso a cedere droga mentre era agli arresti - Condannato a 5 mesi, resta in carcere

“Per ringraziarli della spesa, smezzavamo due-tre canne”

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Perugia - Rapina in villa - Il pakistano arrestato Mohammad Hanif Bostan

Perugia – Rapina in villa – Il pakistano arrestato Mohammad Hanif Bostan

 

L'avvocato Luigi Mancini

L’avvocato Luigi Mancini

Ronciglione – Spaccia dai domiciliari, il pm chiede un anno, il giudice lo condanna a cinque mesi con sospensione della pena.

Ma resta in carcere, a Mammagialla, dove è stato condotto lo scorso novembre dopo l’aggravamento della misura cautelare disposta nel 2016 per una rapina in villa con sequestro di persona a Perugia. 

Si è chiuso così, ieri, il processo per direttissima a Mohammad Hanif Bostan, il 26enne pakistano residente da anni con la famiglia a Ronciglione, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, sorpreso a spacciare lo scorso 18 ottobre mentre si trovava ai domiciliari.

Per farsi dare la droga, secondo i carabinieri, sarebbe bastato fargli un fischio o sventagliare nella notte con la torcia del telefonino.

Lui sostiene che si trattava di consumo di gruppo, con gli amici che gli portavano la spesa mentre stava ai domiciliari: “Per ringraziarli dell’aiuto, smezzavamo due-tre canne”. 

Il giovane è stato arrestato dai carabinieri, insospettiti dall’insolito via vai sotto il suo condominio. Bloccati alcuni assuntori è scattata la perquisizione domiciliare.

In casa, i militari hanno trovato un pacchetto di sigarette contenente 2-3 palline di cocaina per circa 5 grammi; una decina di grammi di marijuana; sostanze da taglio; bilancini e tutto l’occorrente per confezionare le dosi. 

Al 26enne, fermato per evasione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, dopo la convalida era stato concesso di tornare ai domiciliari in attesa del processo.

Pochi giorni dopo, però, è scattato l’aggravamento della misura, per via dei precedenti, con il trasferimento a Mammagialla, dove è stato riaccompagnato ieri dalla polizia penitenziaria dopo la condanna. 

In aula è stato sentito il giovane cui sarebbe bastato un fischio per avere una dose di marijuana, il quale ha parlato di cessione a titolo gratuito: “Nonostante il testimone abbia ritrattato tutto – ha sottolineato la pm – nell’immediatezza aveva confermato l’attività di spaccio, parlando di decine di compravendite”. 

Il 26enne, dal canto suo, ha detto: “Io non sono uno spacciatore, smezzavamo due-tre canne. Siccome non potevo uscire da casa, gli amici facevano la spesa per me e io dividevo con loro lo stupefacente per ringraziarli dell’aiuto”.

Di consumo di gruppo ha parlato anche il difensore Mancini: “Lo ha ammesso lo stesso imputato, ma va tenuto conto del contesto sociale e familiare in cui vive. L’imputato ha una famiglia numerosa, tanti fratelli, tanti amici, gente che va e che viene, un giardino accessibile a tutti, da lì passava tanta gente. Lo stupefacente è stato trovato in posti diversi e con diversi confezionamenti. Non ci sono prove sufficienti”. 

Se l’è cavata con una pena più che dimezzata rispetto alla richiesta dell’accusa, ma per il momento, nonostante la sospensione, restano chiuse per lui le porte del carcere. 

Silvana Cortignani


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19 gennaio, 2018

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