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Sport - La bella storia di Mamadou Sow (Guinea) e Madiboubou Konte (Costa d’Avorio)

Sport e integrazione, due ragazzi del centro accoglienza tesserati dall’Union rugby

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Sport - Rugby - Mamadou Sow

Sport – Rugby – Mamadou Sow

Sport - Rugby - Mamadou Sow

Sport – Rugby – Mamadou Sow

ViterboInsieme alla Social house team, cooperativa sociale finalizzata all’accoglienza straordinaria di stranieri richiedenti protezione internazionale, si è deciso di fare qualcosa in più per facilitare l’integrazione e di farlo attraverso lo sport.

Di fronte all’evidente necessità di inserire i ragazzi all’interno del contesto sociale viterbese, e in controtendenza al fenomeno di ghettizzazione che in molte aree del territorio nazionale sta gradualmente prendendo piede, il progetto “Un ponte di sport” ideato dalla cooperativa sociale Social house team e attuato insieme alla Union rugby Viterbo 1952 sta raggiungendo i primi risultati.

Infatti due ragazzi ospiti del centro accoglienza, Mamadou Sow (Guinea) e Madiboubou Konte (Costa d’Avorio), risultano ufficialmente tesserati come giocatori della Fir per la Union Rugby Viterbo 1952.

Già da due mesi, dopo aver ottenuto il certificato di idoneità sportiva agonistica, i ragazzi si stanno allenando sul campo e Mamadou Sow è stato convocato da coach Scorzosi per la partita di ieri contro il Lazio Rugby 1927. Partendo dalla panchina ha esordito e giocato nel secondo tempo sfiorando anche la meta.

A dire il vero inizialmente l’idea di sposare la causa del progetto non è stata ben accetta da tutti i giocatori e ci sono state anche discussioni a riguardo. Allo stesso tempo i due ragazzi erano restii all’idea di praticare uno sport così diverso e distante dal molto più celebre e ambito gioco del calcio.

Probabilmente la vera riuscita del progetto si è avuta con la demolizione dei pregiudizi che favoriscono soltanto il serpeggiare di diffidenza ed ostilità rafforzando barriere culturali e sfavorendo l’incontro diretto con la realtà di giovani uomini che di diverso, in fondo, hanno solo la lingua e il colore della pelle.

Già dopo pochi allenamenti coloro i quali precedentemente erano poco predisposti all’ accoglienza in squadra dei due nuovi compagni, sono ora quelli che cercano di coinvolgerli e si preoccupano di più di loro donando, come in uso tra rugbisti, maglie e indumenti per allenarsi, condividendo le proprie conoscenze tecniche e provando a comunicare nonostante le barriere linguistiche.

I ragazzi del centro accoglienza sono entusiasti perché finalmente hanno la possibilità di approcciarsi direttamente con dei loro coetanei e di conoscere, almeno in parte, la realtà del territorio.

Ed ecco invece che i valori più belli e significativi del rugby affiorano spontaneamente da questo incontro: così il sostegno al compagno (chiunque esso sia), l’avanzare (sempre e comunque), il rispetto (dell’ altro da sé) e la disciplina si incarnano in un pugno di giovani che attraverso questo sport straordinario hanno trovato e stanno trovando il modo di superare pregiudizi e barriere socio/culturali per ritrovarsi con amici inconsueti e inaspettatamente così affini.


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22 gennaio, 2018

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