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Viterbo - L'ex numero uno di Ecologia Viterbo a processo per inquinamento acustico

Troppo rumore a Casale Bussi, Bruno Landi a giudizio

Viterbo - L'impianto di Casale Bussi

Viterbo – L’impianto di Casale Bussi

 

Bruno Landi

Bruno Landi

Viterbo – Troppo rumoroso l’impianto di trattamento rifiuti di Casale Bussi, a processo per inquinamento acustico l’ex numero uno di Ecologia Viterbo, Bruno Landi. 

Landi, 79 anni a settembre, originario di Capalbio, è l’avvocato e due volte presidente della Regione Lazio, amministratore delegato di Ecologia Viterbo fino al 2014.

Era il 9 gennaio di quattro anni fa, quando fu arrestato con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti assieme al “re della monnezza” Manlio Cerrone, proprietario della discarica di Malagrotta, chiusa dopo 30 anni di attività. 

Landi è inoltre indagato nell’ambito della maxinchiesta sui rifiuti “Vento di maestrale” della procura di Viterbo, sfociata nel maggio 2015 in quattro arresti domiciliari per quattro vertici di Ecologia Viterbo, nell’ambito del filone Casale Bussi.

Ai domiciliari, accusati anche di associazione per delinquere, finirono invece il presidente della Ternana, Francesco Zadotti, amministratore di fatto di Ecologia Viterbo; il consulente ambientale Massimiliano Sacchetti, il responsabile dell’impianto Daniele Narcisi e il responsabile della pesa Massimo Rizzo. 

Proprio Massimiliano Sacchetti è comparso ieri come testimone davanti al giudice Giacomo Autizi, difendendo l’operato di Ecologia Viterbo, inguaiata da una nota inviata alla procure della repubblica di Viterbo e Roma il 2 giugno 2012 dall’allora direttore generale del settore rifiuti della Regione Lazio, Mario Marotta.

Marotta, anche lui sentito come teste. ha spiegato come tutto sia nato in seguito a delle ispezioni dell’Arpa Lazio, che aveva constatato, tra l’altro, oltre al rumore, anche uno sforamento dei rifiuti trattati a casale Bussi, reato questo caduto in prescrizione. 

Resta in piedi l’inquinamento acustico che, secondo Massimiliano Sacchetti, sarebbe dovuto a un errore non corretto del Comune di Viterbo, che nel 2006, per quanto riguarda le emissioni sonore, ha classificato in classe 3 l’area sulla Teverina, senza tenere conto che l’impianto di trattamento dei rifiuti è un impianto industriale, per cui andava classificata in classe 5. 

“Ecologia Viterbo ha chiesto più volte la rettifica della classe al Comune senza avere risposta – ha spiegato Sacchetti – ma non solo, Ecologia Viterbo, infatti, ha fatto il possibile per abbassare le emissioni sonore, facendo un piano di interventi sulle sorgenti di rumore. In particolare su due ventilatori esterni, protetti da barriere fono-assorbenti e prescrivendo agli autisti lo spegnimento dei motori degli automezzi in sosta”. 

Il processo, prossimo alla prescrizione, è stato rinviato al 16 luglio per sentire anche il responsabile dell’impianto, Daniele Narcisi. 

Silvana Cortignani

12 gennaio, 2018

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